beppe sala natale

CONTAVAMO I MINUTI CHE CI SEPARAVANO DALL'INEVITABILE QUANTO INUTILE PROPOSTA DI UNA COSTITUENTE PER LE RIFORME - CI PENSA BEPPE SALA, IL SINDACO DEGLI APERITIVI SGALLETTATI CHE PER DISTOGLIERE L'ATTENZIONE DAI SUOI INIZIALI ERRORI LA BUTTA SULLA MODERNIZZAZIONE DELLE ISTITUZIONI, IN PARTICOLARE SANITÀ E GIUSTIZIA - GIORGETTI D'ACCORDO, GLI ALTRI TIEPIDI. SEGUIRÀ DIBATTITO INFINITO E RISULTATI ZERO

Carlo Bertini per www.lastampa.it

 

milano non si ferma lo spot di sala sul coronavirus 2

Diversi sì, alcuni no, che considerano però la proposta di una Costituente per le riforme di Sala uno stimolo utile ad un dibattito obbligato dopo questa crisi epocale. Nell’intervista a La Stampa, il sindaco di Milano propone «una nuova Costituente per far ripartire l’Italia dopo il virus». Una nuova Costituente repubblicana che insieme al Parlamento coinvolga «rappresentanti di sindaci e presidenti di Regioni, per modernizzare le istituzioni, rendendole compatibili con la complessità e l’internazionalità in cui ci troviamo ad operare».

 

Sala individua due capitoli. Primo: il potere dello Stato e i poteri locali, perché l’attuale struttura amministrativa è del secolo scorso, non consente di essere veloci, si perde immediatezza e la responsabilità è suddivisa in mille centri di potere. Il secondo è la giustizia, «perché l’articolo 102 della Costituzione impedisce di istituire giudici speciali ma in realtà si sono venute a verificare situazioni nelle funzione pubblica che pongono legittimi dubbi al riguardo».

beppe sala beve birra con alessandro cattelan

 

«Bene arrivato», è il commento di Giancarlo Giorgetti, numero due della

Lega, che da mesi insiste per aprire una fase costituente. «Stavolta Sala l’ha azzeccata», apre la porta l’esponente della Lega. Ad appoggiare incondizionatamente la suggestione del sindaco, lasciando intendere (pur senza dirlo) che una Costituente dovrebbe poggiarsi su un governo bipartisan, è il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato, di Italia viva.

 

«L’idea di dover mettere mano alla Costituzione non è nuova, e fa bene Sala a riproporre il tema. Secondo me, quando sottolinea la confusione generata dai tanti livelli istituzionali tocca un punto centrale: era anche nella riforma poi bocciata del 2016. Come la fine del bicameralismo paritario, esigenza mai tanto sentita nelle istituzioni come oggi. Però, e sono convinto di interpretare anche il suo pensiero, oggi l’emergenza è sanitaria ed economica, questo non vuol dire che sulle istituzioni non si debba aprire un dibattito serio». Tradotto, aspettiamo la fine della crisi sanitaria e poi rivediamo tutto, compresi gli assetti di governo.

BEPPE SALA IN PALESTRA

 

Sì ad una Costituente, ma va chiarito bene il quadro prima, sostiene il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci. Che dà il merito a Sala di aver colto il tema del peso delle inefficienze e delle burocrazie tra Stato centrale e poteri locali e regionali. «Ci sono certamente strettoie e passaggi non giustificati - conviene Marcucci - che non ci possiamo più permettere. Prima di avviare percorsi e scelte concrete, serve avere però un quadro completo dei rapporti che non funzionano più ed una serie dettagliata di proposte per superarli».

 

 

 

BEPPE SALA IN BARCA

Giusto porre il problema, che va affrontato con spirito bipartisan, ma sbagliato lo strumento: per il costituzionalista Dem Stefano Ceccanti, «il problema di quali istituzioni dotarsi dopo la crisi, è un tema serissimo su cui riflettere, perché sotto lo stress dell’emergenza si sono rivelati alcuni fattori strutturali di debolezza che vanno superati». Insomma, «al di là degli strumenti, personalmente eviterei di tirare in ballo Costituenti che solo per essere istituite e votate avrebbero bisogno di 1 o 2 anni per partire, è evidente che l’emergenza ha rivelato una serie di problemi sugli assetti costituzionali che non possono essere ignorati. Dai rapporti centro-periferia con l’assenza della clausola di supremazia e di un luogo chiaro di cooperazione riconosciuto in Costituzione, alle modalità di lavoro del Parlamento e alle prospettive durata del governo: questi problemi dovrebbero essere affrontati con grande capacità di innovazione, il più possibile concorde. Non dovremmo ritornare puramente e semplicemente a quello che c’era prima».

