armin laschet angela merkel

UNA RISATA LO SEPPELLIRÀ - ARMIN LASCHET, DELFINO DELLA MERKEL, CONTINUA A PRECIPITARE NEI SONDAGGI: IL TRACOLLO DEFINITIVO DOPO LA FIGURA DI MERDA DELLA RISATA DURANTE LA COMMEMORAZIONE DELLE VITTIME DELLE ALLUVIONI IN RENANIA – MA ANCHE I COMPETITOR (LA VERDE BAERBOCK E IL SOCIALDEMOCRATICO SCHOLZ) NON BRILLANO. E COSÌ LA GERMANIA È ALLE PRESE CON UN INEDITO VUOTO DI LEADERSHIP, CHE CON LA PENSIONE DI ANGELONA SI ALLARGHERÀ ANCHE IN UE, DOVE L’UNICO CON IL CARISMA GIUSTO PER COMANDARE È MARIO DRAGHI…

 

Roberto Brunelli per "L'Espresso"

 

laschet ride

Alla fine Armin Laschet fu sepolto da una risata: la propria. Una risata un po' sguaiata, nel luogo e nel momento più sbagliato, ossia nella sua Renania sfigurata dalle inondazioni più catastrofiche del secolo, alle spalle del presidente Frank-Walter Steinmeier che con espressione grave esprime tutto il suo dolore per le vittime, per chi è rimasto senza casa, per chi si è visto strappare dai flussi tutto quel che possedeva.

 

Ci sono le telecamere, le immagini corrono senza pietà per tutta la Germania, l'uomo che in quel momento ha le maggiori chances di prendere il posto oggi occupato da Angela Merkel, tra chissà quali barzellette consumate con alcuni politici locali, potrebbe essersi giocato la cancelleria.

 

ARMIN LASCHET ANGELA MERKEL 2

Non è detto che gli storici alla fine la scriveranno così, ma il rischio è reale: manca un mese e mezzo alle elezioni che cambieranno il volto della Germania e dell'Europa, e solo due settimane all'apertura del voto postale, che a causa della pandemia potrebbe vedere un'adesione massiccia.

 

laschet ride

Proprio nel Paese che ha fatto della stabilità il suo totem, i sondaggi di questi tempi sono una sorta di ottovolante: mentre i consensi di Laschet precipitano, a seconda dei rilevamenti una volta è il socialdemocratico Olaf Scholz a svettare d'improvviso al primo posto, una volta è la leader dei Verdi, Annalena Baerbock - frettolosamente data per spacciata pochi giorni prima - a tornare sul podio nelle preferenze dei tedeschi come futuro inquilino della cancelleria.

 

MARIO DRAGHI E ANGELA MERKEL

Gli umori della Germania sono volatili - il Covid-19, le inondazioni e la paura di un clima impazzito stanno picconando le certezze - e così, dopo un po' di saliscendi, i Verdi sono tornati a ridurre ad una manciata di punti il distacco dalla Cdu-Csu, ossia l'unione conservatrice che sotto Angela Merkel è al governo del Paese da ben 16 anni.

 

annalena baerbock

Ma il dato che spiazza i palazzi del potere a Berlino è un altro: il 45% degli interpellati - quasi metà Paese - non intende votare nessuno dei tre sfidanti. È il blocco degli scontenti, in continua crescita, che non vuole né il governatore del Nord-Reno Vestfalia Laschet, né il ministro alle Finanze Scholz, considerato carismatico come un ghiacciolo, né la giovane ambientalista Baerbock, minata dalle sfrenate polemiche su presunti plagi e aggiustamenti del suo curriculum vitae.

 

Una crisi di leadership mai vista nella patria di Adenauer, Brandt, Schmidt e Kohl, dove la prima fase del lunghissimo e stremante addio merkeliano è condensata nella somma delle fragilità dei candidati in corsa per prenderne il posto.

 

armin laschet

E questo proprio mentre la Germania ridefinisce, sempre per mano della cancelliera pronta alla pensione, il proprio ruolo nel mondo: dal rapporto con gli Stati Uniti di Joe Biden alla lotta alla pandemia, passando dal clima alle complicatissime relazioni con Putin, condizionate dalla pipeline multimiliardaria Nord Stream, che secondo Washington legherà l'Europa mani e piedi al gas russo.

 

olaf scholz

Temi che Laschet evita con cura oppure affoga nel mare magnum delle dichiarazioni generiche. Vedi l'ipotesi immunizzazioni obbligatorie contro il Covid-19: «Se in autunno avremo ancora un tasso di vaccinazione troppo basso, dovremo rifletterci, ma non adesso», sentenzia il governatore del Nord-Reno Vestfalia in un'intervista estiva all'emittente Zdf accolta con sgomento finanche nel suo stesso partito.

 

armin laschet

Anche perché è quasi il contrario di quel che aveva appena detto il capo della cancelleria Helge Braun, un fedelissimo di Merkel, mentre il governo federale non risparmia in appelli alla vaccinazione per fronteggiare il dilagare della variante Delta. «Mi viene paura a immaginarmi Laschet alla cancelleria», scrive un lettore alla Frankfurter Neue Presse, secondo il quale «nelle zone della catastrofe renana aveva l'opportunità straordinaria di profilarsi come un manager delle crisi. Ma non lo ha fatto: perché non ne è capace. Invece mostra ad una stupefatta opinione pubblica di poter sfogare la sua allegra natura renana anche dinnanzi al caos, alla sofferenza e al lutto».

angela merkel e olaf scholz,

 

Con questo clima, pochi si stupiscono se alla fine il candidato - che si presenta come il bonario unificatore delle mille anime moderate della Germania, figlio di un minatore poi diventato insegnante - debba fare i conti con un furibondo fuoco amico: Markus Söder, leader del partito "fratello" cristiano-sociale e governatore della Baviera, ha accusato il collega renano di non avere una linea, un programma, una visione.

