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AL VERTICE RAI PER IL SÌ ALLA JEBREAL C'ERA ANCHE LUCIO PRESTA, AGENTE DI AMADEUS E PURE STRATEGA COMUNICATIVO DI RENZI, CHE HA OSPITATO RULA ALLA LEOPOLDA. PRESTA HA PRODOTTO IL DOC SU FIRENZE DELL'EX PREMIER, VERSANDO I 500MILA EURO CHE GLI SERVIVANO PER RIPAGARE IL FAMIGERATO PRESTITO - IL PARTITO PIÙ CRITICO NEI CONFRONTI DELLA RAI NON È LA LEGA, MA IL PD. ZINGARETTI SI È ACCORTO CHE LA RAI DI SINISTRA È ANCORA UN FEUDO RENZIANO: DA ORFEO A MONTANARI, TUTTI GLI UOMINI DI PITTIBIMBO CHE SI MUOVONO PER RIPRENDERSI VIALE MAZZINI

 

1 - AL VERTICE RAI PER IL SÌ ALLA JEBREAL C'ERA LUCIO PRESTA, «AGENTE» DI RENZI

Giorgio Gandola per “la Verità

 

MATTEO RENZI RULA JEBREAL

Ha vinto il quarto uomo, il più potente, quello più defilato anche nelle cronache dei giornali. Ha vinto Lucio Presta, per questo Rula Jebreal sarà ospite al Festival di Sanremo. Due giorni fa alla riunione decisiva in Rai c' era anche lui, accanto all' ad Fabrizio Salini, al direttore di Raitre, Teresa De Santis, e al conduttore Amadeus. Un agente di attori, presentatori e ballerine seduto al tavolo con l' amministratore delegato a dire la sua sulla scaletta del più importante spettacolo dell' anno. Una novità assoluta. La scena ha qualcosa di surreale e ben fotografa lo scenario caotico nella gestione della più grande azienda culturale del Paese.

 

Nel comunicato ufficiale l' ufficio stampa se l' era dimenticato, aveva citato solo i due dirigenti e il conduttore per salvare la forma. Ma l' intermediario era lì in carne ed ossa, rappresentava Amadeus, difendeva la presenza all' Ariston (allora in bilico) della Jebreal, si muoveva come se fosse a casa sua. Ed effettivamente lo era anche perché l' ospitata della giornalista era diventata un punto d' onore per il vero convitato di pietra di quella riunione: Matteo Renzi.

 

matteo renzi lucio presta

Il senatore semplice di Scandicci è il punto chiave di tutta questa vicenda da mercato del pesce, con la Rai gestita come una derivazione della Leopolda. Prima l' uscita infelice di Amadeus, poi l' orgoglioso altolà di Salini («Decido io»), quindi la richiesta a Rula di fare un passo indietro nel mezzo della tempesta di proteste popolari (lei aveva leggiadramente definito gli italiani «razzisti in un paese fascista»), infine il ritorno sulle posizioni iniziali. Per la felicità di Renzi e dei suoi due fedelissimi in Commissione di Vigilanza, Michele Anzaldi e Davide Faraone, pronti alla battaglia ideologica.

 

Faraone aveva già trovato in Matteo Salvini il responsabile del no alla Jebreal. «Nessuno spazio a una nuova italiana di successo, nella narrazione sovranista stona e anche parecchio», aveva tuonato fuori tempo. «La Rai, la tv pubblica, si piega al diktat di Salvini. Credo sia semplicemente vergognoso. Ho deciso di portare il caso in Vigilanza Rai e denuncio pubblicamente un' autentica discriminazione di Stato».

 

Poiché nello storico santuario della sinistra televisiva la narrazione sovranista è una autentica barzelletta, quello era semplicemente uno show. Oppure un messaggio vocale per far sapere a Salini che il capo voleva la giornalista italo-israeliana di origine palestinese sul palco. E qui entra in scena Presta.

matteo renzi lucio presta

 

L' agente dei divi (da Roberto Benigni a Paolo Bonolis, da Lorella Cuccarini a Belen Rodriguez) è molto legato a Renzi. Gli ha organizzato l' ultima Leopolda, lo ha voluto nella sua squadra di personaggi da conferenza. Soprattutto gli ha dato una dimostrazione di assoluta fiducia quando ha firmato 15 fatture per un totale di mezzo milione di euro servite all' ex presidente del Consiglio e leader di Italia viva a restituire il prestito dell' imprenditore Riccardo Maestrelli (attraverso la mamma) per pagare la nuova villa.

 

Un altro tassello è rappresentato da una ricerca su YouTube: Leopolda numero nove, ottobre 2018, Renzi in cattedra a intervistare personaggi di passaggio. Fra questi anche Rula Jebreal, presentata come «giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva in Cnn, docente universitaria». Allora l' unico problema dell' umile Renzi era linguistico: «Sono incerto se farla in inglese o in italiano, l' intervista. La farò in italiano». Come diceva Nanni Moretti: ve lo meritate Alberto Sordi.

 

Renzi voleva Rula, Amadeus voleva Rula, Presta voleva Rula per conto di entrambi.

davide faraone contro il decreto sicurezza bis

Alla fine convincere Salini non è stato difficile che se l' ad, molto sensibile a non turbare i sottilissimi equilibri che lo mantengono ancora in quell' ufficio con quel ruolo, avrebbe preferito un ospite meno divisivo. Il delitto perfetto, a questo punto, prevedeva un colpevole sovranista.

 

Così sfilatosi Salvini («Non mi occupo di vallette o conduttori»), alcuni media hanno additato il direttore di Raiuno, Teresa De Santis, che da parte sua ha promesso querele «perché non ho mai cercato la Jebreal prima e non l' ho mai censurata dopo».

