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LA PROPAGANDA NAZISTA ANTI-GIUDEI RAGGIUNSE L’APICE CON “SUSS L’EBREO”: USCITO NEL 1940 IN GERMANIA, FU UNO DEI MAGGIORI SUCCESSI SUGLI SCHERMI TEDESCHI - UN CAPOLAVORO DI ISTIGAZIONE ALL’ODIO ETNICO DEL QUALE IL 28ENNE MICHELANGELO ANTONIONI SCRISSE: “SE QUESTA È PROPAGANDA, BEN VENGA. E’ UN FILM DI PERFETTA UNITÀ E STUPEFACENTE MAESTRIA” - FILM INTEGRALE

 

Siegmund Ginzberg per “la Repubblica”

 

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Masse di immigrati sporchi, barbuti e cenciosi, con facce torve da far paura, invadono la regione più prospera del Paese. Dilagano in città intonando una canzone beduina. Portano malattie, corruzione, lussuria e criminalità. Ad invitarli è stato uno straniero, immigrato come loro, un clandestino che si è arruffianato i governanti. È riuscito addirittura a farsi nominare ministro, ha oberato di tasse i locali. Verrà punito a furor di popolo, impiccato dentro una gabbia di ferro, solo dopo l' ennesima malefatta, lo stupro di una giovinetta locale.

 

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Sono immagini dal film Jud Süss (in italiano Süss l'ebreo) di Veit Harlan. Fu uno dei maggiori successi di tutti i tempi sugli schermi tedeschi. Dal 1940 al 1943 ebbe oltre 20 milioni di spettatori. Era stato presentato in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia. «Non esitiamo a dire che, se questa è propaganda, allora ben venga la propaganda un film di perfetta unità ed equilibrio di stupefacente maestria l' episodio in cui Süss violenta la ragazza», scrisse un giovane critico allora ventottenne. Si chiamava Michelangelo Antonioni. In effetti il film è ben fatto. Per molti versi è un capolavoro.

 

Un capolavoro di incitamento all'odio. Era stato commissionato, anzi prodotto, da Goebbels, il ministro della propaganda di Hitler. E diventò una delle più formidabili promozioni pubblicitarie per lo sterminio. Persuasione di massa, altro che solo letteraria, come le Bagatelle per un massacro di Cèline... Venne proiettato contemporaneamente in una ventina di cinema di Berlino, in centinaia di sale in tutto il Reich.

 

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Andare a vederlo divenne obbligatorio per i membri della Gioventù hitleriana, praticamente tutti i giovani tedeschi. E poi in tutte le capitali occupate, e persino in qualche paese neutrale. Venne doppiato in russo e in ucraino. Lo proiettavano anche ad Auschwitz. Per incoraggiare gli aguzzini e distruggere il morale delle vittime. «Dovevate vedere che faccia avevano i prigionieri il giorno dopo!», avrebbe testimoniato al processo svoltosi nel 1961 una delle guardie.

 

La stampa del Reich aveva istruzioni precise. Il film non doveva essere presentato come propaganda antisemita ma come «rappresentazione oggettiva degli ebrei». Ci tenevano a farlo passare come ricostruzione fedele di fatti storici: l' ascesa, il processo, la condanna e l'esecuzione del consigliere finanziario del duca del Württemberg, a metà Settecento.

 

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«Fatti realmente accaduti» pretendevano i titoli di testa. Il film inizia con un fittizia «pagina di storia» su «come l'Ebreo Süss fece ingresso a Stoccarda», aggirando gli antichi divieti di immigrazione. Si prosegue mostrando come poi abbia richiamato una marea di altri migranti, che entrano a Stoccarda «come locuste», intonando il Canto del cammelliere, melodia composta da un sionista emigrato in Palestina dall'Ucraina.

 

Processato dopo la guerra, Harlan si difese sostenendo che il suo film non chiamava a sterminare gli ebrei ma "solo" a farli andare via dall' Europa. Goebbels aveva bocciato una prima sceneggiatura, forse perché troppo smaccatamente antisemita. Teneva soprattutto a dare l'impressione di autenticità. Il regista ottenne persino di far arrivare degli ebrei da Praga. Gli servivano comparse con "autentici" tratti da ebreo.

