“SECOLO” DEI LUMICINI - IL RIENTRO IN ORGANICO DEGLI ‘SFUTURATI’ AMMAZZA LE CASSE DEL QUOTIDIANO

Marco Castoro per "La Notizia"

Il ritorno in organico degli ex parlamentari potrebbe essere fatale per il Secolo d'Italia. La storica testata - organo del Movimento sociale prima e di Alleanza nazionale in seguito - è con l'acqua alla gola. Il cassiere potrebbe subire la botta finale dal rientro dall'aspettativa di un drappello di firme storiche per il giornale, ma nello stesso tempo, onerose per le casse (oltre mezzo milione l'anno). Stiamo parlando di Italo Bocchino, il delfino di Gianfranco Fini e numero 2 di Fli, il movimento che proprio in queste ore sta decidendo il proprio futuro.

Di Gennaro Malgieri, ex cda Rai, esponente del Pdl prima e recentemente vicino ai centristi di Mario Monti. Di Silvano Moffa, ex presidente della provincia di Roma nonché leader e promotore dei Responsabili e di Popolo e territorio. Di Mario Landolfi, ex ministro delle comunicazioni ed ex presidente della commissione di Vigilanza Rai. Tutti pezzi da novanta che avevano preso l'aspettativa dal quotidiano, che da qualche mese non ha più l'edizione cartacea ma è diventato online.

Tra coloro che rientrano in squadra c'è l'attuale direttore Marcello De Angelis, ex responsabile di Area, testata vicina all'attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Con la variante di uno stipendio che se prima non c'era, perché De Angelis era un parlamentare, oggi dovrà esserci anche per lui. E sono stipendi di migliaia di euro, soprattutto quelli di Moffa e Malgieri, quest'ultimi in età da vitalizio per le legislature in cascina.

Inoltre per quanto riguarda le spese economiche c'è un altro particolare da non trascurare: si tratta del caso dell'ex direttore Flavia Perina - finiana doc, che fu al centro della polemica quando ci fu la scissione tra Fini e il Pdl - e che si è rivolta agli avvocati per una causa che potrebbe anche sfiorare il milione di euro. Il ritorno degli ex parlamentari non è affatto gradito dai redattori del giornale che si vedono minare il posto di lavoro dai conti in rosso.

A rischiare grosso non ci sono soltanto i giornalisti ma anche gli altri dipendenti, amministrativi e poligrafici. Il ritorno in redazione (si fa per dire, dicono i colleghi interni, visto che spesso mandano il pezzo da casa) compromette anche il rientro del ghostwriter di Fini, Aldo Di Lello, che non è un ex parlamentare, seppure aveva preso l'aspettativa per scrivere discorsi e libri per l'ex presidente della Camera, il quale però non è riuscito a sistemarlo alla presidenza del Consiglio.

 

 

 

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