LO STREAMING DEI GIUSTI - SCORDATEVI JAMES DEAN E ELIA KAZAN CHE LO DIRESSE NELLO SPETTACOLARE “EAST OF EDEN - LA VALLE DELL’EDEN” NEL 1955, IL FILM TRATTO DAL CELEBRE ROMANZO DI JOHN STEINBECK. NELLA MINISERIE NETFLIX, TUTTO IL PESO DELLA STORIA È SPOSTATO SUL PERSONAGGIO DELLA “EVA” CATHY-KATE - IL PERSONAGGIO VIENE RIBALTATO: PUR FACENDO LE STESSE IDENTICHE COSE DEL ROMANZO (UCCIDE, SPARA AL MARITO E LO LASCIA, FA LA PUTTANA) DIVENTA L’EROINA DELLA STORIA, LA GRANDE FEMMINA CHE TRAVOLGE LA VITA DEI MASCHI - INUTILE DIRE CHE FLORENCE PUGH SALE DI NON SO QUANTI PUNTI NELLA CLASSIFICA DELLE GRANDI STAR DEL MOMENTO. BELLA E SFRONTATA, SEMPRE NUDA, RIESCE A CAMBIARE UMORE DA SCENA A SCENA, SOLO CON LA CODA DELL’OCCHIO... - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
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Scordatevi James Dean e scordatevi Elia Kazan che lo diresse nello spettacolare “East of Eden - La valle dell’Eden” nel 1955, il film tratto dal celebre romanzo di John Steinbeck che riproponeva in chiave moderna la Genesi, Adamo e Eva, Caino e Abele, il male e il bene, dentro alla storia americana di un secolo, a cominciare dalla fine della Guerra Civile.
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Nella miniserie Netflix (7 episodi), che vede protagonista assoluta Florence Pugh, come showrunner Zoe Kazan, nipotina, guarda un po’, proprio di Elia Kazan, e come registi l’australiano Garth Davis di “Lion” e “Maria Maddalena”, che firma i prima 4 episodi, e la ultrablasonata regista francese Laure de Clermont-Tonnerre (pronipote di Filippo II), che firma i 3 successivi, tutto il peso della storia è spostato sul personaggio della Eva – male puro di Steinbeck, la luciferina Catherine o Kate Ames interpretata appunto dalla Pugh, che darà fuoco alla sua casa e alla sua famiglia, che finirà prostituta dodicenne, poi mal sposata con Adam Trask, che prima tradirà col fratello Charles, poi seguirà malvolentieri in California, dove gli darà due figli gemelli, Cal e Aron, che abbandonerà appena nati sparando un colpo di calibro 44 al marito in segno di addio (“Te lo avevo detto che non volevo venire”, “Te lo aveva detto che ti avrei lasciato”), per tornare a fare in grande stile quello che aveva sempre fatto, la puttana.
Ora. Elia Kazan, il nonno di Zoe, del romanzone di Steinbeck, aveva preso per il suo film solo l’ultima parte, che non vi ho neanche detto, quella dei due fratelli Cal e Abel, uno che ha il fuoco del malessere dentro, che non si sente amato, e l’altro buonissimo e pronto a qualsiasi sacrificio, che si ritrovano un padre mollissimo e scoprono di avere una madre puttana, ricca e cattiva.
E aveva fatto del personaggio di Cal, interpretato da uno strepitoso James Dean (“E’ proprio lui, Cal!” disse Steinbeck alla prima del film) il protagonista, bello e dannato, che deve risolvere qualche impiccio psicologico con il padre, Raymond Massey, e con la madre, la grande Jo Van Fleet, specializzata in ruoli di madre e femmina forte o degenere, che al suo primo film, a 40 anni, vinse subito l’Oscar.
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Zoe Kazan, attrice (“She Said”, “Buster Scraggs”) e sceneggiatrice (“Ruby Sparks”) di un certo interesse, capovolge il personaggio di Cathy-Kate, che, pur facendo le stesse identiche cose del romanzo, uccide, spara al marito, lascia il marito, fa la puttana con specializzazioni sadomaso, diventa l’eroina della storia, tutta al femminile, dalla parte sua.
E’ vero che dà fuoco a casa, ma l’avevano violentata bambina, è vero che finisce mignotta, ma alla fine dell’800 non c’erano altri modi per una donna di far soldi immediati, è vero che spara al marito e lascia il marito, ma lo aveva detto. Cazzo lo aveva detto e lui non le aveva creduta.
Kate diventa così la grande protagonista della saga, la Grande Femmina che travolge la vita dei maschi, dal pappone di Boston al depresso Adam Trask, Christopher Abbott, e risveglia il più vispo e complesso fratello Charles, un ottimo Mike Faist, l’unico che le piaccia. E fa cosa vuole nel bordello fino a diventarne proprietaria. Per poi scontrarsi con la realtà dei figli, una volta diventati adulti, Cal e Aron, cioè Joseph Zada e Jon Anders.
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Se nel film di Elia Kazan, alla fine la figura della madre da cattiva trionfava anche su Cal-James Dean agli Oscar grazie a Jo Van Fleet, e all’idea della donna un po’ misogina di Steinbeck, qui la figura della madre, di Kate, diventa un monumento alla Grande Femmina grazie al trattamento che ne fanno Zoe Kazan e la sua incredibile protagonista, Florence Pugh, che la fanno diventare un eterno femminino moderno quasi da mistress da esibire per le comunità kinky, pronto a schiacciare le virilità già prosciugate dei maschi presenti.
Si salvano dalla sua furia solo i personaggi senza sessualità che narrano e commentano la storia, il Samuel di Ciaran Hinds, amico di famiglia, e il cinese Lee di Hoon Lee che fanno crescere al suo posto i gemelli. Inutile dire che Florence Pugh sale di non so quanti punti nella classifica delle grandi star del momento. Bella e sfrontata, sempre nuda, riesce a cambiare umore da scena a scena, solo con la coda dell’occhio neanche fosse una candida Lilian Gish. Il maschio medio crede alle sue battute, “Aprimi che ne parliamo…”, e sa che si prenderà al minimo un colpo di pistola. Bang.
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