 

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Dei circa 200 reclutati solo uno sopravvisse. Si sarebbe vantato di avere con quelle fisionomie ottenuto effetti «davvero demoniaci». Erano così consoni allo stereotipo che Goebbels ritenne opportuno far diramare, in occasione della première, un comunicato in cui si precisava che nessuno degli attori aveva «sangue ebraico».

 

Werner Krauss, che interpretava nel film più parti di ebrei e rabbini, si vantò di essere talmente bravo come attore da non dover ricorrere ad un naso posticcio. Fu Goebbels in persona a indicare per il ruolo di Süss il prestante Ferdinand Marian, un seduttore nato, idolo delle spettatrici.

 

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Sorvolando sul fatto che aveva sposato (e poi divorziato) da una pianista ebrea, da cui aveva avuto anche una figlia. Il risultato è che per gran parte del film il personaggio additato all' odio non si distingue più per segni esteriori. Dismessi barba incolta, riccioli, il caffetano logoro, la kippà, assume le apparenze di un raffinato gentiluomo di corte. È un immigrato perfettamente integrato. È un ebreo mascherato, quindi più pericoloso. È la riprova della necessità di costringere gli ebrei a esibire la stella gialla.

 

Un altro dei film della stessa serie antisemita promossa dal Partito nazista, il documentario Der Ewige Jude, L'eterno ebreo, ricorreva a dati, tabelle, animazioni, sovrapposizioni di migranti e topi immondi, persino filmati girati nel degrado umano dei ghetti della Polonia occupata per illustrare quanto fosse perniciosa l' invasione dell' Europa da parte della razza proveniente dal Medio Oriente. Con qualche ritocco potrebbe passare per un documentario stile Lega su profughi e terroristi di oggi. Jud Süss è un film molto più assassino. Proprio perché fa finta di non essere becero.

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Il pezzo forte, come in quasi tutti i linciaggi e i pogrom, è la violenza sessuale perpetrata dallo straniero scuro sulla sua vittima bianca. Nel film lei è interpretata niente meno che dalla nuova moglie svedese del regista, biondissima e con un viso d' angelo. Viene concupita dall'ebreo, si suicida dopo essere stata disonorata. L'introduzione dello stupro è totalmente gratuita.

 

Non c'è in nessun' altra delle circa duecento diverse versioni (in forma di opera letteraria, teatrale, musicale, nonché filmica o radiofonica) precedenti della storia. Ne L' Ebreo Süss di Lion Feuchtwanger, del 1925, così come nel film britannico dallo stesso titolo che ne fu tratto nel 1934, a morire, mentre cerca di sottrarsi ad un tentativo di stupro da parte del cattolicissimo Duca, è la figlia di Süss.

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Nel racconto che il romantico Wilhelm Hauff aveva scritto un secolo prima, a suicidarsi, tradita dall'innamorato ariano, è la sorella ebrea di Süss. Stereotipi riguardo gli ebrei abbondano anche in tutte queste altre versioni, ma è Süss la vittima. Vittima dei pregiudizi, dei giochi di potere, del feroce conflitto tra cattolici e protestanti, in cui gli ebrei si trovarono in mezzo come vasi di coccio.

 

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La trovata nazista consiste nel prendere una vicenda autentica, che si presta come poche altre al romanzo, l' impiccagione del consigliere finanziario del Duca del Württemberg nel 1738, e manipolarla per ottenere il massimo di effetto odio. In realtà anche i giudici originali avevano cercato di mettere di mezzo il rapporto proibito tra l' ebreo e donne tedesche (con le leggi razziali naziste di Norimberga sarebbe ridiventato passibile di morte). Ma senza riuscirvi. Tanto che la condanna fu emanata per generica Präpotenz (abuso di potere), non, come pretende in film, in base ad un' antica e dimenticata legge contro i rapporti sessuali tra ebrei e non.

Il film, come altre pellicole naziste, nella Germania di oggi resta proibito. Da noi si trova integrale in internet. Io sono convinto che andrebbe mostrato nelle scuole, come esempio di come si può costruire un linciaggio epocale su fake news.

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