“RANUCCI NON È DIO” – SELVAGGIA LUCARELLI: “SO CHE STO FACENDO UN FAVORE ALLA DESTRA, MA VOGLIO ESSERE INTELLETTUALMENTE ONESTA. LA COSTRUZIONE DEL MARTIRE E DELL’EROE SENZA MACCHIA, LA SANTIFICAZIONE CONTINUA DEL CONDUTTORE, LA SUA FAMA DI INFALLIBILITÀ MI SONO SEMPRE PARSI ECCESSIVI E MOLTO ALIMENTATI DALLO STESSO RANUCCI. SE CONTESTI UN SERVIZIO DI REPORT, RISCHI DI ESSERE RAPPRESENTATO COME UN SUO NEMICO. SICURAMENTE DI DESTRA” – “SE PERÒ SI TRALASCIA LA RETORICA DELL’EROE ASSEDIATO E SI RIPORTA RANUCCI AL GIORNALISMO DI INCHIESTA, SERVIZIO PER SERVIZIO RIMANE SOLTANTO LA QUALITÀ DEL LAVORO. CHE NON È SEMPRE INFALLIBILE” – “UNA MITOMANIA CHE NON È QUELLA DEI SEMPLICI VANESI, MA DI CHI CREDE DI ESSERE NATO CON LA MISSIONE DI RENDERE PURO IL MONDO, SENZA CURARSI DELLE MACCHIE CHE INIZIANO A ACCUMULARSI SULLA SUA TUTA DA SUPEREROE. E NO, ‘SUPEREROE’ NON È UN MODO DI DIRE. È LO STESSO RANUCCI A SENTIRSI TALE - LE “TROMBATE” RACCONTATE NEL LIBRO LA SCELTA, IL RAPPORTO "INTIMO" CON LAURA CIANFONI: È LEI LA LAVINIA RACCONTATA NEL LIBRO AUTOBIOGRAFICO "LA SCELTA"? - VIDEO
Da “Vale tutto”, la newsletter di Selvaggia Lucarelli
https://selvaggialucarelli.substack.com/
selvaggia lucarelli non risponde su sigfrido ranucci
Due anni fa, a luglio, ero alla presentazione dei palinsesti Rai. Fu l’anno in cui Sigfrido Ranucci scelse di non partecipare in segno di protesta perchè la Rai stava cercando di depotenziare Report.
Non ero mai stata ad una presentazione dei palinsesti e mi trovavo lì in un ruolo piuttosto marginale, ovvero di semplice presenza col cast di Ballando.
Mi si avvicinò più o meno solo un giornalista (non so chi fosse) e mi chiese cosa ne pensassi della questione Ranucci. Mi sembrò molto strano, e ad ogni modo risposi che preferivo non commentare.
Nei giorni seguenti quel video fu rilanciato sui social, ci fu persino chi […] mi chiese conto di quella mancata risposta, qualcuno parlò di “gelo”, insomma, fui accusata di poco coraggio.
A quanto pare prendere le parti di Ranucci era una specie di obbligo morale, che però quel giorno […] avevo solo io […].
Quello che non ho mai detto è che avevo evitato di rispondere […] perchè su Sigfrido Ranucci ho sempre avuto molte riserve. Umane e professionali.
E questo lo sanno i tanti colleghi con cui negli anni mi sono confrontata su di lui, colleghi ovviamente non di destra e dintorni, perchè quelli non valgono. Parlo di colleghi che come me sono collocabili a sinistra o comunque laici rispetto alla questione Ranucci, colleghi che come me non devono far pagare a Report inchieste scomode contro il governo o l’imprenditore amico.
Colleghi che spesso la pensavano come me. E cioè che Ranucci fosse un personaggio controverso.
BOMBA FUORI DALLA CASA DI SIGFRIDO RANUCCI
Professionalmente e/o umanamente, appunto. Quel giorno, ai palinsesti Rai, non ho detto niente di Ranucci perchè avrei fatto un favore alla destra. E sia chiaro, so che lo sto facendo anche adesso, ma voglio essere intellettualmente onesta, e ho molte cose da dire che dividerò per punti, arrivando solo alla fine alla questione Lavitola.
