renzo arbore

“L’IMMORTALITÀ? QUALCHE SEGNALE L’HO AVUTO. MA NON NE PARLO CON NESSUNO” – PAROLE, OPERE E CONFESSIONI DI RENZO ARBORE: “È FATICOSO PENSARE DI NON ESSERCI PIÙ. DI PROVOCARE DOLORE A CHI RESTA. PENSO ALLA MORTE, E HO PAURA DELLA SOFFERENZA. SAREBBE BELLISSIMO ESSERE IMMORTALI IN UN’ALTRA DIMENSIONE” – LA NOIA DELLA PROVINCIA, L’ARRIVO A ROMA, IL COLPO DI FORTUNA IN “EXTREMIS” PER LA RAI E L’INCONTRO CON BONCOMPAGNI: “ALL’ESAME FACEMMO SUBITO AMICIZIA. DOPO QUALCHE MESE MI RITROVAI A IMMAGINARE PROGRAMMI CON LUI” – QUANDO FELLINI CI RIMASE MALE PER COME ERA STATO RITRATTO IN “FF.SS.”: “A FINE FILM, MI DISSE, GELIDO…”

 

 

 

renzo arbore sulla terrazza della sua casa di roma

Estratto dell’articolo di Malcom Pagani per “Sette – Corriere della Sera”

 

Renzo Arbore vive in un museo, ma non ha intenzione di diventarlo. Ha girato il mondo e scoperto talenti. Ha inventato ciò che non esisteva e rivoluzionato ciò che c’era. Continua a studiare, a catalogare, a collezionare idee. Gli anni sono ottantacinque, lo spirito non ha età.

 

La sua prima canzone?

« La pupa alla finestra , una canzone friulana che mi aveva insegnato la mia bambinaia. La cantavo sotto i bombardamenti, a cinque anni. La sirena, il rifugio, la gente in pigiama. È come se avessi tutto davanti agli occhi».

 

dago arbore

[…] Cos’altro ricorda della sua infanzia?

«La noia. Il sentimento preminente della provincia. Gli infiniti pomeriggi a fare lo struscio sul principale viale di Foggia. Salutavo sempre le stesse persone e intanto, passeggiando, cercavo di orecchiare un pettegolezzo, una novità, qualcosa di cui parlare».

 

Dalla provincia bisogna fuggire?

«La provincia è straordinaria, ma se vuoi fare l’artista prima o poi devi andare via».

 

[…] Per inseguire la musica lei arrivò a Napoli.

renzo arbore indietro tutta

«A Napoli gli Arbore svernavano arrivando in carrozza e con la città la mia famiglia aveva un rapporto profondo. Era considerata meno lasciva, meno tentatrice della Roma della Dolce Vita, ma l’ipotesi che mi occupassi di musica era vista comunque con sospetto. Ero stato bocciato in terza liceo, un trauma, e mio padre dopo la laurea fu chiaro: “Ti do un anno di tempo, se non lo sfrutti ti metti a fare l’avvocato come tuo fratello”».

 

Lei quell’anno lo sfruttò.

renzo arbore con gianni boncompagni

«Dopo un’infinità di tentativi e qualche silenzio sconfortante ebbi in extremis un colpo di fortuna e venni convocato a Roma, alla Rai, in Via del Babuino. Era l’ultima occasione prima di ritornare a casa sconfitto e mi trovai di fronte a una signorina con dei fogli in mano».

 

Che fogli erano?

«Le mie domande inevase. Mi disse “Oggi ne scade una per maestro programmatore di musica leggera”. Chiesi di cosa si trattasse e lei vagamente lascio cadere un “credo che si tratti di scegliere i dischi in radio”. “La faccio subito” le risposi. Andai a casa di un amico, compilai la domanda su una lettera 22 e tornai a casa aspettando una risposta che non arrivò per mesi. Avevo quasi rinunciato all’idea quando arrivarono i Carabinieri a casa».

 

I Carabinieri?

renzo arbore mariangela melato

«Avevano ricevuto una segnalazione dalla Rai di Roma e stupiti vennero a casa mia, in portineria, per informarsi. “Chi è Renzo? È il figlio del dottor Arbore?”. La portiera rispose “nù bravo guaglione” e qualche giorno dopo arrivò la convocazione della Rai per un esame da maestro. Aprii il telegramma e mi fiondai a Roma. All’esame incontrai Giandomenico Boncompagni, facemmo subito amicizia. Lui sveglio, io imbranato. Superai l’esame e trascorso qualche mese mi ritrovai a immaginare programmi con lui».