 

«Non è affatto scontato che saremo in grado di difendere la cancelleria», attacca Söder in un'intervista allo Spiegel, e dopo il 26 settembre, giorno delle elezioni federali, «potrebbero essere l'Spd, i Verdi e i liberali a formare il governo. Rischiamo di finire all'opposizione. Dobbiamo ritrovare la forza di parlare delle più importanti sfide nazionali e internazionali, per esempio su una nuova politica di difesa del clima come conseguenza della catastrofe delle inondazion».

HELGE BRAUN E ANGELA MERKEL

 

Con malizia, i seguaci di Söder ti ripetono la battuta preferita del loro sanguigno capo: il viaggio verso la cancelleria «lo stiamo facendo in vagone-letto». Da sonnambuli. Non è un'opinione isolata: Manfred Güllner, guru dei sondaggisti e capo dell'istituto Forsa, parafrasa Robert Musil per dire che il leader cristiano-democratico «è il candidato senza qualità».

 

annalena baerbock

È d'accordo il politologo Jürgen Falter: «La gente si aspetta vera leadership da un futuro cancelliere, attende risposte energiche, visioni: e invece Laschet affonda nella sua gentilezza» (il riferimento è ai suoi modi placidi). Di questi tempi, è il mantra che domina a Berlino, non può funzionare la strategia del cercare di non farsi mai inchiodare a scelte di campo precise.

 

E poi: parole contraddittorie sull'uscita della Germania dal carbone, non un soffio sulla candidatura nelle liste Cdu di un personaggio accusato di troppe simpatie verso l'estrema destra come l'ex capo dei servizi segreti interni Hans-Georg Maassen, ostentato oblio di fronte allo scandalo delle mascherine su cui lucravano alcuni deputati della Cdu, accuse di plagio per un suo libro del 2009.

joerg meuthen alexander gauland alice weidel frauke petry

La percezione della debolezza di Laschet - un cattolico praticante che quando gioca la schedina della Bundesliga punta sulle squadre più "equilibrate" per ridurre al massimo il rischio - è costellata da notevoli segnali d'allarme alla Konrad Adenauer Haus, il quartier generale della Cdu: tanto per cominciare, il candidato ha declinato l'invito a partecipare ad un confronto con Baerbock e Scholz, organizzato a inizio settembre dalla televisione ProSieben, lasciando tutto il campo agli avversari.

 

LASCHET SOEDER 2

Poi è stato annullato quello che doveva essere il grande evento per l'inizio della fase più calda della campagna elettorale di Cdu-Csu all'Europark di Rust: l'appuntamento si terrà a Berlino, ma non è ancora dato conoscerne i dettagli. Ebbene sì: più s' iniziano a scaldare le urne, più si intorbidisce lo scenario. A parte le tifoserie di partito, tutti e tre i candidati vengono sistematicamente dileggiati ben oltre le usuali asprezze di una normale campagna elettorale.

 

armin laschet

La Welt titola a caratteri cubitali che Baerbock «è la candidata più sottoqualificata della storia tedesca», il Tagesspiegel irride Scholz che, nel tentativo di scrollarsi di dosso la sua immagine di funzionario privo d'empatia, cerca di presentarsi come un uomo «dai grandi sentimenti» in un colloquio con la rivista femminile "Brigitte": le parole "cuore" ed "amore" le ripete in tutte le combinazioni possibili, ma la strategia pare disperata, dato che l'ultracentenaria Spd si mostra incapace di schiodarsi dal recinto del 15-16% dei consensi.

armin laschet angela merkel

 

In tutto questo festival delle debolezze, sulla Zeit è apparso un commento - dal titolo "Irremovibilmente vago" - che suona come una lapide per l'uomo che sulla carta è destinato a succedere a Frau Merkel: «I suoi errori sono così evidenti che nell'opinione pubblica cresce sempre di più la domanda se quest' uomo abbia le qualità per guidare il Paese in situazioni di crisi e di poterlo presentare responsabilmente sullo scenario internazionale».

 

MARIO DRAGHI CON ANGELA MERKEL

Inutile volgere lo sguardo a Merkel sperando in un aiuto: la cancelliera non spende una parola per sostenere il leader del suo partito, lasciando il messaggio politico alle immagini. Il giorno dopo la fatale risata, anche lei è arrivata tra i fanghi lasciati dalle fiumane apocalittiche: il dolore impresso nel volto, mano nella mano con la governatrice Malu Dreyer, socialdemocratica. «Questa è l'immagine di una leader, non certo la risata di Laschet», commentavano all'unisono i giornali. E i tedeschi, si sa, hanno buona memoria.

annalena baerbock armin laschet annalena baerbock 12armin laschet 3annalena baerbock 4Junge Alternative afdjorg meuthen alexander gauland alice weidelarmin laschet coronavirus

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...