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NON C’E’ PACE NEL GOLFO! DOPO L’ABBATTIMENTO DELL’ELICOTTERO APACHE, QUEL GANGSTER DI  TRUMP HA CHIESTO “UNA RISPOSTA MOLTO POTENTE CONTRO L’IRAN”. E GLI USA HANNO ATTACCATO LA REPUBBLICA ISLAMICA IN DIVERSE ONDATE: COLPITE DIFESE AEREE, BATTERIE MISSILISTICHE E BASI NAVALI UTILI AL CONTROLLO DI HORMUZ – LA RISPOSTA DI TEHERAN CON RAID SU OBIETTIVI STATUNITENSI NEL GOLFO - COLPITA LA BASE AMERICANA AL-AZRAQ IN GIORDANIA. I PASDARAN MINACCIANO ATTACCHI "DEVASTANTI" SE GLI USA NON SI FERMANO – NEGLI ULTIMI DUE MESI E MEZZO, TRUMP HA 38 VOLTE ANNUNCIATO UN’INTESA CON L’IRAN (FINORA) MAI ANDATA IN PORTO. IL 17 APRILE, NEL GIRO DI POCHE ORE, IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA HA DICHIARATO IN 3 OCCASIONI CHE L’IRAN “HA ACCETTATO TUTTO, DOMANI E’ IL GIORNO DELL’ACCORDO”. NEL FRATTEMPO, NON E’ CAMBIATO NULLA: PRONTI PER UN ALTRO ANNUNCIO?

 

Da repubblica.it

DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN

Dopo l’abbattimento dell’elicottero Apache, il presidente Usa Donald Trump ha chiesto “una risposta molto potente contro l’Iran”. Le forze americane hanno attaccato in diverse ondate delle aree con infrastrutture militari utili al controllo dello Stretto di Hormuz. Raid contro cui Teheran ha promesso una “risposta decisa”, che non si è fatta attendere: missili e droni sono stati lanciati nella notte su obiettivi statunitensi nel Golfo.

 

Pasdaran: attacchi devastanti se Usa non si fermano

I Pasdaran hanno avvertito di attacchi ancora più pesanti contro basi americane nel Golfo Persico se gli Stati Uniti non interromperanno i bombardamenti in corso da ore. "Il criminale Esercito statunitense deve sapere che, in caso di una ripetuta aggressione contro la Repubblica Islamica dell'Iran, saranno sferrati attacchi devastanti e più estesi contro una serie di obiettivi designati nella regione", si legge nella nota con cui i Guardiani della rivoluzione hanno annunciato un raid sulla Quinta flotta Usa nel Bahrein.

 

DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN

Teheran: “Usa violano la carta Onu. Pronti a colpire le loro basi”

L'Iran ha condannato l'attacco notturno degli Stati Uniti e minacciato di tornare a colpire le basi americane in tutto il Golfo Persico. "Questi bombardamenti rappresentano una violazione manifesta della Carta delle Nazioni Unite", si legge in un comunicato del ministero degli Esteri, e "con tali azioni aggressive, il governo degli Stati Uniti ha dimostrato ancora una volta la propria natura ostile e incline alla guerra".

 

Per questo, "esercitando il diritto legittimo alla difesa", le forze iraniane "hanno colpito duramente le basi e gli asset militari statunitensi nella regione da cui erano partite le aggressioni". Il ministero, prosegue la nota, avverte che l'Iran, "nell'esercizio del proprio diritto alla legittima difesa, non esiterà a prendere di mira basi e le strutture logistiche impiegate per sostenere e attuare attività aggressive contro l'Iran".

TRUMP MOJTABA KHAMENEI USA IRAN

 

Teheran, poi, sottolinea "la responsabilità delle Nazioni Unite, in particolare del Consiglio di Sicurezza, nel mantenere la pace e la sicurezza internazionale, e nel chiamare gli autori di tali atti aggressivi a risponderne".

 

Attacchi di Teheran anche contro Bahrein e Kuwait

L'Iran ha lanciato attacchi anche contro obiettivi in Bahrein e Kuwait. Entrambi i paesi hanno attivato gli allarmi e messo in azione le difese aeree in risposta.

 

Attacchi Usa hanno colpito basi navali, sistemi radar e artiglieria

Gli attacchi aerei americani hanno colpito basi militari e navali, impianti radar e batterie di artiglieria in cinque località lungo la costa meridionale dell'Iran. Lo riferiscono funzionari iraniani al New York Times.

