LA VENEZIA DEI GIUSTI - IN UNA MOSTRA DEL CINEMA SEGNATA DALLA REALTÀ DELLA GUERRA, DALLA RICERCA DELLA MORALITÀ, DAI RAPPORTI DI CLASSE, LA GIURIA HA DATO IL LEONE D’ORO ALL’UNICA DONNA REGISTA IN CONCORSO, IL “WOMAN UNKNOWN” DI MAY EL-TOUCHY, CHE VINCE ANCHE PER LA MIGLIORE PROTAGONISTA - IL LEONE D’ARGENTO GRAN PREMIO DELLA GIURIA VA ALLO STREPITOSO “POSSIBLE LOVE” – A “DAU” IL LEONE D’ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA. A “NAZA” VA IL PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA. LA MIGLIOR SCENEGGIATURA È QUELLA DI “UN BON PETIT SOLDAT”, MENTRE IL MIGLIOR PROTAGONISTA È JOHN MALKOVICH IN “WILD HORSE NINE” - E L’ITALIA DIRETE, CHE FIGURA CI FA? BEH. CON BEN CINQUE FILM IN CONCORSO E UNA MASSA DI ALTRI 24 SPARSI NELLE RASSEGNE COLLATERALI POTEVA PORTARE A CASA QUALCOSA? E’ COME PER IL CALCIO. NON VA BENE. SERVE UN RINNOVAMENTO. E’ UN CINEMA CHE È VECCHIO E CHE HA BISOGNO DI IDEE E IMMAGINI NUOVE…
Marco Giusti per Dagospia
Chi ha vinto? In una Mostra del Cinema di Venezia segnata dalla realtà della guerra, dalla ricerca della moralità, dai rapporti di classe, con pochi film americani in vetrina e troppi film italiani, da grandi figure femminili malgrado un solo film sia diretto da una donna regista e un concorso che nella seconda settimana ha zoppicato parecchio, la Giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ha dato il Leone d’Oro proprio al film di quella unica donna regista, cioè il danese “Kvinde ukendt”(“Woman Unknown”) diretto da May El-Touchy, che vince anche per la migliore protagonista femminile, Mathilde Arcel.
E’ un ottimo dramma storico nordico e iperfemminista che riserva non poche sorprese a cominciare dalla potenza della sua eroina protagonista che vive sul suo corpo la prepotenza maschile.
Diciamo che se scegli Maggie Gyllenhall come presidente di giuria, e fai una Mostra un po’ vecchiotta e forse troppo maschile, per giunta spieghi che i film girati dalle donne quest’anno non erano all’altezza di quelli diretti dai maschi sfidando la presidentessa, è ovvio che il primo premio vada proprio al film militante femminista. Tié.
Niente da dire sul secondo premio, il Leone d’Argento Gran Premio della Giuria, che va allo strepitoso “Possible Love” del coreano Lee Chang-don, direi superiore al film di May El-Touchy, dramma kieslowskiano di tre ore dove tornano di attualità la lotta di classe, gli scioperi, gli scontri con la polizia e i rapporti tra il mondo operaio e il mondo dei ricchi con voglie creative, dominato da un’attrice che ha lasciato il segno, Jeon Do-yeon.
yuval abraham e rachel szor foto lapresse 2
Hanno vinto comunque i film più impegnati e elaborati. Così il Leone d’argento per la miglior regia va a Ilya Khrzhanovsky per l’elefantiaco “Dau”, film ultrasperimentale al quale il suo regista ha lavorato per vent’anni dando vita a ben 14 film, mostre artistiche, convegni. Ha dedicato il suo film agli ucraini che stanno combattendo per la loro libertà e a sua madre, che è ucraina, che era in sala.
A “Naza” di Rachel Szor e Yuval Abraham, due dei quattro registi di “No Other Land”, già forte di un’ovazione di 24 minuti in Sala Grande, il film più apprezzato dai critici internazionali, va il Premio Speciale della Giuria. La miglior sceneggiatura è quella di “Un bon petit soldat” di Stéphane Brizé con Alba Rohrwacher protagonista.
