luciano spalletti aurelio de laurentiis

“A NAPOLI HO GIOCATO DUE PARTITE: QUELLA CON GLI AVVERSARI E L’ALTRA CON DE LAURENTIIS” – NEL SUO NUOVO LIBRO, “IL PARADISO ESISTE… MA QUANTA FATICA”, LUCIANO SPALLETTI PARLA DELLA FIGURA INGOMBRANTE DI “AURELIONE”, CHE LO HA SPINTO A LASCIARE IL NAPOLI: “NON AVEVO PIÙ LA VOGLIA DI SOSTENERE QUESTO CONTINUO CONFLITTO CARATTERIALE CON UN IMPRENDITORE CON UN EGO MOLTO, FORSE TROPPO GRANDE” – "ERO STANCO DI FARE BATTAGLIE PER OGNI QUESTIONE. IL SULTANO SAPEVA SORPRENDERCI. NON TELEFONÒ A NESSUNO LA SERA CHE VINCEMMO IL CAMPIONATO. QUALCHE TEMPO DOPO…

'Estratto da “Il Paradiso esiste... ma quanta fatica”, di Luciano Spalletti e Giancarlo Dotto (ed. Rizzoli) pubblicato dal “Corriere della Sera”

 

Il Paradiso esiste... ma quanta fatica di luciano spalletti e giancarlo dotto

[…] Ho chiuso con il passato, ma Napoli e i napoletani non saranno mai il mio passato.

Sono andato via perché non avevo più la voglia di sostenere questo continuo conflitto caratteriale con un imprenditore capace, a cui la città deve tanto, ma con un ego molto, forse troppo grande. Aurelio De Laurentiis.

 

Il presidente era quello che metteva la ceralacca sulle cose, su tutto, che certificava se una scelta era giusta o meno. Ero stanco di fare battaglie per ogni questione. Che fosse dare una maglia ai giocatori che la chiedevano per i loro figli o il dover cambiare gli alberghi di continuo per i motivi più disparati. Anche in questo, il Sultano sapeva sorprenderci.

 

[…] Insomma, in tutta la mia storia a Napoli, ho giocato due partite contemporanee: quella con gli avversari e l’altra con il presidente. Un confronto costante, spesso al confine dello scontro. […] La stagione dello scudetto, alla vigilia di una partita difficile, il presidente mi scrisse, secondo lui per motivarmi: «Puoi andare dodici punti da solo in testa, carica i ragazzi!». Aveva aperto il rubinetto dell’acqua calda. Gli risposi: «Grazie del prezioso consiglio, presidente, ne terrò conto».

 

de laurentiis spalletti

Il suo amore per il Napoli, quell’anno, lo dimostrò soprattutto quando cessò non solo di commentare le formazioni ma anche di parlare in pubblico, ai giornalisti. Fu un silenzio che fece rumore. Il più grande sacrificio per uno come lui, intrattenitore e uomo di spettacolo che ama occupare il centro della scena. Il Napoli stava marciando alla grande, giocava un calcio bellissimo e riconosciuto nel mondo, tutto filava alla perfezione e lui, uomo arguto come pochi, capì in fretta che tanta bellezza avrebbe trascinato altrettanta economia.

 

Possiamo dire che il suo eroico silenzio, la sua scelta di non parlare con i media, fece il paio con la mia di vivere come un monaco nel rifugio di Castel Volturno. Due uomini molto diversi che facevano il loro voto di castità alla causa del Napoli. Ognuno a modo suo.

 

SPALLETTI DE LAURENTIIS 6

Forse, devo immaginare, fu quella stessa ritrosia, quella stessa voglia di non figurare da protagonista, che lo spinse a non farsi sentire la sera dello scudetto. L’eccesso di riservatezza lo indusse a non farsi vivo nemmeno con una telefonata per condividere se non altro l’impresa, mentre la città intera impazziva di gioia. Non telefonò la sera che vincemmo il campionato. Né all’allenatore, né ai giocatori, né al direttore, né al team manager.

 

Non telefonò a nessuno. […] Telefonò il giorno dopo, perché aveva programmato di farci atterrare all’aeroporto militare di Grazzanise anziché a Capodichino. E in questa telefonata ci chiese, da uomo educato qual è, com’era andato il viaggio.

 

aurelio de laurentiis luciano spalletti

Seguì un nuovo silenzio. Qualche tempo dopo, il presidente mi fece recapitare dal nuovo direttore del centro di Castel Volturno assunto da poco, che io quasi non conoscevo, una sua lettera scritta a mano. Esauriti in una riga e mezzo i formali complimenti per lo scudetto, mi sottoponeva la necessità di attenermi al contratto, rispettando il suo prolungamento automatico per un altro anno. C’era un’opzione che gli riconosceva il diritto unilaterale di avvalersene.

 

aurelio de laurentiis spalletti

[…] Nel suo entusiasmo congenito che, a volte, sconfina nell’eccessiva sicurezza di sé, al presidente viene facile dimenticare che, dietro i contratti, non ci sono solo dei dipendenti ma degli uomini. Come gli feci presente di rimando in una mia lettera, anch’essa scritta a mano, sarebbe stato utile e giusto parlarsi, per il bene del Napoli. Farlo, magari, avrebbe cambiato il corso delle cose.

 

Invece lui, già a marzo, intervenendo al Maschio Angioino alla consegna del premio Bearzot che avevo vinto, prese il microfono e si fece la domanda che nessuno gli aveva fatto: «Vuole domandarmi se Luciano Spalletti resterà al Napoli?» chiese al conduttore della cerimonia. «Luciano Spalletti resterà al Napoli» si rispose.

 

spalletti de laurentiis

Forte della convinzione di potermi imporre la sua volontà. […] Ancora oggi in tanti mi chiedono: «Ma se il presidente si fosse comportato diversamente allora, se avesse mostrato maggiore attenzione e sensibilità, avresti fatto una scelta diversa? Saresti rimasto al Napoli?». Domanda che ho sempre lasciato cadere. La risposta è sì, se ci fosse stato più rispetto umano, più dialogo e più apertura su cosa ci volesse per rivincere, alla fine sarei rimasto. In ogni caso, lo ringrazierò sempre per avermi permesso di allenare il Napoli.

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