alain delon

DIN DON, IL TESTAMENTO DI ALAIN DELON! "LASCERO’ QUESTO MONDO SENZA RIMPIANTI. ODIO QUEST’EPOCA INSOZZATA DAI SOLDI IN CUI TUTTI SE NE SBATTONO DI TUTTO. QUELLI CHE DICONO “ERA MEGLIO PRIMA” LI TROVO RINCOGLIONITI. MA PER ME È DIVERSO PERCHÉ SO DI AVERE AVUTO UN PASSATO STRAORDINARIO: AI MIEI TEMPI, ERA DAVVERO MEGLIO. MA NON ME NE FREGA PIÙ UN CAZZO…” – VIDEO

Marion Van Renterghem per www.vanityfair.it

delon

 

Prende fiato e, tornando indietro alla Seconda guerra mondiale, declama: «Io, generale De Gaulle, invito gli ufficiali e i soldati francesi che si trovano in territorio britannico…».

Alain Delon, che ha sempre interpretato la parte di Alain Delon, questa volta interpreta quella di Charles de Gaulle. Gli viene bene. Perché lui e il generale hanno senza dubbio un punto in comune: sono i due francesi più famosi del mondo.

 

Il 14 luglio 1958 si erano anche «sfiorati». De Gaulle, allora presidente del Consiglio, percorreva gli Champs-Élysées in mezzo alla folla che lo acclamava. Alain era lì, uno sconosciuto soldato di 22 anni. «Nel 1958, Delon non è ancora Delon. E quando è diventato Delon, non ha avuto l’occasione di incontrare il generale», mi dice l’attore con tono saputello. E quand’è che è diventato Delon? «Dopo Delitto in pieno sole (il film di René Clément uscito nel 1960, ndr). Il film ha avuto un successo incredibile in Giappone. Laggiù sono diventato un imperatore. Tutti i ragazzi andavano pazzi per Delon, si pettinavano come Delon».

 

luchino visconti alain delon

Siamo nel suo studio parigino, l’attore indossa una camicia rosa shocking che fa a pugni con i suoi occhi grigi e il divano rosso. È un momento particolare nella sua vita: a 82 anni, ha deciso di smettere con il cinema. Ancora uno spettacolo teatrale e le riprese, diretto da Patrice Leconte, dell’Art du compromis. Poi basta. Alla morte si prepara «senza alcun rimpianto, è il momento giusto». Lo dice e lo ripete, ma subito dopo s’illumina con un sorriso felino e aggiunge: «Vabbè, se il film fa cinque milioni d’incassi, posso sempre cambiare idea».

 

C’è il Delon megalomane e il Delon nostalgico. Si alimentano l’un l’altro. Mentre dava voce a De Gaulle, per esempio, è stato scosso dai singhiozzi. Il film è un documentario sul decennio francese 1958-1969, dove per un’ora si susseguono immagini del generale, cartoni animati, il sedere della Bardot nel Disprezzo di Godard, interviste di Gainsbourg e Johnny Hallyday, la voce di Brel, Barbara, Gréco e Dalida, giovani attori sconosciuti come Belmondo, Delon… «Alain Delon diventa imprescindibile», commenta lui con la voce fuori campo. C’è il maggio del ’68, la gioia libertaria, e ci sono i morti che scandiscono gli anni: Édith Piaf, Gérard Philipe… A ogni scomparsa, Delon emetteva un breve grido di dolore.

 

luchino visconti alain delon

Il vecchio «rincoglionito»

Figlio di salumieri di Bourg-la-Reine, troppo agitato per gli studi, impegnato in Marina alla fine della guerra in Indocina, Delon bazzica la malavita a Tolone e Marsiglia, poi nel quartiere parigino di Pigalle, e al cinema non pensa proprio. Ma una sua amica attrice, Brigitte Auber, lo presenta al regista Yves Allégret che lo ingaggia per Godot. Era il 1957: «Non sapevo far niente. Allégret mi spiegò: “Devi parlare come fai con me, guardare come mi guardi. Non recitare, vivi”. Se non me lo avesse detto, non avrei mai avuto questa carriera».

 

Conosciamo il seguito. Delon girerà i film più importanti con i più grandi registi, da Melville a Visconti, passando per Losey, Antonioni, Deray. Una collezione di capolavori del cinema francese e italiano.

 

alain delon luchino visconti

Forse è per questo che parla della nostra come di «un’epoca insozzata dai soldi dove non ci sono più valori. Oggi non ti riprendono più con una cinepresa in movimento, ma con un coso digitale grande quanto una mano. Tutti se ne sbattono di tutto. Quelli che dicono “era meglio prima” li trovo rincoglioniti. Ma per me è diverso perché è vero: ai miei tempi, era davvero meglio. È il vecchio rincoglionito che parla! Ma non me ne frega più un cazzo, ho avuto tutto».

