LA VENEZIA DEI GIUSTI – QUESTO AFFASCINANTE “COMPANY”, TERZO FILM DIRETTO DA CASEY AFFLECK PRESENTATO IN CONCORSO, È FORSE UN FILO CONFUSO, UN FILO NOIOSO, MA VI PIACERÀ SE RIUSCITE A PERDERVI NEL RACCONTO, NEI TANTI PERSONAGGI CHE APPAIONO, SCOMPAIONO, RICOMPAIONO - È UN’OPERA INDIPENDENTE E PIENA DI INTUIZIONE, MASCHERATA IN PARTE DA WESTERN, IN PARTE DA HORROR CON VAMPIRI, IN PARTE DA COMPLESSO RACCONTO DENTRO IL RACCONTO CHE RIMANDA A UN ALTRO RACCONTO, CHE LANCIA UN BEL GRUPPO DI ATTRICI E IL GIOVANE ATTICUS AFFLECK COME UNA SORTA DI TIMOTHÉE CHALAMET… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Mascherato in parte da western, in parte da horror con vampiri, in parte da complesso racconto dentro il racconto che rimanda a un altro racconto, questo affascinante “Company”, terzo film diretto da Casey Affleck, che lo ha scritto assieme a Ron Hansen, girato tra Canada e Romania, è soprattutto un affare di famiglia.
Non a caso troviamo tra i protagonisti l’attuale compagna, Caylee Cowan, e i giovani figli, Atticus Affleck e Indiana Affleck, avuti da Summer Phoenix, sorella di Joaquin, che fu interprete del suo film precedente, “Joaquin Phoenix – Io sono qui” e lo sarà del prossimo, “Far Bright Star”, sulla caccia a Pancho Villa. Ma oltre alla famiglia di sangue, Casey Affleck si porta dietro la famiglia di attori e tecnici che ha incontrato nei suoi film precedenti da attore e da produttore.
Ron Hansen è lo sceneggiatore del non dimenticato “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” diretto da Andrew Dominick, che è il film che più lo ha formato da attore e il regista che più lo ha ispirato. Dal cinema di Dominick vengono i grandi attori australiani presenti qui, Scoot McNairy e Ben Mendelsohn.
E la fotografia e l’ambientazione molto rimanda a “Il mondo che verrà” di Mona Fastvod, prodotto da Affleck e scritto da Ron Hansen.
Curiosamente l’idea che apre e costruisce un po’ tutto il film, quello della conoscenza delle persone che si incontrano giorno dopo giorno, con le loro storie che rimandano a altre storie, la troviamo anche nel modo di mettere in scena questo western gotico che spazia da un secolo all’altro e parte addirittura con la peste nera per arrivare al Bob Dylan di “Shelter From the Storm” del 1975 (“I came in from the wilderness, a creature void of form “Come in,” she said, “I’ll give you shelter from the storm”).
Proprio nel 1975, in mezzo a una tempesta, una ragazza entra in una casa e racconta una storia del 1953, dove un’altra ragazza, Cailee Cowan, racconta al vecchio Nick Nolte, che per anni è vissuto in solitudine, una storia precedente dove un giovane cowboy, Atticus Affleck, vaga nella neve e viene raccolto da una coppia di fattori, Scoot McNairy e Emily Alyn Lind. Lo fanno dormire nel granaio insieme alle bestie.
Ma con lui arrivano anche una serie di delitti inspiegabili dove qualcuno strappa il cuore alle sue vittime e sembra nutrirsi del loro sangue. Dopo un’ora di film, di neve, di grandi inquadrature di paesaggi, la situazione prenderà una chiave horror e infine romantica.
Forse un filo confuso, un filo noioso, vi piacerà se riuscite a perdervi nel racconto, nei tanti personaggi che appaiono, scompaiono, ricompaiono. Presentato in concorso a Venezia, è un’opera indipendente e piena di intuizione che lancia un bel gruppo di attrici e il giovane Atticus Affleck come una sorta di Timothée Chalamet.





