ALTRA PESSIMA NOTIZIA PER GIORGIA MELONI - BANKITALIA LANCIA L’ALLARME: “SE LA GUERRA PROSEGUE, CRESCITA ZERO, E QUINDI, STAGNAZIONE E POI RECESSIONE” – PALAZZO KOCH AGGIORNA LE STIME E AVVERTE: NELLO SCENARIO BASE IL PIL RALLENTA ALLO 0,5% NEL 2026 E NEL 2027. MA L’INFLAZIONE PUÒ SCHIZZARE AL 4,5%, SE I RINCARI DI GAS E PETROLIO SONO DURATURI – TRADOTTO: SE LA GUERRA DI TRUMP NON SI FERMA, SONO CAZZI AMARI. IL RISCHIO È DI TRASCINARE L’INTERA ECONOMIA IN UNA COMBINAZIONE DI BASSA CRESCITA E….
Valentina Conte per repubblica.it - Estratti
La guerra entra nelle stime di Bankitalia e congela l’economia italiana.
Nello scenario di base, quello costruito sulle quotazioni di mercato disponibili a fine marzo, il Pil rallenta allo 0,5% quest’anno e anche il prossimo, con un piccolo recupero allo 0,8% nel 2028. Ma rispetto alle previsioni di dicembre sono già mezzo punto in meno nel triennio.
Se poi il conflitto in Medio Oriente si prolunga, con nuovi rincari di petrolio e gas, danni alle infrastrutture energetiche e tensioni finanziarie, il quadro cambia del tutto: crescita zero nel 2026, e dunque stagnazione, recessione dello 0,6% nel 2027, inflazione al 4,5% quest’anno e al 3,3% il prossimo.
Via Nazionale avverte che «l’incertezza sulle proiezioni è eccezionalmente elevata». E mette nero su bianco il rischio più insidioso: dopo il primo colpo del caro energia, l’aumento dei prezzi può trasmettersi anche a salari e altri beni, con effetti indiretti e di retroazione salariale pari complessivamente a 1,5 punti.
Scenario base
Nel quadro centrale Bankitalia descrive un Paese che non si ferma, ma quasi. Il Pil cresce dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, prima di risalire allo 0,8% nel 2028. A dicembre la stessa Bankitalia vedeva una crescita dello 0,6%, 0,8% e 0,9%: la sforbiciata è quindi di 0,1 punti nel 2026, 0,3 nel 2027 e 0,1 nel 2028, cioè circa mezzo punto complessivo nel triennio, «sostanzialmente per effetto del rincaro dei beni energetici».
L’inflazione sale al 2,6% nel 2026, quasi interamente per l’energia, e poi rientra sotto il 2% nel biennio successivo. Le ipotesi tecniche alla base dello scenario fissano petrolio a 103 dollari al barile e gas a 55 euro al megawattora nella media del secondo trimestre, per poi farli scendere gradualmente nel resto del periodo. Su base annua, questo si traduce in 89,7 dollari per il greggio e 51,3 euro per il gas nel 2026.
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È però lo scenario avverso a spiegare davvero la cautela di Bankitalia. Qui l’istituto ipotizza rincari energetici più forti e persistenti, maggiore incertezza, fiducia in calo, tensioni sui mercati finanziari, condizioni di credito più rigide e un forte indebolimento degli scambi internazionali.
Rispetto allo scenario base, il Pil perderebbe circa mezzo punto nel 2026 e circa un punto nel 2027: in pratica, stagnazione quest’anno (Pil a zero) e recessione il prossimo (-0,6%).
GUERRA IN IRAN - IMPORTAZIONE DI PETROLIO E GAS IN UE
L’inflazione salirebbe di quasi due punti nel 2026, di 1,5 punti nel 2027 e di 0,3 nel 2028, arrivando rispettivamente al 4,5%, 3,3% e 2,2%. Nel breve periodo a spingere i prezzi sarebbe l’effetto diretto del nuovo balzo dell’energia.
Nel biennio successivo, però, peserebbe anche la propagazione dello shock al resto dell’economia: salari più alti per recuperare il potere d’acquisto, costi maggiori per le imprese, nuovi rincari sui listini.
È questo il circuito che Bankitalia descrive parlando di effetti indiretti e di retroazione salariale per 1,5 punti cumulati. Tradotto: se la guerra non si ferma, il rischio non è solo pagare di più gas e petrolio, ma trascinare l’intera economia in una combinazione di bassa crescita e prezzi più alti.
DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI
sergio mattarella e fabio panetta