[…] Qualche anno fa una mia amica mi raccontò di una sua storia con il conduttore. Avevano lavorato insieme, lei pensava fosse separato (così le aveva detto), poi lei aveva saputo di relazioni con altre donne.
laura cianfoni con sigfrido ranucci foto su dagospia nel 2021
Ne parlo perchè non sono puri pettegolezzi, ma questioni che hanno a che fare con un presunto modus operandi di cui però curiosamente lo stesso Ranucci parla con disinvoltura nel suo libro “La scelta”, senza rendersi conto della criticità di ciò che racconta (so che ora dice di aver romanzato, ma prima disse il contrario).
La mia amica era molto turbata dal modo in cui Ranucci mescolava relazioni e lavoro, lei dopo una breve liaison era rimasta in rapporti civili e mi raccontò come altre collaboratrici erano state allontanate per poi essere accolte di nuovo in redazione (sorvolo sulle ragioni che mi furono riferite).
Era il 2019. E qui entra in gioco Laura Cianfoni.
SIGFRIDO RANUCCI E LA TROMBATA - BREAKING ITALY
Il suo nome è spesso citato in questi giorni perchè dalle carte dell’indagine sull’attentato risulta che lei e Ranucci avessero contatti continui.
Cianfoni viene descritta come persona appartenente al suo «contesto personale/professionale», alcune testate la definiscono per questo “confidente” o “amica intima”. Nel 2019, questa mia amica mi mostrò alcuni messaggi tra Ranucci e Laura Cianfoni, messaggi che le aveva inoltrato Ranucci per raccontarle che la donna (Cianfoni) era innamorata di lui.
Mi raccontò molto altro che tengo per me (sono più gentile di quanto lui lo sia stato con la moglie di Sangiuliano) e alla fine optai per non scrivere nulla perchè mi sembrava tutto molto squallido, ma non spettava a me in quel momento parlare della strana gestione del lavoro di Ranucci […].
Poi, due anni dopo, nel 2021 un dossier anonimo provocò un presunto “caso #MeToo” attorno a Ranucci, con accuse di molestie e ricatti sessuali non riscontrate però dall’audit interno della Rai.
Lui disse che era tutto falso e, naturalmente, che era un modo per attaccare Report. Attenzione perchè questo è un grande classico dello stile Ranucci: di qualunque cosa lo si accusi, il fine ultimo è sempre attaccare Report.
sigfrido ranucci lavitola e un amico
Lui non ha mai torto, è sempre vittima di macchinazioni. Comunque, non era proprio tutto falso (almeno la storia di alcuni suoi intrecci amorosi e professionali) e se era un modo per attaccare il suo programma, diciamo che lui - negli anni - aveva offerto del materiale ai nemici.
[…] Resta il tema Laura Cianfoni: perchè oggi si parla di lei? Perchè viene dall’ambiente CISL e perchè da qui nasce il sospetto che possa aver avuto un ruolo informativo nell’inchiesta di Report del 2020 sulla CISL ( il servizio”Gli insindacabili”).
Tra l’altro ci sono delle foto di Dagospia di settembre 2020 che la ritraggono al Premio Colalucci a Roma, accanto a Ranucci. Il servizio di Report sulla CISL esce a dicembre 2020.
Come ho già specificato, loro si conoscevano già dal 2019. Qualcuno insinua che Cianfoni sia la “Lavinia” del libro di Ranucci e in effetti ci sono alcune cose che potrebbero farlo pensare, ma chissà.
[…] la costruzione del martire e dell’eroe senza macchia, la santificazione continua del conduttore, la sua fama di infallibilità mi sono sempre parsi eccessivi e molto alimentati dallo stesso Ranucci […]
Tutto questo, negli anni, ha avuto un effetto pericoloso: se contesti un servizio di Report, rischi di essere rappresentato non semplicemente come qualcuno che ne discute metodo e contenuti, ma come parte di quel sistema di pressioni dal quale Report deve essere difeso. Insomma, un suo nemico. Sicuramente di destra.
