rita rusic

UNA RITA SPERICOLATA – L’ESODO DALLA CROAZIA, LE MOLESTIE, L’ACCOGLIENZA, L'INCONTRO CON CECCHI GORI, PIROSO INTERVISTA LA RUSIC: “DA EX PROFUGA NON POSSO SCHIERARMI PER I MURI, MA L’ACCOGLIENZA NON REGOLATA È UN DANNO PER CHI VIVE QUI” – “LE MOLESTIE? CON WEINSTEIN SIAMO ALLA DERIVA PATOLOGICA. CON ME NON HA OSATO, PREFERIVA TIPI PIÙ ‘MINUTI’. IL CASO RONALDO? SE BARATTI IL TUO SILENZIO CON I SOLDI E POI ANNI DOPO TI FAI AVANTI FAI UN DANNO ALLA CAUSA. NELLE MIE FOTO SU INSTAGRAM SONO…” – FOTOGALLERY BOMBASTICA + VIDEO

RITA RUSIC
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Antonello Piroso per “la Verità”

 

RITA RUSIC ATTILA

Anni Novanta. Incontro Vittorio Cecchi Gori: «Lei si sta berlusconizzando: cinema, tv, calcio, politica. E una bella moglie». E lui, in toscano: «Sì, ma la Veronica Lario l' è italiana. Invece la mi moglie l' è croata, l' è croata!», manco si riferisse a una delle sette piaghe d' Egitto. Rita Rusic, classe 1960, due passaporti (italiano e croato), ride dell' amarcord.

 

Lei risiede a Miami.

«Ci sto bene, casa e lavoro, una vita tranquilla, al netto dei tre uragani in cui mi sono ritrovata: Irma, Wilma e Katrina».

 

La calamità è femmina.

«Guardi che ci sono anche i nomi maschili: Igor, Harvey».

 

Harvey. Come Weinstein.

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«Grande esperto di cinema, anche se arrogante. Ha distribuito negli Usa film da noi (cioè da lei e dall' ex marito Cecchi Gori, nda) prodotti: Il Postino, L' uomo delle stelle, La vita è bella di Roberto Benigni per il quale abbiamo costruito il percorso grazie al quale fu premiato a Cannes, e poi vinse tre Oscar».

 

E come persona?

«Un uomo da curare. Il ricatto del maschio di potere alla donna per farla lavorare scatta purtroppo in tutti gli ambienti. Ma con Weinstein siamo alla deriva patologica, non solo con attrici, ma anche con assistenti e stagiste».

 

Con lei ha mai osato?

«No, preferiva tipi più "minuti"».

 

In molti: «Da anni si rincorrevano voci e indizi». Peccato le denunce siano state così tardive.

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«È un ragionamento che non mi trova d' accordo, suona quasi come una scusante. Intanto perché giudicare dal di fuori è facile, e poi perché talvolta s' instaura un meccanismo di sudditanza. Ricorda il sequestro di Giovanna Amati negli anni 70? »

 

Figlia di un industriale del cinema, finì ostaggio della sindrome di Stoccolma: s' innamorò, ricambiata, del suo carceriere.

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«Cercò di sopravvivere, per uscirne viva fisicamente e psicologicamente. Ma non è facile convivere con esperienze del genere, non crede? E se poi una donna il coraggio di denunciare lo trova a distanza di anni, dobbiamo fargliene una colpa? Diverso è il caso che vede coinvolto Cristiano Ronaldo: se baratti il tuo silenzio con i soldi, e poi anni dopo ti fai avanti, allora sì che fai un danno alla causa».

 

Lei è mai stata molestata?

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«Da bambina, da uno zio di un' amichetta. Allungò le mani, mi difesi e scappai urlando. Lo confessai a mia nonna, e lei: "Stai zitta, e lascia fare a me, faccio passare la voce, lo teniamo d' occhio e alla prossima che fa...". Fu costretto a fuggire con ignominia dal paese, e da quel momento fu sempre preceduto e inseguito dalla memoria delle sue azioni».

 

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Lo stigma sociale come pena.

Riavvolgiamo il nastro. Lei nasce a Porec, penisola istriana, italiana, jugoslava, infine croata.

«Mio padre amava il cinema: voleva chiamarmi Ava come Ava Gardner, ma siccome erano i tempi del detersivo "Ava come lava", optò per la seconda diva che gli piaceva, Rita Hayworth».