Nulla da dire. Era un’ottima sceneggiatura, per un ottimo film, che ricostruisce perfettamente i rapporti tra i soldatini delle aziende e i loro padroni. Brizé si lancia nel ringraziare la sua protagonista (“ha una luce…”).
Miglior attore protagonista è, a furor di popolo, John Malkovich come vecchio agente della Cia che sta perdendo la vita in “Wild Horse Nine” di Martin McDonagh. Purtroppo ha potuto solo fare un saluto dal set. Il premio per la migliore attrice va alla emozionatissima Mathilde Arcel, protagonista del film danese “Kvinde ukendt”(“Woman Unknown”) di May El-Touchy, che vince su incredibili star, da Rooney Mara e Kate Mara a Alba Rohwacher.
Il premio per la miglior opera prima va a “La maison du vent” di Auguste Berbard. L’attore/attrice emergente è Malou Khebizi, la giovanissima protagonista del bel film di Cédric Kahn, “15/18”, forse un film che i critici non hanno capito, ma che è sorprendente.
riccardo scamarcio foto lapresse
E l’Italia direte, che figura ci fa? Beh. Con ben cinque film in concorso e una massa di altri 24 sparsi nelle rassegne collaterali poteva portare a casa qualcosa? E’ come per il calcio e per lo sport. Non va bene. Serve un rinnovamento di registi, di sceneggiatori, di attori. E’ un cinema che è vecchio e che ha bisogno di idee e immagini nuove.
E in sala, ieri, "The Echo Chambers" di Andrea Pallaoro ha incassato solo 42 mila euro... Ci consoliamo con i premi di “Orizzonti” a “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci, che vince sia per la migliore sceneggiatura, scritta da Landucci con Damiano Femfert, sia per il miglior attore, Riccardo Scamarcio, che interpreta i, non facile ruolo del padre di un ragazzo disabile che vede come figlio più suo quello del fratello.
Era dai tempi di “Il grande sogno” di Michele Placido, dove vinse il premio Pasinetti, che Riccardo Scamarcio non vinceva qualcosa a Venezia. Bene così. Il miglior film di “Orizzonti” è stato dichiarato “Un détour par Diane” di Ann Sirot e Raphael Balboni.
Miglior regia quella di Jacqueline Lentzou per “A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra”, Premio speciale a “La maison du vent” di Auguste Bernard, che vince anche come opera prima. Migliore attrice è Laleh Marzban per “Falling House” di Moshen Gharael. Tra i classici ha vinto il premio del miglior restauro “La lunga notte del 43” di Florestano Vancini, restaurata dalla Cineteca di Bologna.
pietrangelo buttafuoco foto lapresse
may el toukhy foto lapresse
THE ECHO CHAMBER
SUSAN SARANDON – THE ECHO CHAMBER
LUCA MARINELLI E SUSAN SARANDON – THE ECHO CHAMBER
LUCA MARINELLI - THE ECHO CHAMBER
alba rohrwacher un bon petit soldat 5
i figli della scimmia 4
THE ECHO CHAMBER
i figli della scimmia 6
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alba rohrwacher un bon petit soldat 6
i figli della scimmia 3
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alba rohrwacher un bon petit soldat 2
i figli della scimmia 1
alba rohrwacher un bon petit soldat 1
un bon petit soldat
alba rohrwacher un bon petit soldat 3
dau 2
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POSSIBLE LOVE di Lee Chang-dong
POSSIBLE LOVE di Lee Chang-dong
POSSIBLE LOVE di Lee Chang-dong
POSSIBLE LOVE di Lee Chang-dong
sam rockwell john malkovich wild horse nine
mariana di girolamo john malkovich wild horse nine
john malkovich sam rockwell wild horse nine
john malkovich wild horse nine
tom waits wild horse nine
Film Naza mostra del cinema di venezia
Woman Unknown - Kvinde ukendt
Woman Unknown - Kvinde ukendt
Woman Unknown - Kvinde ukendt
ilya khrzhanovsky foto lapresse
ilya khrzhanovsky foto lapresse
yuval abraham e rachel szor foto lapresse 1