 

In particolare, i raid Usa avrebbero colpito basi navali a Sirik e Jask, sistemi di difesa aerea a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm.

 

 

QUEI 38 ANNUNCI DI UN’INTESA (FINORA) MAI ANDATA IN PORTO

Michele Farina per il Corriere della Sera - Estratti

 

DONALD TRUMP - GUERRA ALL IRAN E URANIO ARRICHITO

La cifra fa impressione, ma neanche tanto. Se fossero 50 qualcuno si sorprenderebbe?

« Almost all points of agreement » diceva il presidente già il 23 marzo ai piedi dell’Air Force One: ok «su quasi tutti i punti». Pazienza se da Teheran negavano persino la partenza dei negoziati. In due mesi e mezzo il presidente ha ripetuto lo stesso messaggio, a una media di circa una volta ogni due giorni. «Ci siamo quasi».

 

(...) A parte l’« almost » e il « close », una delle espressioni ricorrenti nei suoi annunci di intesa «vicina» è il « so badly » riferito alla voglia iraniana di arrivare «fortemente» a un accordo. Trump lo dice il 25 marzo e il 26 rincara la dose: l’Iran «implora» l’America, desidera « so badly to make a deal ». E tre giorni dopo la sibilla della Casa Bianca ribadisce: «Vedo un accordo, yeah , la settimana prossima». La sua proiezione temporale preferita è «due settimane».

 

Nel caso dell’Iran le previsioni si accorciano a questione di giorni, salvo poi essere posticipate. Il 7 aprile The Donald promette una tregua, che effettivamente si materializza: però dovrebbe durare le consuete due settimane, il tempo per finalizzare la pace fatta. E infatti dieci giorni dopo, il 17 aprile, nel giro di poche ore Trump dichiara in tre occasioni che l’Iran «ha accettato tutto», che «non pensa ci siano troppe differenze» tra le parti e soprattutto che «avremo un accordo domani o dopo».

pete hegseth e donald trump - guerra all iran

 

Invece il tempo passa, il tapis roulant delle scadenze scivola all’indietro e il presidente è sempre lì che corre da fermo: il 30 aprile assicura che Teheran «muore dalla voglia» di firmare. A volte la voglia Usa di riprendere la guerra è frenata su richiesta dei Paesi partner in Medio Oriente (18 maggio), «perché credono di essere molto vicini al raggiungimento di un accordo».

 

Forse è l’annuncio del 23 maggio quello che il mondo prende più sul serio: i media, i diplomatici, le Borse, gli avventori nei bar. Questa volta ci siamo. I giornali cambiano i titoli in corsa, Trump proclama che ci sarà un annuncio «a breve» perché la bozza di compromesso tra il Grande Satana e «i maledetti ayatollah» è stata «largamente negoziata» e si aspetta soltanto che venga «finalizzata».

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

« Shortly » mica tanto. I dettagli (« final aspects ») che «restavano da discutere» si rivelano ancora una volta insormontabili. Sarà forse che la voglia di compromesso dei Guardiani della Rivoluzione in Iran si scontra con quella che Trump è tornato a dipingere di recente come una sorta di cupio dissolvi, resa incondizionata: due giorni fa, segnala la Cnn , durante un comizio a distanza per il senatore Lindsey Graham, il presidente ha vaticinato che «la vittoria totale» arriverà «nelle prossime due settimane» perché l’Iran «vuole darci tutto».

 

Ecco, le previsioni trumpiane hanno ripreso il ritmo consueto delle two weeks . Per poi tornare a scadenze più vicine.

 

«Lo Stretto di Hormuz riaprirà immediatamente dopo l’accordo», ha detto The Donald a New York l’altra notte. «Il che potrebbe avvenire nel giro di due o tre giorni». Ci risiamo, la scadenza si fa più stretta.

donald trump - stretto doi hormuz

Pronti per il 39° annuncio?

 

(...) Ci vorrebbe il grande P.J. O’Rourke di «Peace kills» per raccontare con ironia le dilazioni del «nuovo imperialismo americano». Variazioni su una vecchia storia che partendo dal Kosovo lui riassumeva così: «Dovunque c’è ingiustizia, oppressione e sofferenza, l’America si palesa sei mesi più tardi e bombarda il Paese accanto». A volte arriva prima. Bombarda gli oppressi. E ricerca « so badly » un accordo con gli oppressori.

donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran donald trump - isola di Kharg in iranVIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E IL DISASTRO IN IRAN

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