 

Perché approdaste in Italia?

«Quando la cappa del regime comunista jugoslavo divenne insopportabile, passammo il confine.

Fummo sistemati nella risiera di San Sabba a Trieste, un lager durante la guerra, poi usato come centro di accoglienza dei rifugiati italiani dell' esodo giuliano-dalmata.

 

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Da lì a Latina, quindi a Capua. Alla fine i miei si accasarono vicino a Busto Arsizio, io e mia sorella di 3 anni più grande fummo sistemate in un collegio romano di suore, che accoglieva i figli dei profughi. A cresimarmi fu, nella basilica di Santa Maria Maggiore, il Papa in persona, Paolo VI».

 

Patì la lontananza?

«Sì, ma non volevo separarmi da mia sorella. Non furono anni facili. Quando arrivava maggio, il mese mariano, le suore ci dicevano che dovevamo fare i fioretti e pentirci delle nostre colpe. Io non sentivo di averne, allora mi mettevo i sassi dentro le scarpe per patire una sofferenza fisica da offrire alla Madonna» (A questo punto, accade l' imprevedibile: le si riempiono gli occhi di lacrime, si copre il volto con le mani, e per qualche istante rimane così, silenziosamente dolente. Essendo rimasto di stucco, per smorzare la tensione la butto lì).

 

Sapevo che le mie interviste fanno piangere, ma non fino a questo punto.

«Mi scusi. Ma capisce, quando Vittorio come altri ammiccano al mio essere croata, per cucirmi addosso il ritratto di una donna determinata, dura, spietata, dimenticano o ignorano la mia storia».

 

Come finisce a studiare odontotecnica a Milano?

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«Raggiunti i miei, nella Brianza "velenosa" che cantava Lucio Battisti, non di rado la frase che mi veniva rivolta era "Anche la mia cameriera è slava". Pur di andarmene scelsi l' istituto Cesare Correnti».

 

L' epoca degli opposti estremismi.

«Scioperi, assemblee, contestazioni. Tutte left oriented».

 

Anche lei simpatizzava per la sinistra?

«Democratica. Sì, tuttora, anche se adesso confini e perimetri sono confusi».

 

Dell' attuale esecutivo che pensa?

«Alle ultime elezioni non ho votato per problemi procedurali, ma non avrei scelto uno dei due partiti di maggioranza. Però non capisco chi si stupisce del fatto che, insieme, abbiano preso un voto su due.

 

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Scusate, ma cosa è stato fatto prima per fermare l' onda sempre più impetuosa di malcontento e rabbia?

Che Paese abbiamo tutti contribuito a edificare negli anni? Come è stato governato? Per onestà intellettuale un' analisi seria dovrebbe partire da qui».

 

Da ex profuga come vive il tema dell' immigrazione?

«La politica è l' arte del possibile, quindi del compromesso. Con la mia storia non posso schierarmi per i muri. Credo però che l' idea di un' accoglienza indiscriminata e non regolata sia un danno sia per chi vive già qui, sia per chi entra in Italia. Con due avvertenze: dobbiamo ricordare che gli immigrati spesso fanno lavori che nessuno vuole più fare. Mentre chi arriva non deve dimenticare di rispettare usi, costumi e leggi del paese che ti ospita».

 

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«Le donne dell' est sono delle poverette, ambiziose e sole». Sa chi lo disse tempo fa? Daniela Santanchè.

(Pausa, forse dipendente dal fatto che Rita Rusic ha fatto coppia con Canio Mazzaro, fino a poco prima compagno della Santanchè) «Lei ha sempre avuto posizioni xenofobe. Quanto alla solitudine, che dire? Vedo molte donne dell' est felici a braccetto di uomini italiani felici».

 

Dopo il diploma s' iscrisse all' università?

«A medicina. Ma non mi sono laureata, il mio rammarico forse più grande: scappai alla prima lezione di anatomia, tirarono fuori da sotto un lenzuolo una gamba maschile piena di peli. Nel frattempo mi mantenevo facendo la modella».

 

Sfilate, pubblicità, un catalogo di culto come PostalMarket. Poi il fatale incontro con Cecchi Gori.

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«Avevo il mio book fotografico sotto braccio. Fui avvicinata da un assistente di Adriano Celentano.