Se però si tralascia la retorica dell’eroe assediato e si riporta Ranucci (e Report) alla condizione ordinaria del giornalista e del giornalismo di inchiesta, servizio per servizio, fonte per fonte, affermazione per affermazione, la retorica del martirio smette di avere importanza e rimane soltanto la qualità del lavoro. Che non è sempre infallibile.
servizio di report contro il vaccino hpv
Parto da un’esperienza personale: durante il Covid realizzai un’inchiesta molto articolata su una rsa di Piacenza. Andai perfino sul posto, nonostante le restrizioni. Un giornalista di Report ai tempi, mi chiese una mano perchè voleva lavorarci. Non solo saccheggiò completamente il mio lavoro senza neppure citarlo, ma lo condì di enormi errori e imprecisioni, tanto che poi la rsa intervenne con una rettifica. Scrissi a Ranucci lamentandomene, non mi rispose. Ma in fondo non fu neppure il servizio peggiore realizzato da Report sul Covid, ma sorvolo. Ed è proprio sul fronte scientifico che Report, negli anni, ha forse dato il peggio di sé.
Il disastroso servizio che metteva in dubbio l’efficacia del vaccino contro il papilloma virus umano (Hpv) e che costrinse la comunità scientifica a intervenire, servizi sul 5g e, per venire a fatti più recenti, il servizio “La colazione grassa” sulle brioche al bar che ha fatto imbestialire numerosi scienziati e che è stato preso di mira sui social anche da noti studiosi.
[…] C’è poi il caso Boccia e quella telefonata tra Sangiuliano e la moglie mandata in onda senza alcuna ragione - mio avviso - che avesse a che fare col giornalismo. Era gossip che coinvolgeva una vittima della situazione (la moglie dell’ex ministro). Il garante della privacy gli fece 150.000 euro di multa, poi Report indagò non senza ragioni sul Garante, insomma, probabilmente l’entità notevole della multa aveva un movente politico, ma chiunque abbia un briciolo di onestà intellettuale può riconoscere che la multa avesse un fondamento: la messa in onda di quella telefonata privata era un atto violento. Multa che poi è stata non ridotta ma addirittura annullata (a me il Garante anni fa ha fatto una multa di mille euro perchè avevo fotografato un tizio sull’aereo senza mascherina, per dire).
[…] Ranucci non è Dio. Il fatto che si sia inimicato molti potenti (imprenditori, politici, malavitosi e pure le tre categorie convergenti, talvolta) non significa che le sue inchieste siano infallibili. Il pericolo corso da un giornalista (o anche la percezione che sia così) misura il rischio del suo lavoro, non l’accuratezza di ogni suo servizio. E qui veniamo a un altro tema: la costruzione del martire utile a alimentare il suo personaggio. Questione che in qualche modo trova il suo disastroso sbocco nel caso Lavitola.
[…] Report è diventato molto più che un programma tv di inchieste. È, come qualcuno in Rai ha fatto notare, un brand. E, con Ranucci, è diventato un personal brand, con tutti i rischi del caso.
falso provvedimento disciplinare rai sigfrido ranucci
Report nasce per chiedere alle persone di potere di non confondere se stesse con l’istituzione che rappresentano, Report negli anni ha finito per coincidere con Ranucci, col risultato che tutto questo ha provocato esattamente quella confusione. E che forse l’ego di Ranucci ha creato l’effetto domino arrivato fino al caso Lavitola.
La rappresentazione continua dell’eroe solitario che combatte contro nemici veri e presunti, nel tempo è diventata uno storytelling che da una parte ha creato costante attenzione per il lavoro di Report, dall’altra, la quota crescente di «Ranucci sotto pressione», «Ranucci querelato», «Ranucci spiato», «Ranucci contro il Garante», «Ranucci contro la Rai» ha fatto sì che Ranucci diventasse più potente della sua trasmissione. Più visibile.
