trump e netanyahu

NESSUNO PUO' METTERE "BIBI" IN UN ANGOLO! - IN VISTA DELLE ELEZIONI ISRAELIANE DEL 27 OTTOBRE, TRUMP SCOMMETTE SU NETANYAHU, CHE STA CONDUCENDO UNA CAMPAGNA COME SE A LUI NON CI FOSSERO ALTERNATIVE. "THE DONALD", CHE HA GIA' FATTO UNA FIGURA DI PALTA IN UNGHERIA SOSTENENDO IL PERDENTE ORBAN, NON VUOLE SBAGLIARE UN'ALTRA VOLTA - "IL FOGLIO": "IL CAPO DELLA CASA BIANCA SA CHE IL PREMIER VUOLE LA FINE DEL REGIME IRANIANO, SA CHE FAREBBE DI TUTTO. LA POLITICA ISRAELIANA È DOMINATA DA UN RISCHIO CHE È ORMAI UNA REGOLA: CHI HA TENTATO DI SFIDARE NETANYAHU È STATO POI TRITURATO DAL PREMIER. PER TRUMP È MEGLIO SCOMMETTERE SUL MASTICATORE, NON SUI MASTICABILI..."

TRUMP SCEGLIE NETANYAHU PENSANDO ALL’IRAN. L'ATTESA DI ISRAELE

Estratto dell'articolo di Micol Flammini per "il Foglio"

 

DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU

Il presidente americano Donald Trump ha scelto chi sostenere nelle elezioni in Israele e, prima di farlo, si è assicurato di non ripetere l’errore fatto in passato: esprimere il suo sostegno per un candidato spacciato.

 

Benjamin Netanyahu è tutt’altro che spacciato, il primo ministro sta conducendo una campagna come se a lui non ci fossero alternative, come se, qualsiasi cosa accada, comunque ci sarà lui nel mezzo di un futuro governo, pronto a fare, disfare, decidere.

 

Ha rifiutato anche i dibattiti con gli altri leader di partito, occasioni in cui si è sempre dimostrato molto bravo. Ha preferito continuare a fare il premier più che il candidato, quasi che l’appuntamento elettorale del 27 ottobre altro non sia che un momento di continuità, un passaggio di consegne da se stesso a se stesso e poco importa cosa avrà attorno. [...]

benjamin netanyahu

 

Bibi funziona ancora in questa corsa fra nomi già troppo noti al pubblico israeliano e Trump, dopo aver dato un’occhiata ai sondaggi che non prevedono un crollo drammatico del primo ministro, ha scelto di dargli il suo sostegno completo nel nome della guerra che hanno iniziato e pianificano di portare a termine insieme.

 

Chiunque, da Gadi Eisenkot a Yair Golan, da Naftali Bennett ad Avigdor Lieberman, non si tirerebbe indietro di fronte alla ripresa del conflitto contro la Repubblica islamica dell’Iran, ma Netanyahu è continuità e Trump non rischia.

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

 

La rottura fra i due è stata predetta più volte, ma il capo della Casa Bianca ha ancora bisogno di una certezza a Gerusalemme e sa che il premier vuole la fine del regime iraniano, sa che farebbe di tutto.

 

Gli altri candidati sono ancora da scoprire e soprattutto la politica israeliana è dominata da un rischio che è ormai una regola: chi ha tentato di sfidare Netanyahu è stato poi triturato dal premier. Per Trump è meglio scommettere sul masticatore, non sui masticabili.

 

DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI

La guerra contro Teheran è un appuntamento, mentre si fa campagna elettorale e si sceglie per chi votare, in Israele si pensa a come sarà la situazione sotto ai prossimi missili e uno dei posti in cui la consapevolezza è più forte è al nord del paese, al confine con il Libano, dove più che altrove i cittadini hanno trascorso settimane, a marzo, nascosti nei rifugi, in attesa che il potere di Hezbollah di lanciare razzi e droni si riducesse. Hezbollah è il gruppo di miliziani sciiti finanziati dall’Iran.

 

Per combatterlo, l’esercito israeliano è entrato in Libano e lo ha respinto più lontano dal confine, dove per la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite non si sarebbe dovuto nemmeno trovare. [...]

 

La pausa dai combattimenti è destinata a durare ancora poco, i cittadini lo sentono sottopelle, è una consapevolezza che, come tante cose in Israele, è stata rimandata a dopo il voto del 27 ottobre, fra sette giorni. “Potrebbe accadere anche prima”, dice Sarit Zehavi, tenente colonnello in riserva, fondatrice del centro Alma che monitora il confine settentrionale. “Prima della guerra li potevi anche fotografare”, dice riferendosi ai miliziani di Hezbollah. “Andavi al confine, loro vedevano me, io vedevo loro”, mostra gli scatti si vedono i miliziani guardare verso di lei, a un passo da Israele.

viktor orban jd vance budapest

 

[...] Zehavi non è pessimista, ritiene che parlare con il governo libanese sia comunque importante, anche se Beirut fa troppo poco per fermare Hezbollah. “La scorsa settimana le Forze di sicurezza libanesi hanno fermato un camion con a bordo settecentottanta chili di esplosivo, Hezbollah ha ammesso e reclamato il carico dicendo che serviva per essere usato contro Israele.

