renzi zingaretti

AVVISATE RENZI (MA ANCHE CONTE, CALENDA E TOTI): SECONDO IL SONDAGGIO DI ANTONIO NOTO VANNO MALE I PARTITI PERSONALI: QUELLO DI MATTEUCCIO VALE IL 5 PER CENTO – COME DAGORIVELATO, LA SCISSIONE DEI RENZIANI E’ SEMPRE PIU’ VICINA: LE CONTROMOSSE DI ZINGARETTI – IL LAVORO DI RICUCITURA DI FRANCESCHINI…

DAGOESCLUSIVO

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dagoesclusivo-vero-erede-berlusconi-matteo-renzi-lanciato-213403.htm

 

IL SONDAGGIO

Da www.liberoquotidiano.it

 

renzi zingaretti

Matteo Renzi, Giuseppe Conte, Carlo Calenda e Giovanni Toti. Se "i partiti forti nascono nelle piazze per poi arrivare in parlamento", come accaduto al "M5s, tanto per fare un esempio recente, o agli stessi Berlusconi o Bossi se ci riferiamo al passato", "la storia ci racconta che i partiti nati da scissioni parlamentari hanno avuto sempre poco successo nelle urne". Antonio Noto, nel suo sondaggio per il Giorno, si chiede quanto valgono questi nuovi - o eventuali - soggetti politici. La risposta, a vedere i risultati, è: poco.

 

"Tra le new entry quella con più probabilità di successo è l'ipotetico partito di Conte", scrive Noto. "Oggi viene accreditato al 10%, anche se bisogna notare che questo valore è rimasto praticamente costante nel corso degli ultimi tre mesi, cioè anche nel passaggio tra il Conte 1 e il Conte 2".

Zinga Renzi

 

Per un eventuale partito di Renzi "il consenso al momento è del 5%, ma in questo caso bisogna dire che il trend è in decremento da quando si iniziò a parlare di questa eventualità, cioè subito dopo le sue dimissioni da presidente del Consiglio. A quei tempi questo nuovo soggetto politico attraeva circa il 10% dell'elettorato, oggi invece raccoglierebbe appena la metà di quei voti".

 

Le percentuali scendo per un ipotetico partito di Calenda "che comunque partirebbe con il 2,5% dei consensi e che gli provengono per la metà da elettori democratici e per la rimanente parte da quelli che non sono fidelizzati ad alcun partito". Il partito di Toti Cambiamo! che "sarà presente nelle prossime elezioni regionali" raccoglie l'1,5 per cento dei consensi.

 

 

luigi di maio dario franceschini

SCISSIONE DEI RENZIANI VICINA

Giovanna Vitale per la Repubblica

 

L' accelerazione impressa da Matteo Renzi non ha sorpreso più di tanto il Nazareno. Da mesi l' inner circle del segretario Nicola Zingaretti lavora per sminare il terreno, sottrarre al senatore di Firenze ogni pretesto di scissione. Ma adesso che il momento sembra arrivato (anche se non tutti nel Pd sono d' accordo: «Matteo è bravissimo ad alzare la tensione, da qui a uscire davvero ce ne corre») si preparano le contromisure. Obiettivo: provare a sterilizzare gli effetti dell' addio, se proprio non si dovesse riuscire a trattenerlo.

zingaretti renzi

 

Opzione, quest' ultima, di gran lunga preferita. «La nascita di un nuovo gruppo fuori dal Pd ma in appoggio al governo creerebbe tali e tante fibrillazioni all' interno della maggioranza che il Conte 2 non durerebbe più di sei mesi», è il vaticinio di un ministro dem.

 

Con tanti saluti al pericolo Salvini e alla messa in sicurezza del Paese: ovvero le motivazioni addotte da Renzi per giustificare il cambio di linea sull' accordo coi grillini. Che lui però giura continuerà a sostenere: «Noi non staremo all' opposizione » va ripetendo ai suoi. Pronto a fare un passaggio con il premier e con Di Maio, per rassicurarli entrambi, quando i gruppi si faranno. Luigi Marattin potrebbe guidare quello della Camera, Teresa Bellanova diventare la capodelegazione dentro l' esecutivo.

 

RENZI ZINGARETTI

Nel frattempo, il Nazareno non resterà a guardare. Già delineata la strategia: rendere meno persuasiva l' iniziativa separatista del Giglio Magico. Agli occhi del suo capo, innanzitutto. Cercando di convincerlo che è più conveniente rimanere nel Pd anziché gettarsi in un' impresa che a molti - in quel di Cortona dove è riunita Areadem, la corrente di Dario Franceschini - ricorda l' avventura di Rutelli nel 2009.