 

Bandiera Gialla , Alto Gradimento , la lista delle sue creazioni è infinita.

renzo arbore discoteca paradiso

«Ventuno nuovi format. Li ho contati. C’erano umorismo, scoperte, scalette finte e c’era l’intuizione, credo giustissima, di non parlare di attualità ma di lavorare con la fantasia. La fantasia beffa il contingente, restituisce eternità alle trovate del momento, permette di non invecchiare. Gli arrangiamenti, le battute e le canzoni nascevano con l’idea di non sottostare a nessuna moda e quindi di avere il dono di non passare mai di moda».

 

Con i suoi compagni d’avventura c’era alchimia, complicità, amicizia.

«C’era amicizia, sicuramente. Ma c’era anche stima. Prenda Mario Marenco. Un intellettuale finissimo, un ottimo designer, un eccellente architetto».

 

Tutte qualità.

Gianni Mina con Renzo Arbore, Fiorella Gentile, Michael Pergolani, Maria Gentile, Fabrizio Zampa, Irene Bignardi e Mario Marenco - l'altra domenica

«Sprovviste però del più elementare senso pratico. Mario era bravissimo a realizzare le cose però andava aiutato. Io e Boncompagni gli gettavamo un’esca e lui, abilmente guidato, tirava fuori delle perle che se fossero state preparate non avrebbero mai avuto la stessa efficacia. Lo stesso valeva con Nino Frassica. Eravamo come istruttori di tennis: lanciavamo la palla dall’altra parte della rete e aspettavamo la risposta».

 

L’improvvisazione è stata sempre la sua seconda pelle.

«Non dico che senza improvvisazione non ci sia divertimento, ma di sicuro improvvisando ci si diverte di più».

ff ss renzo arbore benigni

 

Ogni tanto, di invenzione in invenzione, capitava che qualcuno ci rimanesse male.

«Alla vigilia dell’uscita di FF. SS , il mio secondo e ultimo film dopo il Pap’occhio , invitai Federico Fellini in proiezione privata. Lo avevo messo in scena, all’inizio del film, preso dall’impellente desiderio di andare in bagno. Ci rimase male. “Questa volta non ci siamo” mi disse gelido a fine film e per un po’, nonostante Giulietta Masina avesse cercato di sdrammatizzare, non ci parlammo. Fu un dolore».

 

[…] A lei che impressione fa l’età che avanza?

«Ha ribaltato senso e direzione della noia giovanile di cui le parlavo all’inizio. Da ragazzo era ispirazione, oggi mi appare come un nemico. La sconfiggo o provo a farlo tenendomi occupato».

 

A cosa non rinuncerebbe mai?

Arbore Boncompagni Marenco Bracardi - Alto Gradimento

«A una conversazione disutile. Non avere per forza un fine ti aiuta ad avere una prospettiva della vita più lieve, più gentile».

 

[…] C’è ancora qualcosa che la amareggia?

«L’inseguimento del successo a qualsiasi costo. La furberia, l’espediente, la paraculaggine. È una brutta parola, lo so, ma in italiano non ne esiste una migliore».

 

nino frassica renzo arbore

[…] Un suo pregio?

«Non porto rancore. Sono stato deluso, ma provare rancore è troppo faticoso».

 

Cos’altro è faticoso?

«Pensare di non esserci più. Di provocare dolore a chi resta».

 

Pensa mai alla morte?

«Ci penso, certo. E ho paura della sofferenza».

 

Non sarebbe bello essere immortali?

«Sarebbe bellissimo esserlo in un’altra dimensione. Qualcuno se lo augura, qualcuno ci crede, persino».

ff ss renzo arbore

 

E lei ci crede?

«Non lo so. Qualche segnale l’ho avuto. Me lo tengo stretto e non ne parlo con nessuno».

renzo arbore e mario marencorenzo arbore

 

dago arbore quelli della notte il paninaroArbore Boncompagni Marenco Bracardi - Alto Gradimentoroberto d'agostino dago renzo arborenino frassica renzo arboremario marenco troisi arboreARBORERENZO ARBORE MENO SIAMO MEGLIO STIAMO f.f.s.s., cioe che mi hai portato a fare a posillipo se non mi vuoi piu bene? 2renzo arbore f.f.s.s., cioe che mi hai portato a fare a posillipo se non mi vuoi piu bene? 2RENZO ARBOREdago arboredario salvatori renzo arbore foto di baccorenzo arbore foto di bacco (2)verdone garibaldino arboreisabella rossellini roberto d'agostino renzo arborerenzo arbore mariangela melatomago forest renzo arbore 2

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