 

Apre uno dei tanti album di foto che troneggiano sul tavolo. «Ho avuto una fortuna incredibile: sono stato felice tutta la vita, ho frequentato uomini e donne magnifici. Ho fatto quello che volevo, con chi volevo, quando volevo. Sono rivolto più verso il passato che il futuro perché so di avere avuto un passato straordinario. L’epoca di oggi non ha niente a che vedere con quella che ho conosciuto io. Una vita così non la si vedrà più. È per questo che non ho rimpianti se devo andarmene».

 

La V di Rembrandt

Nello studio non un centimetro di muro, un tavolo, o un angolino sono senza una sua foto. Intervallate da quelle dei suoi cani, e poche altre: Romy Schneider, Luchino Visconti, Marilyn Monroe completamente nuda. Nel caso in cui mi fosse sfuggito l’essenziale, l’attore mi fa da guida con un gesto plateale: «Ecco Alain Delon».

 

marcello geppetti alain delon e romy schneider ballano durante la serata di premiazione del ciak d oro roma 29 luglio 1961

Il «tour Delon» continua in prima persona: «Sono bello. E sembra che fossi molto molto molto molto bello. Prenda Rocco e i suoi fratelli o Delitto in pieno sole: tra i 18 e i 50 anni erano tutte pazze di me». Lo ha capito per la prima volta quando un amico lo ha portato a Saint-Germain-des-Prés, a metà degli anni ’50. Per lui, che abitava a Pigalle, era la scoperta di un nuovo mondo, l’ambiente radical-chic. «Mi sono accorto che mi guardavano tutti. Le donne sono diventate la mia ragion d’essere. È per loro che ho sempre voluto essere il più bello, il più grande, il più forte: per leggerglielo negli occhi».

 

DELON 5

L’attore non rivede i suoi film perché quasi tutti i suoi compagni sono morti. «È troppo dura. La piscina di Jacques Deray non potrò mai più vederlo, è impossibile. Le tre persone che adoravo di più se ne sono andate. Romy, Deray, Ronet. Sentir dire a Romy “Ti amo” e sapere che non c’è più… non ci riesco». Fissa a lungo la grande foto della sua fidanzata di inizio anni ’60, Schneider – «il grande amore della mia vita» – alla quale, come ad altre, ne ha fatte passare di tutti i colori.

 

 

Dopo il funerale dell’attrice, nel 1982, le ha scritto una lettera d’amore postuma ricordando le parole di Visconti, che li aveva fatti recitare insieme a teatro. «Ci diceva che ci assomigliavamo e che avevamo, in mezzo alle sopracciglia, la stessa V che si corrugava, per la rabbia, la paura della vita e l’angoscia. La chiamava “la V di Rembrandt” perché, diceva, “il pittore aveva questa V nei suoi autoritratti. Quando ti vedo dormire, scompare”».

alain delon e romy schneider

 

Quella V riappare ancora oggi, quando l’attore parla di chi è scomparso, del suo cinema perduto e della morte. O quando racconta l’incontro con René Clément, grazie al quale Delon è diventato Delon. Era il 1958. Per Delitto in pieno sole il regista vuole questo giovane semisconosciuto nella parte del figlio del miliardario. Ma Delon vuole essere l’altro, l’assassino: Tom Ripley. Poco gli importa se Jacques Charrier, attore in voga e marito di Brigitte Bardot, è già stato scelto per interpretarlo. Alain viene invitato a casa del regista con i produttori Robert e Raymond Hakim. «Ho detto a Clément che volevo essere Ripley, gli Hakim erano sbalorditi: “Ma chi si crede di essere per poter dire che vuole un ruolo e non un altro?!”. Dal fondo del salone, si sente una voce di donna con l’accento slavo. È Bella, sua moglie: “René caro, il ragazzino ha ragione”. La parte era mia».

 

alain delon e romy schneider

Comincia la sua carriera di attore. «Io sono un attore, non un commediante. Essere commediante è una vocazione: vai a scuola, impari a far teatro. Essere attore capita per caso. Depardieu è un attore. Belmondo è un commediante straordinario, ha voluto fare questo mestiere fin da quando era piccolo, l’ha imparato, ci ha lavorato. Io sono figlio di un salumiere. È vero che mio padre era anche direttore del cinema di Bourg-la-Reine, ma l’idea di fare questo lavoro non mi aveva sfiorato finché non si è presentata l’occasione. Sono un attore perché mi è capitato di farlo per caso». Ripete: «L’attore è una personalità forte che i registi mettono al servizio del cinema. Il commediante recita, l’attore vive.