E Ranucci ha spinto costantemente sull’acceleratore, anche quando non ce ne era bisogno. Attenzione: non sto dicendo che Ranucci non rischi e che la scorta sia un inutile orpello, figuriamoci. Sto dicendo che sul ruolo del martire, da un certo punto in poi, ha impostato la sua comunicazione, con forzature e autoreferenzialità continue.
Ricordo che iniziai a notare questa sua crescente mitomania quando nel 2019 denunciò pubblicamente un hackeraggio bancario ai suoi danni collegandolo ovviamente al suo lavoro di inchiesta e a un servizio su software spia e poi Moscopoli.
Disse di aver paura, di non esser tranquillo, ci fu la solita rete di solidarietà, titoloni dei giornali. In quei giorni furono violati dati a 3 milioni di clienti nella stessa banca del conduttore di Report, e fu hackerato un file generato nel 2015 (anno in cui Ranucci aprì il conto in UniCredit), quindi era chiaro che servisse prudenza prima di parlare di hackeraggio mirato.
Ma Ranucci, pro domo sua, fece ciò che un giornalista non dovrebbe mai fare: dare la notizia prima di verificarla. E in effetti non si è mai più parlato della vicenda che, presumo, non fosse un caso di spionaggio russo ai suoi danni. Intanto però si era alimentata l’idea che il conduttore fosse al centro di manovre internazionali per carpire informazioni su di lui.
foto di sigfrido ranucci con laura cianfoni pubblicate da dagospia
[…] La corrispondenza tra lui e Lavitola, in fondo, racconta proprio questo: un misto di vittimismo, narcisismo e di spericolata confidenza con chi assecondava le sue mire egotiche, ovvero l’amico pluripregiudicato. Il Ranucci che invia a Lavitola lettere di Corsini, sondaggi che lo vedono popolare, che invia a Lavitola messaggi di semplici utenti che lo invitano a percorrere la strada politica, che invia a Lavitola le foto dei pienoni alle sue serate o che risponde alla domanda di Lavitola “Sei mai stato nel corridoio dei presidenti di Palazzo Chigi?” “Non ancora” è il risultato di una mitomania imbarazzante. Così come il suo ultimo post sulla morte di Guccini, in cui pensa bene di accostare Report al cantante e al suo impegno nella società civile.
Una mitomania che non è quella dei semplici vanesi, ma di chi si sente investito di un mandato, di chi crede di essere nato con la missione di rendere puro il mondo, senza curarsi delle macchie che iniziano a accumularsi sulla sua tuta da supereroe. E no, “supereroe” non è un modo di dire. È lo stesso Ranucci a sentirsi tale. Basta leggere l’ormai famoso suo libro “La scelta” per capire di cosa stiamo parlando.
[…] Dopo che viene fuori la vicenda Lavitola, tutto il giornalismo di destra si precipita a leggere il suo libro che fino a quel momento era stato ignorato (nessuno legge più, neppure per impallinare i nemici, che mestizia!).
dietrofront di sigfrido ranucci su nordio articolo corriere della sera
Chi l’aveva letto sapeva già che conteneva molti passaggi sconcertanti, ma a leggerlo erano stati soprattutto gli amici e quindi per quella storia di cui ho già parlato (Ranucci ha sempre ragione), nessuno aveva alzato la manina per chiedere “Scusi Ranucci, ma le sembra normale vantarsi di relazioni pure con finali tragici con stagiste e fonti? Non dovrebbe esistere un confine deontologico?”.
