vinicio capossela

“IL BRANO 'CHE COSS’È L’AMOR'? LA SCRISSI PER UNA BARISTA. ‘TRE UOMINI E UNA GAMBA’ HA FATTO LA MIA FORTUNA” – LE CONFESSIONI ETILICHE DI VINICIO CAPOSSELA: “IN REALTA' E' UNA CANZONE MOLTO TRISTE. È AMBIENTATA IN UN LOCALE, IL "FLORIDA" DI MODENA, UN CIRCOLO CULTURALE LATINOAMERICANO FONDATO DA ESULI CILENI. E IO HO VISSUTO UNA GRANDE STORIA D’AMORE CON LA RAGAZZA CHE STAVA AL BAR. IO STAVO IN DISPARTE E LEI ANDAVA A BALLARE CON QUELLI CHE SAPEVANO BALLARE - L'AMORE? CERCANDO L'ALTRA META' DEL PROPRIO DOPPIO SI PRENDONO GRANDI ABBAGLI. BUKOWSKI DICEVA: 'IL MIO AMORE ESISTE, MA COME PUÒ ARRIVARE A ME SE INTANTO CONTINUANO A TROVARMI LE PUTTANE?' - IL MIO NOME? LA PAROLA VINICIO HA MOLTA CONNESSIONE CON IL VINO. MI CI SONO SEMPRE RITROVATO" - VIDEO

Estratto dell'articolo di Renato Franco per il “Corriere della Sera”

 

vinicio capossela 5

Le sue canzoni — abitate da marinai e ubriaconi, da santi e antieroi — raccontano un’umanità fragile e irregolare. Il suo sguardo oscilla tra malinconia e ironia, tra festa e solitudine, dando vita a un universo visionario dove il reale si mescola al fantastico. Vinicio Capossela in un panorama musicale fatto di omologazione è l’eccezione.

 

[…] Quest’anno festeggia gli anniversari di due dei suoi dischi più importanti, i 20 anni di Ovunque proteggi e i 30 anni del Ballo di San Vito . La sua canzone più streammata — parola che a lui probabilmente fa orrore — è Che coss’è l’amor .

 

L’ha capito, alla fine, 32 anni dopo, «Che coss’è l’amor»?

«In realtà è una canzone molto triste, c’è poco da fare festa. È ambientata in un locale — il Florida di Modena —, un circolo culturale latinoamericano fondato da esuli cileni. E io ho vissuto una grande storia d’amore con la ragazza che stava al bar, perché quando uno va al bar, quella che sta al bar acquista una sacralità, un’irraggiungibilità, una specie di deità, a cui non puoi resistere».

vinicio capossela 2

 

Per la ragazza del bar ha scritto anche «La regina del Florida».

«Il Florida sembrava un film di Humphrey Bogart. Io stavo in disparte e prendevo appunti, mentre lei andava a ballare con quelli che sapevano ballare. In questa storia di inclusione/esclusione, nel ritornello scorre questa domanda: che coss’è l’amor? Le strofe danno delle risposte, ma sono tutte risposte che non hanno niente a che vedere con l’amore».

 

Quindi?

«Il Simposio di Platone è una truffa. Cercando l’altra metà del proprio doppio si prendono grandi abbagli. Bukowski diceva: “Il mio amore esiste, ma come può arrivare a me se intanto continuano a trovarmi le puttane?”. La domanda sull’amore viene dal fatto che l’ambizione a volte è chiara, ma i modi per raggiungerla si devono confrontare con la vita ed è questo che rende la domanda particolarmente nebulosa».

 

Non pensava che potesse essere la sua canzone di maggior successo.

Ride: «Abbiamo sempre puntato sugli ultimi... Non erano stati fatti né il video, né il singolo. Ma è stata una fortuna perché il vero video di quella canzone l’hanno fatto Aldo, Giovanni e Giacomo nella scena della partita sulla spiaggia in Tre uomini e una gamba ».

 

vinicio capossela 10

Ci sono due spiegazioni del nome Vinicio: la prima che a suo padre piacesse un fisarmonicista con quel nome; l’altra invece per il tribuno protagonista di «Quo vadis».

«Sono buone entrambe. Ha fatto tutto Vito (suo padre, ndr ): con un grande atto di insubordinazione ha messo insieme le sue grandi passioni e ha contraddetto il costume irrinunciabile della sua famiglia, ovvero chiamare il figlio con il nome del nonno».

 

vinicio capossela 13

Nome azzeccato?

«La parola Vinicio ha molta connessione con il vino. Mi ci sono sempre ritrovato».

 

Perché il vino è il suo vizio?

«No, fa parte della mia natura, ma non come vizio. È costitutivo. Mio nonno faceva il vino. Lo Sponz Fest stesso cos’è? Un raduno di vecchie spugne».

 

[…] Qual è stata la scintilla che le ha acceso la passione per la musica?

«Da ragazzino desideravo fisicamente possedere uno strumento a tasti. E non avendone nemmeno uno, i tasti me li ero disegnati su una tavola. Gli altri bambini erano attratti dal pallone o dalla bicicletta, a me invece piacevano gli strumenti, non il pianoforte che mi sembrava un po’ triste, ma piuttosto l’organo elettronico, il Farfisa, la fisarmonica».

 

[…] Perché ha studiato da perito chimico?

«Perché mi piacevano i film dove c’era lo scienziato matto».

 

[…] Lei fu lanciato da Francesco Guccini, appena scomparso.

francesco guccini e vinicio capossela

«Ora che è tornata di moda l’Odissea, mi piace ricordarlo come un Polifemo benigno, che invece di mangiarti, ti prende il palmo di una mano, ti fa uscire dalla caverna e dice: “Guarda, ti consegno a una divinità”. E la divinità era Renzo Fantini, grandissimo e meraviglioso uomo, produttore, un padre, quasi. Sono le due persone a cui sostanzialmente devo tutto».

 

Con Paolo Rossi avete ormai da 30 anni un percorso artistico che si è incrociato spesso.

«Lì è stato l’opposto. Paolo Rossi scherza sulla sua altezza e mi vengono in mente I viaggi di Gulliver e i lillipuziani: è successo come con Guccini, però da una prospettiva inversa. Ci eravamo incontrati solo due volte, eppure mi volle per Pop e rebelot ».

paolo rossi e vinicio capossela

 

[…] Qual è il mito che preferisce?

«Provo molta solidarietà e simpatia per Medusa. La seduzione passa per lo sguardo, dagli occhi, se no uno non impiegherebbe tanto tempo a fare tutta questa post-produzione sulle foto che pubblica. Ma lei ha un aspide per capello e ogni possibilità di erotismo viene pietrificata. Poveretta».

 

[…] Sanremo le piace?

«No, non lo seguo. A dir la verità guardo molto raramente anche la televisione».

 

I social?

vinicio capossela

«Sono il modo di sopravvivere alla morte, ma è terrificante che quando muori il tuo Facebook rimanga attivo. Paradossalmente i social sono la nostra sola possibilità di eternità, un’eternità completamente virtuale affidata ai server».

 

[…] L’incontro da ricordare?

«Una volta mi sono infilato nell’ascensore dell’hotel dove la divinità della mia vita, Tom Waits, doveva scendere per quattro piani. Avevo quattro piani per dirgli tutto quello che pensavo, ma mi sono venuto così a noia che non gli ho detto niente».

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