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CHE PROVOLONI! LA RICONOSCETE? GLI ATTACCHI DI PANICO SONO IL SUO “GRANDE NEMICO”. QUALCHE TEMPO FA RACCONTO’ DI AVER RIFIUTATO “ALMENO TU NELL’UNIVERSO” PRIMA DI MIA MARTINI – “IN ITALIA SI PENSA SEMPRE CHE SE NON C'È SANREMO, NON ESISTI. NON È VERO. IO FACCIO UN PERCORSO A PRESCINDERE. POI SE CI FOSSE SANREMO SIAMO TUTTI CONTENTI, MA IO HO LA FORTUNA DI FARE ALTRO” - LA SVOLTA NEL CINEMA CON IL PROVINO PER "IL POSTINO" DI MASSIMO TROISI E LA COLLABORAZIONE CON KEVIN SPACEY – DI CHI SI TRATTA? – VIDEO

 

 

Estratti da fanpage.it

 

Una sorta di liberazione pervade Mietta, nome d'arte di Daniela Miglietta, quando parla del suo brano "Per avere me", pubblicato lo scorso 9 gennaio: "È nata da una mia lettera scritta più di dieci anni fa, uno sfogo davanti a uno specchio. Io sono una donna di più di 50 anni che ha ovviamente un vissuto. Guardandomi in questo specchio dopo un amore difficile mi sono chiesta chi fossi e cosa volessi".

MIETTA

 

La cantante svela anche un aneddoto su "Almeno tu nell'universo" di Mia Martini: "Quando nell'89, prima che Mia Martini ritornasse a Sanremo, la casa discografica mi chiese di interpretarla e presentarla, io ero una ragazzina.

 

Dissi: ‘Io non ho lo stesso vissuto di questa donna. Si capisce che è una canzone sua. Perché togliergliela?'. Ho fatto la scelta giusta". Poi gli attacchi di panico che per anni hanno limitato la sua figura pubblica, la svolta nel cinema con il provino per "Il postino" di Massimo Troisi e la collaborazione con Kevin Spacey e Fausto Laganà in "Minimarket" su Rai Play

 

 

C'è un passaggio del brano in cui canti: "Ho scommesso tutto, e a volte ho perso, rischiato di cantare Almeno tu nell'universo".

La lettera è stata scritta più di dieci anni fa e quella è una canzone che adoravo e adoro ancora. Quando nell'89, prima che Mia Martini ritornasse a Sanremo, la casa discografica mi chiese di interpretarla e presentarla, io ero una ragazzina. Dissi: "Io non ho lo stesso vissuto di questa donna. Si capisce che è una canzone sua. Perché togliergliela?". Ho fatto la scelta giusta. Non avrei reso la canzone allo stesso modo. Poi nella vita mi è capitato di cantarla, ma mi rendo conto che togliere qualcosa che appartiene così profondamente a una persona è nocivo. La mia onestà intellettuale non me lo avrebbe permesso.

MIETTA

 

 

Un po' come "Vattene amore"?

Quella canzone non appartiene solo a me, appartiene a intere generazioni che la cantano a squarciagola sotto il palco. Per me questa è gioia pura. Mi fa piacere che gli altri si approprino delle canzoni, anche nelle playlist. Io stessa metto l'anima nella scelta delle canzoni che ascolto.

 

Come nacque l'idea di proporti Almeno tu nell'universo?

All'epoca ero lì con il walkman. Il mio produttore era lo stesso di Mimì. Conobbero me e mi proposero questa canzone perché era un brano molto complicato, non solo dal punto di vista vocale. Ma non avrei potuto mai togliere ciò che apparteneva a lei.

 

 

C'è qualcosa che ti ha dato fastidio negli ultimi anni?

In Italia si pensa sempre che se non c'è Sanremo, non esisti. Non è vero. Io faccio un percorso a prescindere. Poi se ci fosse Sanremo siamo tutti contenti, ma io ho la fortuna di fare altro: faccio l'attrice, ho fatto un film in Rai, con Kevin Spacey e Filippo Laganà.

 

 

Quando hai capito di voler fare la cantante nella tua carriera?

MIETTA

Vengo da una famiglia di amanti della musica. Mio padre è un grande appassionato di lirica, cantava da basso. Quando ero piccola lo sentivo cantare nella sala e chiudeva la porta. Io mi mettevo dietro la porta e lo ascoltavo, meravigliata. Mi sono invaghita della musica, ascoltando tanta classica e lirica a casa. Poi avevo una cara amica che lavorava in un gruppo, i Ciak. Un giorno andai a trovarla alle prove e accanto a me c'era il manager, che si accorse della mia voce. Io dissi: "Mi piace cantare, però mi vergogno".

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