 

Stefano Ceccanti

Dalla sinistra di governo, arriva invece un «ni», per bocca del capogruppo di Leu, Federico Fornaro, grande esperto di sistemi elettorali e istituzionali. «Il parallelo con l’Assemblea Costituente del 1946 appare un po’ forzato e comunque non fu una scelta voluta da De Gasperi, ma da tutte le forze politiche del Cln. È assolutamente condivisibile, invece, l’esigenza di una modernizzazione dello Stato che garantisca una maggiore velocità di risposta delle istituzioni. Quella che è mancata, a tutti i livelli, è stata una “cultura diffusa dell’emergenza sanitaria” così come negli anni abbiamo costruito nella protezione civile in occasione di catastrofi naturali (terremoti, alluvioni ecc) un modello partecipato in cui ogni istituzione ha il suo ruolo definito, insieme al volontariato, con attività di previsione e mitigazione del danno. Se avessimo avuto una medicina territoriale forte e radicata, ad esempio, saremmo riusciti a gestire meglio questa emergenza sanitaria».

federico fornaro

 

Anche dal centrodestra c'è chi plaude in toto all'idea di Sala. «Concordo con il sindaco Giuseppe Sala: affrontare il dopo-coronavirus - commenta Osvaldo Napoli di Forza Italia - significa addentrarsi in un mondo nuovo e attrezzare l’Italia con istituzioni forti e agili è indispensabile. È vero che il dibattito sull’Europa si è caricato da noi di un significato ideologico che non ha negli altri Paesi. E mi riferisco in particolare ai nostri alleati di destra ai quali sfugge che non si può minacciare, ogni volta, che si esce dall’euro se non si fa così e così ... non si rendono conto che in questo modo tolgono credibilità e autorevolezza all’Italia nel suo complesso. Magari racimolano consensi ma pur sempre consensi destinati a rimanere congelati perché con i “no” non si governa il Paese».

 

«Però la proposta di Sala - fa notare Napoli - solleva anche interrogativi. Una nuova Costituente, eletta ovviamente su base proporzionale, per cambiare che cosa e in funzione di quali obiettivi? Certo, non può guardare al passato o prendere a modello il lavoro straordinario fatto dall’Assemblea del 1946. Ad esempio, ritiene Sala che sia da rimeditare in profondità l’articolazione del sistema istituzionale senza più lo spettacolo penso visto in queste settimane in cui Regioni e Stato si rincorrevano per stabilire chi dovesse fare cosa o perseguivano un poco dignitoso scaricabarile sulle responsabilità? Sono domande legittime alle quali non può dare risposta un Parlamento sempre precario nella sua esistenza. Un’assemblea costituente da eleggere per la durata di due o tre anni e legittimata a prescindere da crisi parlamentari o nuove elezioni».

angelo tofalo silvio berlusconi giancarlo giorgetti

 

Destra divisa tra sì e no

Ma se Giorgetti è soddisfatto della proposta di Sala, non tutti nella Lega la pensano come lui, almeno a sentire cosa dice il «ministro per le riforme» del Carroccio, Roberto Calderoli. Che liquida la proposta di Sala come «fuori tempo e fuori luogo. Pensi a fare il sindaco». Opposta invece la reazione, totalmente favorevole, della capogruppo di Forza Italia, Mara Carfagna. «Sono del tutto d’accordo con l’idea che per governare tempi eccezionali servano strumenti di decisione fuori dall’ordinario.

 

Quella di un'Assemblea Costituente è una proposta in questa direzione e merita una valutazione seria, da affrontare una volta usciti dalla fase più acuta dell'emergenza. La pandemia ha mostrato tutti i limiti del sistema Italia sul terreno amministrativo, economico, sociale, oltre che un’arretratezza digitale che spaventa: molti dei provvedimenti del governo rischiano di restare lettera morta per l’inefficienza della burocrazia e il limitato accesso a Internet. Ne eravamo già consapevoli prima, ora sappiamo quali conseguenze disastrose ha questa arretratezza».

 

giancarlo giorgetti e giovanni toti alla berghem fest

Per questo, «Sala dice, a ragione, che con un sistema del secolo scorso non si governa né il presente né il futuro. Ma voglio portare più avanti il ragionamento: un progetto riformista davvero ambizioso sarebbe la migliore garanzia per accreditare le nostre richieste in Europa e dimostrare che l’Italia del dopo-crisi sarà diversa da quella di prima. Ripensare il futuro del Paese è un progetto al quale dobbiamo dedicarci tutti insieme sin da subito, ciascuno con le proprie idee ma rinunciando agli egoismi di schieramento o ai piccoli calcoli di partito. Poi potremo tornare a dividerci e confrontarci e vedremo quale quadro politico ne verrà fuori. Ma potremo far riferimento a un obiettivo comune di rinascita e modernizzazione, come avvenne nel dopoguerra».

 

 

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