mogol

MOGOL È UN VECCHIO TROMBONE E LE QUOTE RADIO PROTETTE PER LA MUSICA ITALIANA SONO ''UNA STRONZATA'' COME DICE DE GREGORI? IL GIORNALISTA MUSICALE DI ''AVVENIRE'' LUIGI RANCILIO HA UN'OPINIONE FUORI DAL CORO: ''NEL 2013 VENNE FATTA UNA PROPOSTA UGUALE FIRMATA DA ARTISTI DI SINISTRA (CHE OGGI SPERNACCHIANO LA LEGA) E DA ORGANIZZAZIONI COME L’ARCI. IN FRANCIA LE QUOTE FUNZIONANO, E NOI NON STIAMO FACENDO NIENTE PER FAR CRESCERE LA NOSTRA INDUSTRIA DISCOGRAFICA

 

Luigi Rancilio per www.medium.com

 

https://medium.com/@quelgigio/il-finto-problema-della-radio-sovranista-tra-tifo-superficialit%C3%A0-e-questioni-reali-8da69754c019?fbclid=IwAR0aqVkhBE8cM4nwl7JPehhdjJYijvStPSaz0VPdvmKw-QgpiB_0s-k5__k

mogol e caterina caselli 1

 

«Mogol? È un vecchio rincoglionito. Senza Battisti sarebbe già a Villa Arzilla».

Le quote radio protette per la musica italiana? «Inaccettabili. Sono roba da regime fascista». Per dirla con De Gregori: «Sono una stronzata».

Benvenuti al bar sport Italia, dove tutto è sempre solo emotività, sfanculamento e tifoseria. Passi che lo facciano le persone “normali”. Passi che lo facciano quelli che nulla sanno di come funziona la musica, ma se anche chi sa (o dovrebbe sapere) si ferma solo e sempre alla superficie siamo messi davvero male. Perchè così facendo finiamo solo per sfogarci, il che può anche essere “terapeutico” ma non ci fa mai fare un passo in avanti.

 

 

A questo punto, permettetemi di farvi quattro domande:

  1. sapevate che nel 2013 venne fatta una proposta uguale firmata da artisti di sinistra (che oggi bocciano la proposta della Lega) e da organizzazioni come l’Arci? (cliccate qui e scoprirete tutto)
  2. sapevate che nel 2017 pensò a qualcosa di simile anche l’allora ministro Pd Franceschini? (idem: cliccate qui e scoprirete tutto)
  3. sapete davvero qual è la legge simile che c’è in Francia e cosa prevede?

4. visto che in Francia c’è una legge simile, come sta andando? È utile all’industria discografica oppure è solo una manovra “politica”?

mogol lucio battisti

 

Già dai link che accompagnano le prime due domande dovreste avere intuito che una bella fetta del dibattito di questi giorni è di tipo ideologico. Per la serie: quello che era buono e giusto nel 2013 e nel 2017 oggi è inaccettabile, perché a proporlo è qualcuno che mi sta sulle palle.

 

Ripeto: posso capirlo se ragiona così uno che non sa nulla, ma almeno giornalisti e addetti ai lavori dovrebbero fare uno sforzo in più. E magari non intervistare sull’argomento il padrone della radio dove il giornalista intervistatore del grande quotidiano gioca a fare il deejay (per la serie: il conflitto di interessi vale soltanto quando tocca le vite degli altri).

Rimaniamo ai fatti. E chiediamoci: qual è e cosa prevede la legge francese di cui tutti parlano?

 

Chiariamo subito un punto. Molti, parlando di quote obbligatorie di musica nelle radio, citano una legge francese del 1994, confondendo la legge Toubon (del ’94 e che mira alla tutela della lingua francese, imponendone l’uso nelle scuole, nelle pubblicazioni governative, nei settori marketing e pubblicità) con la Legge Loi del 30 settembre 1986 sulla libertà di comunicazione che all’articolo 28 prevede una quota obbligatoria per le radio “fissata in almeno il 40% di canzoni in francese, di cui almeno la metà di nuovi talenti o nuove produzioni”.

marino sinibaldi francesco de gregori

 

A dirla tutta, dal 2015 in Francia c’è stata un’ulteriore virata. Per proteggere e favorire gli artisti emergenti, nel settembre 2015, “è stato approvato dal Parlamento un emendamento che vieta alle radio di riempire più di metà della quota obbligatoria di canzoni francesi con canzoni famose”.

E in Italia? Tutto è finito in vacca per diversi motivi. Il primo firmatario è l’ex direttore di Radio Padania, il quale ci ha messo del suo facendo dichiarazioni demenziali. Ma la proposta di Legge, chi di voi l’ha letta? Se volete qui sotto c’è il pdf.

