silvio berlusconi confidential

SILVIO, CI MANCHI! - TRE ANNI FA CI LASCIAVA BERLUSCONI, UNO-TRINO-E-QUATTRINO DELLA TELE-POLITICA: SEDUTTORE, IMBONITORE, IMPRENDITORE, TRIVELLATORE, BABBO PAGATORE E "MAMMA SILVIO" - DALLA BATTUTA SULLE MOGLI ARABE CHE REGALÒ AL RE SAUDITA SFIORANDO L’INCIDENTE DIPLOMATICO ALLA BARZELLETTA SUL “BUNGA-BUNGA” RACCONTATA AL QUIRINALE, IL GIORNALISTA DEL “CORRIERE DELLA SERA” MARCO GALLUZZO, RIPERCORRE IL DECENNIO 2001-2011 IN CUI IL CAVALIERE RAGGIUNSE L'APICE DEL POTERE NEL LIBRO "BERLUSCONI CONFIDENTIAL" – QUANDO LA MERKEL LO RICEVETTE CON UNA COPIA SULLA SCRIVANIA DELLA "FAZ" CON LA FOTO IN PRIMA PAGINA DI UNA PROTAGONISTA DELLE “CENE ELEGANTI”. IL CAV COMPRESE CHE ANGELONA LO AVEVA LIQUIDATO – UGO MAGRI RICORDA QUANDO IL CAV GLI CHIESE NOME E COGNOME DI UNA CERTA FONTE CHE LO “SPUTTANAVA” NEI CIRCOLI DIPLOMATICI: “PROPOSE, IN CAMBIO, UN SEGGIO PARLAMENTARE. NON FU ACCONTENTATO…” - VIDEO

 

Ugo Magri per “La Stampa” - Estratti

 

silvio berlusconi cover

Tra le centinaia di tomi su Silvio Berlusconi mancava quello dedicato al suo circo mediatico. Il motivo si intuisce: l’argomento è scomodo. Crea imbarazzo tra gli addetti ai lavori. Obbliga l’informazione a riflettere sui propri demoni. A fare un briciolo di autocoscienza. Richiede onestà intellettuale e la capacità di ammettere che, nella narrazione di quegli anni, qualcosa è andato storto.

 

La lacuna è stata colmata da Marco Galluzzo, firma politica delCorriere, in una biografia non autorizzata del Cavaliere (editore Rubbettino) con il titolo ammiccante, anche se un tantino elusivo, Berlusconi confidential.

 

Perché è vero che di confidenze nel libro ce ne sono tante e alcune indimenticabili, come la battuta sulle mogli arabe che Silvio regalò al Re saudita sfiorando l’incidente diplomatico oppure, per restare alle barzellette, quella sul “bunga-bunga” raccontata durante le consultazioni al Quirinale, con Sergio Mattarella basito.

 

A chi non è sazio di scoop, l’autore regala inediti gustosi del «magico mondo berlusconiano» (il copyright è di Daniela Santanchè) alternati a momenti su cui purtroppo c’è poco da ridere perché l’Italia non ci fece buona figura.

 

Atroce l’aneddoto della Merkel, quando la Cancelliera ricevette Berlusconi con una copia in bella vista sulla scrivania della Frankfurter Allgemeine Zeitung con la foto in prima pagina di una protagonista delle “cene eleganti”. Il Cavaliere ammutolì, comprese in quel preciso momento che Angela lo aveva liquidato.

 

(…)

marco galluzzo

Si formavano piccoli clan rivali, veri e propri “pool” di iene dattilografe, come le definiva Palmiro Togliatti, per darsi il cambio negli appostamenti, sentinelle sparse ovunque il Cav potesse materializzarsi. Sotto la residenza romana di Palazzo Grazioli, in via del Plebiscito, c’erano turni di guardia perfino di notte (considerato anche il viavai); qualcuno per comodità si portava la sedia da casa; altri l’ombrellone d’estate; squadrette motorizzate inseguivano il corteo presidenziale nei vicoli di Roma e addirittura all’estero; a New York una giornalista si beccò una scossa di taser, altri rischiarono l’arresto per avere un po’ esagerato. E fin qui potrebbe sembrare sana competizione al servizio dei lettori. «That’s the press, baby», commenterebbe soddisfatto Humphrey Bogart. In realtà, riconosce l’autore del libro, c’era qualcosa di patologico. Di gravemente malato.

  

 

silvio berlusconi giornalisti

«Eravamo tutti diventati dei casi clinici. In alcuni casi figure professionali ibride, nevrotiche, con tratti da investigatori», è la foto di gruppo dei giornalisti embedded, come si direbbe per gli inviati di guerra. «Guadagnarsi la fiducia del maggiordomo del Presidente valeva più della confidenza di un ministro di peso»: poca visione politica e tanto buco della serratura abbassando il livello, falsando la prospettiva.

 

Ma c’è di peggio, guardando indietro. Quel clima sovraeccitato, di perenne vigilia, di rincorsa ossessivo-compulsiva all’indiscrezione vissuta come feticcio, come scalpo, come trofeo da sventolare, aveva in realtà un regista: il Cavaliere medesimo.

 

Berlusconi inondava l’informazione. Comunicava anche dieci volte al giorno. Incontinente è dire poco. Talvolta erano sfoghi calcolati, usava i media per mandare messaggi che più tardi magari smentiva con tutti dietro a inseguirlo. «Parlava sempre e ovunque», ricorda Galluzzo, facendo disperare le «vecchie zie» che rispondevano ai nomi di Gianni Letta, l’uomo della diplomazia, e di Paolino Bonaiuti, il portavoce.

 

silvio berlusconi

Sussurrava per telefono, nelle porte girevoli, tra i banchi dei mercatini, nel cortile di casa, sul marciapiede, in mezzo al traffico della Capitale abbassando il finestrino oppure facendo salire a bordo dell’auto i cronisti, specie se gli stavano in simpatia. Con alcuni Silvio stabilì nel tempo relazioni speciali, e qui il racconto si fa un tantino scabroso.

 

La contiguità, il rapporto quasi simbiotico generarono rapporti «che per più d’uno valicarono i limiti tradizionali, nel bene e nel male: qualcuno fece carriera, altri lo ebbero come ospite alla festa dei cinquant’anni, altri ancora contarono su una confidenza che andava al di là di ogni precedente».

 

Il Cav in fondo era un seduttore. Conosceva l’animo umano e le sue fragilità. Cercava di catturare le prede attraverso tentazioni, lusinghe, corteggiamenti.

 

Talvolta superava il limite. A chi scrive, per dire, chiese nome e cognome di una certa fonte che lo «sputtanava» nei circoli diplomatici; propose, in cambio, un seggio parlamentare (non fu accontentato). Più spesso e più banalmente il baratto consisteva in un’intervista che nessun direttore avrebbe mai osato rifiutare.

berlusconi merkel

 

Affonda la lama crudelmente Galluzzo: «Tutti hanno vissuto il fenomeno come irrinunciabile.

 

Denunciando magari una bugia, ma poi dedicandole gli spazi sterminati di un rotocalco senza fine. Esattamente quello che lui voleva». Nessuno o quasi può scagliare la prima pietra. Altra stilettata: «Berlusconi era la pagina 3 di default, ogni tanto addirittura circolavano nei giornali dei menabò preparati prima con quello che Berlusconi avrebbe detto o con quello che Berlusconi si pensava avrebbe detto», non importa cosa, l’importante era che dicesse alimentando la giostra. Chiosa finale del libro: «È tutto folle ma è successo». Sperando che non si ripeta in futuro.

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