 

Secondo gli accordi, Beirut dovrebbe arrestare i leader di Hezbollah, ma non sta succedendo. Quando accadrà?”, si domanda Zehavi convinta che per il Libano sarà molto difficile evitare la guerra civile, strada terribile e obbligata per eliminare Hezbollah.

viktor orban jd vance budapest

 

All’Alma center non si esclude che questa volta l’Iran e i suoi potrebbero decidere di agire per primi, colpire senza aspettare l’attacco americano e israeliano, “e potrebbero farlo prima del nostro voto, impedirci di votare può essere un loro obiettivo”. Israele aspetta le elezioni, sembra che il paese stia trattenendo il fiato, tutto è rimandato a dopo, congelare questo stato di attesa, scombinare i piani, annullare un appuntamento programmato da tempo potrebbe rientrare negli interessi di Teheran.

 

NETANYAHU MOSTRA IL SUO NUMERO DI CELLULARE

Dal confine settentrionale di Israele, la distanza dal Libano è questione di pochi metri, basta scavalcare le montagne e le colline, dura un pendio. La guerra si tocca, si aspetta, ogni comunità è sopravvissuta allo spopolamento dal 2023, quando Hezbollah si unì alla guerra di Hamas. Ogni cittadino è una difesa, per i mesi in cui il nord è stato spopolato, Hezbollah ha visto materializzarsi il piano di un Israele più fragile, in ritirata.

 

Oggi invece molti israeliani del nord sono tornati al loro posto e cittadine come Shlomi hanno anche visto aumentare il numero di abitanti, “tutto dipende da come i sindaci hanno usato i fondi del governo”. Il turismo interno ha ricominciato ad affluire, ma qui si conta alla rovescia:

 

“Hezbollah non mollerà l’Iran, sappiamo a cosa andiamo incontro”, dice Zehavi. Si ripuliscono i rifugi, ci si prepara. La guerra è parte del voto, quello che gli israeliani sanno, al contrario di Trump, è che il conflitto contro il regime di Teheran non ha soltanto il marchio di Bibi, unisce tutti. [...]

 

VERSO IL VOTO DEL 27 OTTOBRE

Estratto dell'articolo di Davide Frattini per il “Corriere della Sera”

 

Ha provato a spiegare che intendeva «scimmia» come lo intendono nel loro gergo i criminali: pupazzo, prestanome. Alla parola in ebraico aveva però fatto seguire l’origine di Gadi Eisenkot: «È un mizrahi».

 

gadi eisenkot

E il riferimento di Yinon Magalk agli ebrei immigrati in Israele dai Paesi arabi ha rafforzato l’insulto. Che l’ex capo di Stato Maggiore, e principale avversario di Benjamin Netanyahu alle elezioni da qui a una settimana, ha preso sul piano zoologico.

 

Magal si considera un patriota, com’è intitolato al plurale il suo programma: per lui significa fare da megafono propagandista al primo ministro assieme agli ospiti che dibattono sul Canale 14, considerata l’emittente controllata da Bibi e dai suoi. Il giornalista — il cui livello degli attacchi è alto quanto quello delle urla nello studio — ha denigrato l’ex generale come una «marionetta» manovrata dagli ashkenaziti (arrivati qua soprattutto dall’Europa centrale e orientale), per questo gli avrebbero permesso di scalare i vertici delle forze armate, ha speculato.

 

Gadi Eisenkot 3

«I sostenitori di Bibi non possono perdonargli di essere al 100 per cento marocchino», commenta Yossi Verter sul quotidiano Haaretz . «Lo temono proprio perché la sua vicenda personale dà lustro a tutta Israele».

 

La condanna di Netanyahu è arrivata tardi e a metà: il premier ha chiesto che anche nel partito di Eisenkot la piantino di bollare i sostenitori del Likud come «babbuini»: la base del partito è composta soprattutto da mizrahim .

 

Benjamin Netanyahu

Se vincesse le elezioni e — più difficile — riuscisse a mettere insieme la maggioranza, Eisenkot sarebbe il primo mizrahi nella Storia del Paese a diventare capo del governo. Proprio Netanyahu in questi anni ha sfruttato il risentimento di questi gruppi spesso lasciati alla periferia, geografica e politica. [...]

 

Quello che all’esordio in politica era sembrato la speranza dell’opposizione per scalzare Bibi da un ventennio al potere si è invece ritirato ieri dalla corsa, perché, secondo i sondaggi la sua formazione Blu e Bianco non conquisterebbe neppure un seggio. Se gli altri candidati seguiranno la scelta di Benny Gantz — anche lui un ex capo di Stato Maggiore — la mossa potrebbe avvantaggiare Eisenkot: a lui andrebbero quei voti del centro moderato.

VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP Cisgiordania Netanyahunetanyahu katzbenjamin netanyahuBenjamin Netanyahu

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