aldo grasso giorgia meloni gian marco chiocci

“NON SONO RIUSCITI A FARE TELEMELONI PERCHÉ NON SONO CAPACI” – ALDO GRASSO: “DA SEMPRE LA RAI È CONSIDERATA IL BOTTINO DI GUERRA DI CHI VINCE LE ELEZIONI. LA VERITÀ È CHE IL SERVIZIO PUBBLICO NON È MAI ESISTITO, È UNA FAVOLA CHE CI RACCONTIAMO DA ANNI. ESISTE FORMALMENTE, MA NON È MAI ESISTITO NELLA SOSTANZA. ABBIAMO DECISO DI COLTIVARE QUESTO MITO DEL SERVIZIO PUBBLICO CHE IO HO IL SOSPETTO CHE ALTRO NON SIA CHE LA FORMA DEMOCRATICA DELLA RADIO E DELLA TV DI STATO DELLE DITTATURE" – “L’ANNUNCIO DELLA MORTE DELLA TV È FORTEMENTE ESAGERATO. È CAMBIATO LO SCENARIO CON CUI LA GUARDIAMO…”

 

Estratto da www.ilfoglio.it

 

ALDO GRASSO

"L'annuncio della morte della televisione è fortemente esagerato. Solo che è cambiato molto lo scenario con la quale la guardiamo. Coesistono da una parte la cosiddetta televisione lineare, con i palinsesti e l'orario dei programmi, dall'altra le piattaforme, con le quali uno può scegliersi il tempo e il modo con cui guardare quello che vuole. La domanda da farsi non è più 'qual è il canale più visto', ma 'come la gente guarda la tv'".

 

E' iniziata con queste considerazioni l'intervista del critico televisivo del Corriere della Sera Aldo Grasso alla festa dell'Innovazione del Foglio a Venezia. Sul palco con il vicedirettore del Foglio Maurizio Crippa, Grasso ha sottolineato come però sia "finita una certa ritualità. La tv non è più il totem domestico intorno al quale le famiglie si riunivano, e quel totem era una sorta di orologio sociale.

 

giampaolo rossi al teatro delle vittorie per la camera ardente di pippo baudo

Non solo dava le notizie, ma allo stesso tempo creava un rito collettivo per cui tutti insieme si guardava la stessa cosa. Tutto questo è in qualche modo svanito, ed è diventata una visione sostanzialmente solitaria: ognuno guarda ciò che gli piace guardare".

 

E proprio le modalità di fruizione sono secondo il critico del Corriere "il vero cambiamento" di questi anni. "La vecchia televisione - ha detto Grasso - era fondamentalmente basata sulla nostra cultura libresca: i programmi si guardavano nella loro interezza, mentre il cambiamento conoscitivo e antropologico è che invece oggi si guarda per frammenti.

 

Quello che si sta perdendo dal punto di vista culturale è la contestualizzazione. Le piattaforme offrono frammenti che è difficile contestualizzare. Un frammento lo si fa circolare su internet e diventa una parola come un'altra. […]".

 

Grasso ha quindi risposto a una domanda su TeleMeloni che in Italia non decolla, mentre Trump negli Usa è riuscito praticamente a chiudere la storica trasmissione politica della Cbs "60 minutes". "In Italia - ha replicato con una battuta - non sono riusciti a fare teleMeloni perché non sono capaci a farla. Da sempre la Rai è considerata il bottino di guerra di chi vince le elezioni. Chi lo fa, si prende la Rai".

 

giorgia meloni gian marco chiocci

E qui Grasso sottolinea un aspetto molto interessante. "La verità - dice - è che il servizio pubblico non è mai esistito, è una favola che ci raccontiamo da anni. Esiste formalmente, ma non è mai esistito nella sostanza.

 

Quando si parla nostalgicamente della forza educativa e trasformativa della società che la tv ha davvero avuto, si dimentica di dire che questo è avvenuto in tutto il mondo nella stessa identica maniera: dagli Usa all'Austrialia. Da noi però abbiamo deciso di coltivare questo mito del servizio pubblico che io ho il sospetto che altro non sia che la forma democratica della radio e della tv di stato delle dittature".

 

[…]

 

ALDO GRASSO

Qualcosa in effetti in Rai è avvenuto con la destra a Palazzo Chigi? "[…] Sui tg invece qualcosa è successo. Sono intervenuti sui tg con un lavoro di disintermediazione molto fastidioso. E' diventato una sorta di televisione dell'accesso. Non sono più i giornalisti che intervistano i politici, ma questi ultimi che si imparano a memoria un intervento breve che viene dato in modo molto assertivo come fosse un vocale telefonico. Questo ha riportato in campo vecchi format usurati come il 'pastone' e 'panino', ma in versione aggiornata da smartphone".

 

ENRICO MENTANA AL FESTIVAL DELLA TV DI DOGLIANI

Il critico del Corriere ha anche commentato le recenti dichiarazioni del direttore del Tg di La7, Enrico Mentana, che ha detto che il canale è diventato una sorta di nuova Rai 3. "E' un'operazione di marketing quella avvenuta a La 7. Sono stati espulsi dalle altre reti i programmi caratterizzanti di Rai 3 e sono confluiti su La 7. Siccome fanno ascolto l'imprenditore (Cairo, ndr) non si pone troppi problemi ideologici: se funziona la reta va bene. E' una delle reti in cui gli ascolti sono sempre cresciuti in questi anni. Anche perché le altre reti sono diventate monoideologiche e uno va a cercare la diversità".

 

meloni chiocci

Grasso ha quindi concluso la sua intervista parlando del ruolo della critica oggi. "Questo - ha detto - è veramente uno dei problemi più importanti da affrontare: il ruolo della critica è praticamente sparito. […]

 

Ma è tenere accesa la fiammella del senso critico e quindi giudicare avendo gli strumenti per potere affrontare tutto questo, avendo un percorso formativo alle spalle. Tutto questo non esiste più. La perdita della competenza è la più grande perdita degli ultimi anni nel mondo della comunicazione e dei media".

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