Cercavano belle figuranti per il film Asso. Sul set trovai Adriano, Castellano e Pipolo, e Vittorio, che si fece sotto subito: "Vuoi fare l' attrice? Devi accompagnarti a un produttore"».

 

Come Eleonora Giorgi con Angelo Rizzoli.

«Pensi che io ho girato il film Attila con Diego Abatantuono perché la Giorgi, che doveva essere nel cast, alla fine rinunciò».

 

CECCHI GORI RITA RUSIC

Suo suocero Mario commentò, dopo averla conosciuta: «Questa mio figlio se lo mette in saccoccia quando vuole».

«Una leggenda che si tramanda pigramente. A me però scherzando (ma fino a un certo punto, vista la sua esuberanza) invece diceva: "Hai scelto il Cecchi Gori sbagliato". Quanto a mia suocera, non mi poteva vedere. All' inizio abitavamo tutti insieme, non mi diede neanche un armadio. Si mosse a compassione quando venne a trovarmi Barbara D' Urso, cui dovevo dare un vestito: vedendo che lo tiravo fuori da una valigia, mi passò qualche appendino».

RITA RUSIC VITTORIO CECCHI GORI

 

Recitò in pochi altri film, per poi passare alla produzione e alla distribuzione.

«Ho sempre amato leggere, non volevo essere la bellona che lavora perché moglie del produttore.

Chiesi di poter cominciare a valutare soggetti e copioni. Dopo qualche anno mi presi la totale responsabilità di un progetto».

 

E arrivò il successo de La scuola di Daniele Lucchetti.

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«Prima ci fu il Festival di Venezia del 1994, dove avevamo Il Postino fuori concorso, Lamerica, Il branco e Il Toro di Carlo Mazzacurati, il "mio" film. Gillo Pontecorvo ci fa sapere, alla vigilia della cerimonia, di un riconoscimento "per un animale". Io dico: "Oh mio Dio, premiano Il Toro". E Vittorio: "Ma sei stupida? È ovvio che sia Il branco». Ovvio invece fosse Il Toro. Non mi parlò per tre giorni».

 

Poi il biennio incredibile 1997-1998.

«230 miliardi di lire incassati al botteghino, con Il ciclone, Fuochi d' artificio, e La vita è bella, distribuito ma anche finanziato. Per questo rimasi umanamente delusa quando, dopo la separazione da Vittorio, chiamai Benigni perché proiettavano un suo film in America, mi fece rispondere che purtroppo non c' era più posto in sala. Un evidente piccineria».

 

cecchi gori e rita rusic con il figlio mario

Un flash su Instagram: lei posta foto che scatenano ormoni e commenti in puro dolce stil novo, tipo «Se t' acchiappo te sdrumo». Le piace, scusi l' immagine, esporre la mercanzia?

«Sa che invece proprio di questo si tratta? A Miami ho tre concept store, e nelle foto indosso capi che vendo. E comunque, non mi pare di fare nulla di male».

 

Diciamo che non le dispiace esibire la sua fisicità, come quando salì sul palco del Muccassassina di Roma con Amanda Lear, in abiti diciamo «succinti».

rita rusic amanda lear

«Lì era anche per una giusta causa: la solidarietà ai gay per le discriminazioni che ancora subiscono. E poi mi piace cantare».

 

Una volta ha detto che quando s' innamora davvero di qualcuno, attratta dalla sua testa, spera in un rapporto dare-avere simmetrico, ma spesso alla fine a rimetterci è lei.

«Noi donne dovremmo imparare che non si piange per un uomo: si piange per noi stesse».

rita rusicrita rusic e manuela moreno salutano il pubblico di muccassassinarita rusic 6rita rusic 3 rita rusic hot su instagram 1rita rusic 5 rita rusic hot su instagram 5rita rusic 1rita rusic 10rita rusic 11rita rusic 18rita rusic 5rita rusic 9rita rusic 11rita rusic a miamirita rusicrita rusic 1rita rusic 10rita rusic 11rita rusic 12rita rusic 12rita rusic 13rita rusic 14rita rusic 15rita rusic 16rita rusic 2rita rusic 3rita rusic 4rita rusic 5rita rusic 6rita rusic 7rita rusic 8rita rusic 9rita rusic rita rusic rita rusic rita rusic rita rusic rita rusic rita rusic rita rusic 4

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