 

A me interessa un’altra domanda: quanta musica italiana passa oggi nelle radio?

Rockol ha ottenuto i dati da Scf e ha scoperto che «sulla base del rendicontato dalle radio nazionali, nel 2017 (ultimo dato censito, il 2018 è ancora in analisi) l’effettiva percentuale di trasmesso relativo al repertorio italiano è del 31,98 %. Per quanto riguarda le radio locali, la media del 2017 è del 32,4%.

 

Questo è il dato cumulativo, che parrebbe non troppo al di sotto del 33% previsto dalla proposta di legge Morelli. Questo dato però è condizionato dalla presenza di emittenti che trasmettono un 100% di repertorio italiano. Esaminando le singole radio non dedicate esclusivamente al repertorio italiano, l’unica emittente sopra il 30% è RTL 102,5».

francesco de gregori elisa emma amici

Dal canto suo l’Agi, cioè l’Agenzia giornalistica diretta da Riccardo Luna, si è chiesta: Quante radio già oggi rispetterebbero le “quote italiane” della Lega? Basandosi sui dati medi di ripartizione dei diritti d’autore della Siae(Società italiana degli autori ed editori), relativi al periodo 2010–2017, Agi scrive: nella lista delle prime dieci emittenti quattro rispetterebbero la soglia del 33% proposta dalla proposta di legge di Morelli, mentre sei stazioni invece si troverebbero, con distanze diverse, al di sotto della soglia.

 

Ma manca ancora la domanda più importante: la legge che in Francia protegge la musica nazionale funziona?

Nonostante le polemiche, a dare retta a ciò che scrive il Syndicat national de l’èdition phonographique (solitamente abbreviato in SNEP), cioè la principale organizzazione francese che protegge l’industria musicale francese, fondata nel 1922, sembrerebbe di sì. Lo si evince fin dal titolo di questo articolo del 5 febbraio 2019MUSIQUE A LA RADIO : UNE DEMONSTRATION MAGISTRALE DE L’EFFICACITE DES QUOTAS DE CHANSON FRANCAISE

alessandro morelli 1

 

Vi riassumo il testo (scusate la traduzione non perfetta):

- «È stato un grande anno per la canzone francese alla radio.

- Per la prima volta in 13 anni, un titolo francese occupa il 1 ° posto della Top 100 Radio.

- I titoli francesi trasmessi sono saliti in un anno di quasi il 27%.

- Il numero di artisti francofoni trasmessi alla radio mostra la stessa tendenza con un aumento di oltre il 10%, più di 500 artisti rispetto all’anno scorso.

 

In conclusione (riassumo ancora dal comunicato SNEP).

- I discografici francesi sono molto soddisfatti.

- Le quote radio hanno creato un circolo virtuoso che deve assolutamente essere preservato.

- L’esistenza in Francia di un pool di artisti creativi si basa anche su politiche di regolamentazione pubblica che forniscono loro opportunità e redditi senza i quali scomparirebbero.

SORPRESA

La legge alla quale si riferiscono i discografici in questo documento è un’altra ancora e cioè la “loi Création” del luglio 2016. (il testo si trova qui).

 

RICAPITOLANDO

Per i discografici francesi le quote radio e le leggi di sostegno agli artisti funzionano. A questo punto starete pensando: ma chi se ne frega, i francesi sono dei tromboni sovranisti. Noi italiani invece…

alessandro morelli 2

Già, noi italiani invece, non stiamo facendo niente per far crescere la nostra industria discografica. E i motivi (a seconda delle sensibilità) sono diversi. Ci sono quelli che sperano sempre che azzeccheremo il filone giusto (come ora la Trap) e che torneranno le vacche grasse. E ci sono quelli che pensano (e sono la maggior parte delle persone comuni) che gli artisti non meritano alcun aiuto perché o sono ricchi o non fanno un lavoro “vero”.

 

Ed è da qui che dovremmo partire tutti.

A partire dalla Siae di Mogol, fino all’ultimo dei giornalisti.

Perché, vedete, i francesi saranno anche tromboni sovranisti ma pur tra mille dibattiti e qualche lite considerano l’arte e gli artisti un valore. Per questo hanno creato più di una legge, per questo hanno introdotto i sussidi per gli “intermittenti dello spettacolo”. Nel 2016, ultimi dati che ho trovato,ne hanno usufruito 262.000 persone.

Vediamo se ci sarà mai un politico che avrà il coraggio di farsi carico della questione, senza cedere al solito chiacchiericcio e al solito tifo da stadio.

 

 

 

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