 

Posso vivere ruoli molto diversi, ma non posso vivere tutto per davvero».

alain delon e romy schneider

Funziona a istinto. Sua figlia Anouchka l’ha capito, lei che, commediante, ha seguito il percorso tradizionale del Cours Simon di Parigi. Hanno recitato insieme nel 2011 nello spettacolo Une journée ordinaire. «Mio padre non lavora molto sui suoi personaggi e non ama ripetere le scene», dice. «Io mi impegno come una matta per cercare di essere naturale, lui lo è spontaneamente». Dei suoi tre figli, solo con lei Delon rivela una tenerezza incondizionata, mentre Anthony e Alain-Fabien hanno con il padre un rapporto più complicato. Anouchka cerca di spiegare al padre che oggi chiamarsi Delon rende la vita difficile. «È un nome che suscita un rifiuto e lui fa fatica a capirlo. Ci sono produttori che rimandano indietro progetti a causa del mio nome. Al Cours Simon ero timida, facevo schifo e sentivo dire: “Sono venuto giusto per vedere la figura di merda che farà la figlia di Delon”».

 

Padre e figlia guardano insieme dei dvd e lei lo porta spesso al cinema sugli Champs-Élysées per convincerlo che i registi bravi non sono scomparsi. Invano. «Continua a ripetermi che il cinema è morto. Io gli rispondo: “Non è il cinema che è morto, è la tua epoca”». Anouchka ha 27 anni e lo sguardo di Alain, ma con un occhio azzurro e l’altro marrone. «Mio padre ha avuto una carriera fuori dal comune», dice. «Non si arriverà mai a fare quel che ha fatto lui. Ma a ciascuno il suo!».

 

alain delon e romy schneider

L’attore scherza spesso ma non ride molto. È un uomo fragile, ossessionato dalla morte. «Belmondo è un leone, e Delon un ghepardo», dice il suo amico Philippe Labro – giornalista, scrittore, regista. «Jean-Paul è il sole, il sorriso, il calore. Gli tocchi la spalla e gli dici: “Ciao Bébel”. Non si tocca la spalla a Delon. La luce che diffonde lui è una luce metallica». Tra i due, la rivalità era tale che, quando hanno girato Borsalino, la ripartizione dei primi piani doveva essere perfettamente uguale.

 

Oggi Delon ha 82 anni, Belmondo 84. Si adorano, ma non sono in contatto. «È come per Federer e Nadal», commenta Labro. «Sono amici e si ammirano, ma sono sempre stati in competizione. Questo rende l’amicizia complicata». L’ultima volta che Alain ha visto Jean-Paul è stato nell’ex sede della polizia giudiziaria, per ritirare un premio. Bébel, sempre di buonumore, portava già i segni lasciati dall’emorragia cerebrale. «Con lui abbiamo 55 anni di vita in comune», dice Delon. «In quell’occasione ho dovuto prenderlo per un braccio per salire le scale. È dura».

 

Il marmocchio di Gabin

Di questa generazione che ha dominato il cinema francese non restano molti. Alain Delon conta i vivi, è ossessionato da quelli che se ne vanno. Partecipa ai funerali e va nei cimiteri, attirato dalla gravità del momento.

 

delon

Vive tra il suo studio di Parigi, l’appartamento di Ginevra e la casa di campagna di Douchy, tra Auxerre e Orléans, con Loubo, il suo ultimo cane. Una cinquantina di altri sono seppelliti in giardino. Ha già preparato la cappella in cui sarà sepolto, di fianco a loro. «Ci sono sei posti. Mi sono domandato per chi. Un tempo avevo le risposte, oggi ne ho meno». Mireille Darc, sua ex compagna, era prevista di fianco a lui, ma è appena scomparsa, il 28 agosto, ed è nel cimitero di Montparnasse. Delon, in lacrime al suo funerale, elenca i vecchi amici: «Montand, Bourvil, Lino Ventura. E il mio maestro Gabin, “il vecchio”. Mi chiamava “marmocchio”. Soltanto alla fine della sua vita mi sono permesso di chiamarlo Jean». All’inizio degli anni ’60 erano una banda: Jean-Paul Belmondo, Jean-Claude Brialy, Jean-Pierre Cassel, Jean-Louis Trintignant, Alain Delon. Restano Belmondo, Trintignant e lui. «Ero sempre il più giovane, il piccolino. È per questo che resisto ancora».

ALAIN DELON CON LA FIGLIA

 

Delon è diventato Delon, ma ovviamente non è più quello di una volta. Il pessimo carattere, la vita dissipata gli hanno appesantito il volto. Ovunque si trovi, cerca però sempre la luce migliore. Mettersi nell’angolo giusto è come un riflesso incondizionato. Ti fa il baciamano e poi ti prende per il culo col suo sguardo. Brontola, dice che non gliene frega niente di te e che se ne fotte di tutto. Racconta Melville, Visconti, Romy, una vita di splendori, con una sensazione strana. Alla fine, che piaccia o no, ha ragione: l’età d’oro del cinema è lui. Il sorriso severo e gli occhi grigi di Tom Ripley.

(traduzione di Valentina Mainelli)

 

alain delon e romy schneider alain delon e romy schneider ALAIN DELONBERTOLUCCI BELMONDO DELONalain delon e mireille darcalain e anouchka delonalain delon e romy schneider

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...