Comunque è il primo e, finora, unico memoir pubblicato dal giornalista. È lui stesso a presentarlo come «un racconto del Ranucci segreto senza sconti, senza indulgenze», «un Ranucci intimo raccontato con lo stesso rigore del Ranucci inchiestista», «un debito nei confronti del mio pubblico». La stessa sinossi diffusa da Bompiani lo descrive come «l’autoritratto coraggioso di un uomo».
sigfrido ranucci post sul provvedimento disciplinare rai
[…] Eppure, dopo gli attacchi della stampa di destra sui vari episodi controversi narrati nel libro (appunto dalla relazione sessuale con una stagista di Report a quelle con alcune fonti delle sue inchieste) Ranucci ha sorprendentemente precisato che il volume contiene «parti romanzate» e che il racconto che ne è stato fatto è fuorviante, perché costruito selezionando esclusivamente le pagine di gossip.
Ma come, non era un racconto autobiografico e rigoroso? Trovo molto fastidioso dover dare ragione alla stampa di destra, ma la storia puzza.
A questo punto la domanda è: La scelta è davvero un memoir con alcune parti romanzate oppure è un’autobiografia vera, spudorata e a tratti molto imbarazzante, dalla quale oggi il suo autore prende le distanze? Io l’ho acquistato, l’ho letto e nella seconda parte di questo articolo che pubblicherò domani leggerete la mia recensione.
sigfrido ranucci aletta del libro la scelta
Vi anticipo solo che lui si sente Superman, che il candore con cui racconta le relazioni sessuali con stagiste e fonti pone molti interrogativi. Perchè se è tutto vero, come credo, è incredibile che abbia pensato di raccontarlo, a meno che la mitomania, quando lo ha scritto, ormai non fosse tale da ritenere questa aneddotica utile a dipingerlo come il giornalista irresistibile.
La seconda possibilità è che lo abbia raccontato per disinnescare possibili altri metoo, della serie “sono io stesso ad aver raccontato le mie tresche”. Oppure ha inventato tutto e non si capisce chi glielo abbia fatto fare, visto che non ne esce molto bene. E che almeno una delle donne, alla luce del caso Lavitola, ad oggi sembra piuttosto identificabile. Detto ciò, del contenuto del libro, come già premesso parlerò domani.
[…] Poi c’è la questione dell’amicizia fraterna con Lavitola. Da una parte è debole il ragionamento: «Lavitola è un personaggio discutibile, quindi frequentarlo scredita Ranucci».
sigfrido ranucci auto recensione sul suo libro
I giornalisti d’inchiesta devono necessariamente parlare con pregiudicati, faccendieri, intermediari, politici compromessi e persone interessate. Una fonte non deve possedere un certificato di buona condotta.
D’accordo. Ma non tutti i rapporti con le fonti sono uguali. Una cosa è incontrare ripetutamente una fonte o telefonarle, un’altra è sviluppare un’amicizia quotidiana, confidarle problemi interni alla Rai, frequentarne il suo ristorante e inserirla nella propria rete personale. Ranucci ha perfino detto “Lavitola ha mangiato a casa mia con i miei figli”.
Ma come? Il giornalista si muove con la scorta e poi mostra dove abita a pregiudicati e li invita pure a cena? Diventa intimo di gente col curriculum criminale di Lavitola?
Aggiungo poi un passaggio. Nelle carte dell’ordinanza di arresto di Lavitola si legge che quando i due parlavano dei nemici di Report, Ranucci almeno in due occasioni aveva detto: “mi dovresti prestare Gomes”. È una battuta, che però conferma una conoscenza pregressa e una certa familiarità con Tavares (c’è anche una foto agli atti che li ritrae tutti e tre insieme), e proprio per questo la trovo una battuta sconcertante.
E questo perchè è una battuta che Ranucci sta facendo a un criminale parlando di un altro criminale. Gli investigatori qualificano Gomes Tavares come un soggetto di «elevato spessore criminale», e inoltre Lavitola e Gomes Clesio Tavares si sono conosciuti in carcere, nel penitenziario di Secondigliano, non a un partita di padel.
Come viene in mente a un giornalista che conduce inchieste sulla criminalità, che gira sotto scorta, anche solo di buttare lì ridendo a un criminale che per difendersi dai suoi nemici gli servirebbe un Gomes?
