ERA MEJO LA BIRRA MULLER DEL BARBERA? - DAGO TRACCIA IL SOLCO (DOMENICA SCORSA), “LA STAMPA” LO DIFENDE: IL FESTIVAL “AGILE E SNELLO” TARGATO BARBERA SOMIGLIA ALL’ISOLA DI “LOST” - NIENTE GLAMOUR, NIENTE CAPOLAVORI, NIENTE FOLLA, NIENTE DI NIENTE (O QUASI) - IL MERCATO IMPAZZA, MA A TORONTO - I DIVI? CHI LI HA VISTI? ASPETTANDO NONNO ROBERT REDFORD E’ BUIO TOTALE...

Fulvia Caprara per "La Stampa"

I segnali d'allarme sono sfumati, insidiosi, striscianti, ma la Mostra, oggi al giro di boa, non può permettersi di ignorarli. On-line il tam-tam va avanti da giorni, e ora, in attesa degli ultimi fuochi d'artificio, un primo bilancio è inevitabile. Sarà colpa della crisi, della pioggia, ma è un fatto che al festival, quest'anno, c'è molta meno gente.

I più cattivi parlano del Lido come se fosse l'isola di Lost, un luogo da dove è impossibile fuggire, popolato da una pattuglia sperduta di sopravvissuti forniti solo di badge. I più buoni continuano a ripetere che i soldi non ci sono, che la recessione si avverte ovunque ed è normale che si senta pure qui.

I nostalgici dell'era Marco Muller (durata otto anni) rievocano i tempi della Mostra elefantiaca e in sovrappeso. I seguaci del direttore in carica Barbera festeggiano la rassegna agile e snella, dicendo che finalmente si riescono a vedere tutti i film e che c'è perfino il tempo di mangiare un boccone.

Il vuoto, però, anche nel primo week-end, tradizionalmente affollatissimo, è sotto gli occhi di tutti, ristoratori, gestori di bar e hotel che lamentano in coro il calo di presenze. Un vuoto di gente normale, che al Lido veniva anche solo per annusare profumo di glamour, per aspettare divi lungo il tappeto rosso, per orecchiare discussioni cinefile.

I film La qualità della selezione è indubbia, i nomi dei concorrenti al Leone validissimi. Però anche i maestri certe volte sbagliano, o, semplicemente, non sono nella loro forma migliore. E' successo per due dei titoli più attesi, quelli firmati da pezzi da novanta come Terrence Malick e Paul Thomas Anderson. Al di là dei gusti, degli eccessi, dei fischi e degli applausi, è apparso chiaro che quelle viste al Lido non sono le loro opere migliori.

C'è ancora tempo per rifarsi, mancano Bellocchio e De Palma, mentre Kim Ki duk è stato applauditissimo ieri sera. Ma il clima di una rassegna di cinema è segnato soprattutto dal livello del cartellone, dall'intensità delle scoperte artistiche, dall'emozione che provocano. Se prevale un pizzico di delusione, l'adrenalina scende, il tono generale si smoscia.

Il mercato E' una delle scommesse più audaci della rassegna made in Barbera. Gli affari sono importanti, soprattutto di questi tempi, perciò si sperava che al primo piano dell'Excelsior, dove sono allestiti gli stand per compratori e venditori, si scatenasse una fruttuosa bagarre. Non è andata così: «Per tentare una ripresa - dice il presidente dell'Anica Riccardo Tozzi - ci vuole tempo, e non si può realizzare un grosso intervento senza strutture adeguate».

E poi c'è l'ombra lunga del Toronto Film Festival: «Molti si sono spostati lì. Toronto "è" il mercato, inizia il 7 e finisce il 15, è quella la ragione per cui tanti addetti ai lavori sono partiti». Angelo Barbagallo aggiunge che «è presto per un bilancio» e «le sale comunque sono piene. Per il film di Lo Cascio c'erano spettatori in piedi e anche per il turco, distribuito da Moretti, si è verificato il pienone». In giro, però, la folla non c'è: «Gli sforzi sono stati fatti - prosegue Tozzi -. Si è cercato di migliorare i collegamenti tra il Lido e Venezia, ma è proprio la città che sembra non rispondere».