 

«Anche allora», dice un esponente della ex Margherita, «Francesco era convinto di portarsi via una quarantina di parlamentari e un pezzo di Forza Italia, ma quando l' Api vide la luce non erano più di dieci». E Renzi ora rischia il bis. «Una rottura adesso rischia di risultare incomprensibile », argomenta infatti Roberta Pinotti: «Visto che il Pd ha seguito la sua linea e il governo è partito, Matteo dovrebbe spiegare perché lo fa.

dario franceschini

 

Perché non ha avuto abbastanza sottosegretari? Non è sostenibile. Perché secondo lui l' alleanza con il M5s doveva durare per un tempo limitato, giusto per sterilizzare l' Iva e cambiare la legge elettorale, invece di darsi l' intera legislatura come orizzonte?

Mi sembra un argomento debole».

 

Per questo Zingaretti & Co. nutrono dubbi che alla fine il fiorentino leverà l' ancora. Una manovra che comunque si tenterà di ostacolare in tutti i modi. Pubblicamente con un serie di appelli a ripensarci. «Tornare a Ds e Margherita? No grazie", taglia corto Maurizio Martina, «così si finisce solo per aiutare la destra». Di più: «Sarebbe la fine del Pd», twitta il sindaco di Pesaro Matteo Ricci. «Dovremmo discutere di come affrontare i problemi del Paese, non di come e se dividerci», avverte il vicesegretario Orlando. Anche lui fra i pontieri già all' opera, insieme a Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, per tentare di sventare lo scisma. Offrendo la riforma del partito.

IL MEME DI OSHO SU RENZI DOPO LA VITTORIA DI ZINGARETTI ALLE PRIMARIE

 

Entrato in una nuova fase rispetto al congresso il Pd può ora rivedere i propri assetti, cambiare (subito la presidenza) e allargare (la segreteria), dove il senatore di Firenze e i suoi potranno tornare protagonisti, se lo vorranno. «Anche se non sono sicuro che basterà», riflette amaro uno degli uomini più vicini a Zingaretti: «Renzi ha avuto tre ministri e cinque sottosegretari; Gualtieri ha liberato il seggio in Europa per un fedelissimo, la Bonafé è vicepresidente del gruppo Socialista a Strasburgo La verità è che lui fa sempre più uno, alza il prezzo perché vuole una scusa per andarsene», sbuffa un esponente zingarettiano. Perciò il piano B è già pronto: prosciugare il terreno della diaspora. Convincere i renziani che è meglio scegliere un approdo sicuro che correre verso l' ignoto.

giuseppe conte dario franceschiniArmata PD - Renzi ZingarettiDARIO FRANCESCHINI PAOLA DE MICHELI

 

Ultimi Dagoreport

vetrine rotte maranza giorgia meloni youssef siher

DAGOREPORT - A GUARDARE I TIGGÌ RAISET, E LEGGERE I GIORNALONI PRO-MELONI, CON IL FERMO DI YOUSSEF SIHER L’ITALIA HA RISOLTO TUTTI I SUOI PROBLEMI: “MARANZA” SCONFITTI, ADDIO SACCHEGGI! - OVVIAMENTE È UNO SPECCHIETTO PER GLI ALLOCCONI: LA SENSAZIONE È CHE SIHER, CHE ERA NEL CASSETTO DEI SERVIZI DA TEMPO, ABBIA COLTO AL VOLO L'OCCASIONE DI INFILARSI NELLA BOLGIA SOCIAL, PER MAGARI DIVENTARE IL LEADER DELLA ''RIVOLTA MARANZA'' - UNA "RIVOLTA" CHE, GUARDA IL CASO, HA "COPERTO" LE PROTESTE NEL SUD DEI TIR PER IL CARO-BENZINA E I SUPERMERCATI MEZZI-VUOTI – LA DESTRA “ORDINE E SICUREZZA” È AL GOVERNO DA QUATTRO ANNI, AVREBBE DOVUTO PREVENIRE GLI SCONTRI DI MILANO, NON INTERVENIRE A VETRINE SFASCIATE - SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL'ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN'ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE...”

cateno de luca luigi marattin sindaci d italia giorgia meloni

DAGOREPORT – MARATTIN S-CATENATO! IL DEPUTATO EX RENZIANO POTREBBE APPRODARE NEL CENTRODESTRA ATTRAVERSO IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA, EVITANDO COSI’ DI DOVER RACCOGLIERE SEIMILA FIRME A COLLEGIO PER PRESENTARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI – L’INCONTRO TRA MARATTIN E DE LUCA IN UN RISTORANTE DI ROMA NORD – GIORGIA MELONI DOVREBBE ESSERE PRESENTE ALLA CONVENTION DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI “NORD CHIAMA SUD”, CHE CAMBIERA’ NOME E SIMBOLO: DIVENTERÀ “SINDACI D’ITALIA”, PER FARE CONCORRENZA AL MOVIMENTO CIVICO DI ALESSANDRO ONORATO –  “SCATENO” È PRONTO AD ACCOGLIERE ANCHE I LEGHISTI NON “BLINDATI” DA SALVINI – VERSO UNA LISTA UNICA FORZA ITALIA-NOI MODERATI. LA MELONI “TIFA” TAJANI, CONSIDERATO PIU’ AFFIDABILE DI OCCHIUTO…

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!

mentana cairo

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...