 

In realtà Rula Jebreal nella lista dei possibili ospiti c' era da tre mesi, e nessuno aveva mosso obiezioni. Solo quando il nome è uscito sui giornali e i social lo hanno rilanciato testimoniando pesanti effetti negativi sul pubblico (ci sono utenti che invitano a non comprare i prodotti degli sponsor del programma), Salini ha chiesto ad Amadeus (via Presta) un opportuno ripensamento. Proprio lui, arrivato in quota Movimento 5 stelle - ed era stato Gianluigi Paragone a presentarlo a Luigi Di Maio - ma da sempre vicino alle idee politiche di Renzi.

 

Forse anche per questo nei giorni scorsi nessuna voce del Pd zingarettiano si è intromessa nella faccenda.

Il cambiamento di rotta di Salini è testimoniato dagli ultimi due comunicati sul tema.

anzaldi

Nel primo (6 gennaio) si diceva che «le proposte della direzione artistica saranno oggetto, come da prassi, di un confronto con l' amministratore delegato». Per sottolineare che l' ultima parola sarebbe stata la sua. Nel secondo (7 gennaio) si precisava che «è stato confermato il cast di ospiti proposto dal direttore artistico Amadeus». Tutto a posto, grazie a Presta lo spettacolo può andare avanti. O, come direbbe Renzi, the show must go on.

 

 

2 - GLI UOMINI DEL BULLO A VIALE MAZZINI

Giorgio Gandola per “la Verità”

 

Il partito più critico nei confronti della Rai non è la Lega all' opposizione, ma il Pd. Il motivo è semplice: Nicola Zingaretti si è accorto che la Rai di sinistra è un feudo di Matteo Renzi. In tre anni di dominio a palazzo Chigi (più due con la fattiva collaborazione di Paolo Gentiloni), l' ex premier ha messo profonde radici nel servizio pubblico. E se oggi l' amministratore delegato Fabrizio Salini non riesce a mettere insieme uno straccio di nomina è perché propone renziani che il Pd boccia o butta lì nomi piddini che i renziani non vogliono.

 

FABRIZIO SALINI

Lo stesso Salini, arrivato sulla tolda per rappresentare il Movimento 5 Stelle, ha capito in fretta la direzione della corrente del golfo e non ha potuto non dirsi renziano, entrando in ruvida sintonia (nel senso che loro lo prendono a schiaffi e lui abbozza) con i luogotenenti di Italia Viva in Commissione di Vigilanza Michele Anzaldi e Davide Faraone. Prima di Natale, quando Salini ha provato a smarcarsi lanciando l' allarme «i partiti paralizzano l' azienda, la politica resti fuori da queste stanze», fu proprio il pasdaran Anzaldi a replicare duramente: «Fa la vittima, lavori se ne è capace. Sostituisca i direttori sotto giudizio negativo».

 

stefano coletta foto di bacco

L' obiettivo principale della falange renziana è la sostituzione di Teresa De Santis (direttore di Raiuno in quota Lega) e di Giuseppe Carboni (direttore del Tg1 in quota pentastellata) con due uomini di provata fede. I candidati sono Mario Orfeo, l' eterno rientrante, ex direttore del Tg1, ex direttore generale dell' azienda parcheggiato a RaiWay, e Stefano Coletta, direttore di Raitre nominato da Gentiloni.

 

Renziani di ferro sono anche Andrea Montanari, ex direttore del Tg1, oggi direttore dell' Ufficio Studi, di nuovo pronto per un ruolo da protagonista, e Andrea Sassano, direttore delle Risorse televisive e artistiche. È un ruolo chiave, i contratti dei vip dei programmi passano dalla sua scrivania.

 

Molto in sintonia con il centrosinistra in doppiopetto è Angelo Teodoli, ex direttore di Raiuno, che Salini avrebbe voluto nominare prima di Natale a capo del Coordinamento Generi (una superdirezione nell' ambito del nuovo piano editoriale), ma il blitz è stato respinto in consiglio d' amministrazione perché il curriculum è arrivato fuori tempo massimo.

Matteo Renzi Mario Orfeo

 

Ci riproverà il 14 gennaio. In sintonia con l' area renziana sono Roberta Enni (direttrice di Rai Gold), Elena Capparelli (vicedirettore di Raitre), Tinny Andreatta (figlia dell' ex ministro, da sette anni a Rai Fiction), Paolo Del Brocco (da nove alla guida di Rai Cinema), Maria Pia Ammirati, responsabile delle Teche.

Una pattuglia dura e pura nei ruoli chiave.

 

Il 13 agosto 2019 il Tg1 ha subìto uno smacco storico, nell' edizione simbolo delle ore 20 è stato sorpassato dal Tg5 (3,1 milioni di telespettatori contro 2,9). Sulla tolda a dirigere l' edizione della sconfitta c' era Costanza Criscimbeni, uno dei vicedirettori di Carboni, di area renziana. Allora ci fu chi parlò senza un briciolo di autoironia di débâcle del Tg populista. Alla radio la tendenza politica non cambia, anche lì il 4% di Italia Viva affascina di più del ribollente magma piddino.

 

RITA BORIONI

Del clima si è accorta anche Rita Borioni, rappresentante del Pd nel Consiglio d' amministrazione dell' azienda. In realtà, dopo qualche scaramuccia iniziale, si è allineata totalmente alla narrazione renziana, è in simbiosi con Anzaldi, quasi sempre d' accordo con Salini.

In quel parco giochi di agguati e doppie morali, non si muove foglia che Renzi non voglia.

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