Le feste Sembra che la spina nel fianco di Barbera sia la Biennale Architettura, inaugurata in contemporanea con la Mostra, quest'anno particolarmente spumeggiante e quindi capace di attirare pubblico, curiosità, lustrini, a svantaggio del festival. Mai come in questi giorni la temperatura dei party, dei cocktail, delle cene eleganti, si misura lontano dalla Sala Grande, nel triangolo d'oro compreso tra la Giudecca, Palazzo Grassi, il Guggheneim, e soprattutto

Andare al mare seguendo il percorso di tubi metallici, prendere il sole davanti a un panorama di ciminiere e sbuffi di fumo, aspettare il tempo che passa senza coltivare sogni, né speranze, al massimo quella piccola, eppure grandissima, di una gita nell'isola davanti a cui si è cresciuti.

Diventato film con la regia di Stefano Mordini, il romanzo di Silvia Avallone Acciaio (ieri alla Mostra nelle «Giornate degli Autori»), parla di un oggi che rimbomba nei tg e sui giornali, un'attualità dura e senza scampo, una dissonanza per cui il lavoro che nobilita l'uomo diventa la causa della sua morte: «L'epoca del racconto è mutata commenta l'autrice -, spostarla ai giorni nostri è servito ad accrescerne l'energia, a sottolineare il senso delle promesse disattese, in un clima di Biennale Architettura, dove è perfino annunciata la visita del presidente Napolitano, grande appassionato di cinema che però, in zona Lido, stavolta non dovrebbe apparire.

E i divi? Ci sono, ma non sono di quelli da far tremare le vene ai polsi dei servizi d'ordine. A parte le adolescenti che inseguivano Zac Efron, niente scene di entusiasmo collettivo. Si spera nella rivincita delle signore in età. Almeno loro, nel giorno di Robert Redford, dovrebbero rivivere il brivido caldo del divismo del tempo che fu. le incertezza. Rispetto al libro, il film cambia tono, e io mi sento molto fortunata per essere stata coinvolta in questo processo, in questa nuova declinazione della vicenda».

L'autrice, spiega Mordini, «ci ha accompagnato dentro la "zona", abbiamo intrapreso il viaggio attraverso i ricordi della sua adolescenza, i racconti dei suoi amici che, a 18 anni, vengono proiettati dalle scuole tecniche direttamente in fabbrica».

La parentesi di libertà dura quasi sempre il tempo di un'estate, quella in cui vediamo muoversi i protagonisti della storia. Le due ragazzine all'alba dell'adolescenza, Anna (Matilde Giannini) e Francesca (Anna Bellezza), il giovane operaio Alessio (Michele Riondino), il suo amore di sempre Elena (Vittoria Puccini).

Tutti all'ombra di quel mostro di fuoco e di fumo, un drago che domina, implacabile, le loro esistenze: «Ho molto amato il libro - racconta Riondino -, e ho pensato che la chiave migliore per aderire al personaggio era quella di condividerne la condizione lavorativa ambientale. Così ho passato molto tempo all'interno dei reparti, con gli operai, osservandone i silenzi e le attese. Lavorare all'altoforno significa soprattutto aspettare, essere vigili, in un ambiente non salutare, dove si rischia di diventare un macchinario e dove la noia può essere assassina».

Immergersi nell'universo della fabbrica è servito a vedere le cose più chiare: «All'Ilva - dice l'attore spostando l'obiettivo sull'attualità - è cambiata solo l'attenzione dei media. Si parla di bustarelle e intercettazioni, ma a Taranto queste cose si sapevano già, non c'è politica che veramente si interessi al problema. Contro tutto questo l'unica è strappare la scheda elettorale, un segnale che potrebbe sembrare solo distruttivo invece secondo me non lo è».

Accanto a Riondino, Vittoria Puccini parla di Elena, divisa tra la scelta di andare e restare: «Elena è una giovane donna che fugge, una che non riesce a liberarsi fino in fondo. Ha una mentalità imprenditoriale, aperta al futuro, e questo la tiene distante dagli altri, a cominciare da Alessio».

Le due ragazze che costituiscono il cuore del racconto sono state scelte in mezzo ad altre novecento, durante i provini a Piombino: «A scuola abbiamo sentito dire che cercavano due personaggi della nostra età, così ci siamo presentate e ci hanno prese». Mordini dice di averle riconosciute subito, per gli sguardi timidi verso il basso, per la grazia sfuggente, per i bronci, per le timidezze: «L'adolescenza - scrive Silvia Avallone all'inizio del suo romanzo - è un'età potenziale».

 

Alberto Barbera MARCO MULLER BOB SINCLAIR E ISABELLA FERRARI A VENEZIA jpegvenezia69kate hudson al festival di venezia festival di venezia sessantanove venezia-2012-paul-thomas-andersonmalickBELLOCCHIO A VENEZIA jpegnanni moretti angelo barbagallobiennale architetturaZAC EFRON

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…