Leggendo poi le carte si scopre che Lavitola conosceva le sue vulnerabilità professionali, che Ranucci gli confidava i problemi interni alla Rai girandogli anche messaggi di dirigenti, che Lavitola gli parlava di una possibile carriera politica, che Ranucci partecipò alla discussione su un sondaggio politico relativo alla propria popolarità, apportando anche delle modifiche.
VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI
Un tripudio di mitomania a tratti ridicola, tra faccine, emoticon e sondaggi improbabili, con l’aiuto pure di Mieli e Cappellini. Insomma, i due erano intimi e dunque l’idea che Lavitola sia il mandante dovrebbe essere ancora più grave.
Eppure, un giornalista che utilizza formule molto dure contro politici, dirigenti Rai, soggetti delle proprie inchieste e persino altri giornalisti, un giornalista che ha querelato chi ha avanzato insinuazioni che considera diffamatorie sul caso dell’attentato, con l’ipotetica mente del suo attentato è morbido.
il sondaggio by lavitola su ranucci leader del campo largo 3
Davanti all’uomo che, secondo la procura, gli avrebbe fatto mettere una bomba sotto casa, la reazione è incredula e quasi indulgente. Ed è forse questo il punto narrativamente più interessante: Ranucci “ha difeso” Lavitola o ha continuato in qualche modo a difendere il Ranucci che si fidava di Lavitola? (vedremo che dirà ora che ha confessato e che Lavitola alla domanda “Ranucci sapeva?” ha risposto “No comment”).
[…]
Ranucci sembra rifugiarsi sempre più spesso nella forza simbolica della propria biografia. I figli, la madre, i morti della mafia, il sacrificio personale. Tutto vero, tutto rispettabile. Ma nessuna di queste cose risponde alla domanda essenziale: come ha gestito, da giornalista, rapporti così stretti con persone come Lavitola e Tavares?
post sentimentale di sigfrido ranucci con la madre
Perchè lasciava che la fantasia politica di Lavitola venisse coltivata attorno a lui, perchè ci interagiva? Perchè proprio lui che scomoda i figli, ha esposto i figli a frequentazioni così pericolose?
La sensazione è che Ranucci sia abituato a fare domande, ma non a rispondere in maniera esaustiva. O a farlo in maniera opaca, vista anche la questione del suo libro autobiografico che poi, quando gli si chiede conto delle relazioni narrate con stagiste e fonti, non è più autobiografico.
Alla fine di questo lungo articolo, torno alla domanda iniziale: è possibile parlare del caso Ranucci in maniera laica? Io ho provato a farlo, ma è un esercizio complesso. È difficile perché Ranucci stesso, negli anni, ha contribuito a costruire un racconto molto polarizzante di sé: il giornalista contro il potere, le querele, le minacce.
Quando una biografia diventa così simbolica, criticare il metodo sembra quasi significare schierarsi con i suoi nemici. Ma il giornalismo dovrebbe funzionare esattamente al contrario: obbligare a guardare i fatti anche quando disturbano la parte per cui si prova simpatia. E forse il vero banco di prova del caso Ranucci è proprio questo: criticare il giornalista senza smettere di vedere la vittima, ma riuscire anche a difendere la vittima senza santificare il giornalista.
sigfrido ranucci dice che il suo libro e romanzato
E Ranucci santo non è.
il post di sigfrido ranucci su falcone e borsellino
sigfrido ranucci post dopo la morte di guccini
fabio fazio solidale con sigfrido ranucci
sigfrido ranucci vittima degli hacker.
tavares ranucci lavitola
articolo di dagospia sulle trombate di sigfrido ranucci raccontate nel libro la scelta
articolo di domani su lavitola che minaccia ranucci
sigfrido ranucci imbavagliato - illustrazione del fatto quotidiano
sigfrido ranucci hackerato tira in ballo i russi
il video di gino zavalani sulle amanti di sigfrido ranucci 8
SIGFRIDO RANUCCI E LA TROMBATA - BREAKING ITALY
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sigfrido ranucci vittima degli hacker russi
solidarli con sigfrido ranucci




