SI APRE LA PARTITA PER IL SINDACO DI MILANO E A SINISTRA SI INFIAMMA LA CORSA PER IL DOPO SALA – DA MARIO CALABRESI (CHE HA SCIOLTO LA RISERVA: “MI PIACEREBBE FARE LA MIA PARTE”) AL SINISTRATO MAJORINO, SONO TANTI GLI AMBIZIOSI CHE SOGNANO PALAZZO MARINO - CI SONO PURE ANNA SCAVUZZO, VICESINDACA DI SALA, E L’ASSESSORE GAFFEUR E PRO PAL LORENZO PACINI, IL MAMDANI DEI NAVIGLI, CHE PENSA A UNA TASSA SUI RICCHI E “A COMBATTERE I FASCISTI SE SERVE ANCHE COI FUCILI” - AVS PUNTA SULLA NIPOTE DI COSSUTTA MENTRE PERDE QUOTA L’IPOTESI DEL CIVICO UMBERTO AMBROSOLI…
Francesco Manacorda per “la Repubblica” - Estratti
È il campo pieno del centrosinistra. Da Umberto Ambrosoli fino ad Anna Scavuzzo, passando tra l'altro da Mario Calabresi che ha appena sciolto la riserva e da Pierfrancesco Majorino che riserve non ne ha mai avute, nell'estate milanese risuona un ricco alfabeto di candidati alla carica di sindaco e, prima ancora, di contendenti a quelle primarie di coalizione che appaiono sempre più probabili.
Segno di vitalità nella città che cresce sempre, e magari negli ultimi anni è cresciuta anche troppo e male? O, al contrario, sintomo di confusione estrema che da Roma non si riesce a governare? Forse soprattutto corsa a un ruolo di potere a Milano che da un quindicennio è monopolio appunto del centrosinistra; un'isola più o meno felice che resiste – o ha resistito finora – ai cicloni larussiani così come alla rapida erosione costiera della marea Vannacci.
Quel che è certo è che mentre ad altre latitudini la ricerca di un candidato sindaco è esercizio laborioso e talvolta inconcludente, qui l'offerta politica del centrosinistra per Palazzo Marino supera abbondantemente la domanda. Svariate sfumature di rosso, anche parecchio pallido, e storie che in più casi incrociano la memoria della città.
pierfrancesco majorino elly schlein
Giusto cominciare allora con l'ultimo sceso ufficialmente in lizza, cioè Mario Calabresi, ex direttore di Stampa e Repubblica, oggi a capo della piattaforma di podcast Chora Media, e appassionato narratore di storie umane. Proprio martedì sera, profittando di un palco marginale – la Festa dell'Unità di Vizzolo Predabissi, 3.876 abitanti di cui nell'occasione una cinquantina in piazza – Calabresi ha deciso che era giunto il momento di non far raccontare ad altri la sua, di storia. «Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano». Parole soffici, attente a non urtare la sensibilità di nessuno, in «rispettosa attesa» delle scelte della coalizione, specie sul fronte delle primarie.
Ma parole che gli servono a troncare un ormai diffuso mormorio, più o meno interessato, che voleva il suo restare a bordo campo come la decisione di non giocare la partita.
Se lui c'è, infatti, c'è anche – e da tempo – Majorino.
Un po' yin e yang del centrosinistra, i due. Il primo è società civile in purezza e tendenza moderata, rassicurante ben oltre i confini del suo schieramento, il genere di genero che ogni mamma vorrebbe a tavola; Majorino è invece ben più radicale: uomo di partito, è capogruppo del Pd in Regione dopo aver perso le elezioni nel 2023, molta attenzione al terzo settore e ai temi dell'immigrazione, fautore di un forte aumento degli oneri di urbanizzazione, nemico giurato – «Io ve lo buco questo candidato moderato» – della teoria cara tra gli altri al sindaco Beppe Sala secondo cui a Milano si vince solo guardando al centro.
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Tra i due contendenti sarebbe sbagliato fare i conti senza Anna Scavuzzo, vicesindaca di un Sala che affronta la fine del suo mandato tra qualche inciampo (la storia del suo trust che controlla una società assieme all'indagato Pietro Galli) e molte amarezze. L'armata dei boy scout alle spalle, un profilo di donna che non ha paura di prendersi carichi pesanti sulle spalle – l'ultimo è stato l'assessorato all'Urbanistica dopo le inchieste della magistratura – Scavuzzo è la più "tecnica" tra i candidati politici. Tecnico è pure Emmanuel Conte, oggi assessore al Bilancio, mentre pare evaporata la possibile candidatura di Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura.
Ben più a sinistra di Palazzo Marino, e pure di Majorino, c'è comunque chi vede ancora praterie da esplorare. È il caso di Lorenzo Pacini, assessore al non esattamente periferico Municipio 1, dove le case costano almeno 15 mila euro – 15 kappa, direbbero gli autoctoni – al metro quadro, vicino alla causa palestinese e soprattutto emulatore di Zohran Mamdani: come il sindaco newyorkese pensa a una tassa sui ricchi, ma strizza l'occhio anche a certi fantasmi del passato che a Manhattan non si manifestano: «I fascisti li combattiamo alle urne e poi, a un certo punto, se serve, coi fucili».
Ogni giorno, insomma, ne spara (in senso figurato) una che manda in tensione mezzo Pd, costringendo a un rimbrotto anche Elly Schlein, ma punta sui giovani e sugli astenuti, categorie spesso sovrapponibili. Sono gli stessi pascoli elettorali a cui aspira Tommaso Goisis, prima attivista nei movimenti per la mobilità in bicicletta e poi con la sua associazione "Sai che puoi?", fautore della partecipazione dal basso alle politiche cittadine.
E poi ecco Carlotta Cossutta: pedigree in qualche modo paradigmatico – nonno Armando storico esponente comunista, papà Dario turboinvestitore fatto ricco dal private equity – di suo la trentanovenne che si vuole candidare per Avs è una ricercatrice di Filosofia politica alla Statale con un buon potenziale elettorale, ma meno entusiasmi tra i generali del suo schieramento.
Anche lei, comunque, è pronta per queste primarie che paiono avvicinarsi sempre di più, sebbene solo dopo settembre saranno certezza. E mentre avanzano le primarie perde un po' quota anche un'altra figura legata alla storia cittadina come quella di Umberto Ambrosoli, figlio dell'"eroe borghese" Giorgio, ucciso dalla mafia.





