BISI E RISI: I MILLE VOLTI DI LUIGI BISIGNANI - IL FACCENDIERE, GIA' CONDANNATO A DUE ANNI E MEZZO NEL PROCESSO ENIMONT, È INDAGATO PER AGGIOTAGGIO NELL’INCHIESTA PER MANIPOLAZIONE SUL MERCATO RIGUARDO LA CAMPAGNA PER COSTRINGERE CLAUDIO LOTITO A VENDERE LA LAZIO - "BISIGNANI È AMICO DI TUTTI, È L’UOMO PIÙ CONOSCIUTO CHE IO CONOSCA", DISSE UNA VOLTA DI LUI GIANNI LETTA (SUO TESTIMONE DI NOZZE) - IL RAPPORTO CON MAURO MASI CHE DI LUI DIRA': "HO UTILIZZATO E UTILIZZO BISIGNANI PER AVERE UNA IDEA DELLE REALI OPINIONI DI LETTA" - NELLA LISTA SEQUESTRATA A CASA DI LICIO GELLI SUGLI APPARTENENTI ALLA P2 C’È ANCHE IL SUO NOME, LO SCANDALO P4 E "IL CENTRALINO PARALLELO" DEL POTERE ITALIANO - "UNA VOLTA BISIGNANI SPIEGÒ A UN AMICO L’UTILITÀ DI UOMINI COME LUI CON UNA BATTUTA: 'SE CI FOSSE IN POLITICA GENTE CAPACE, INTELLIGENTE NOI NON SERVIREMMO A NULLA, SAREMMO DISOCCUPATI'"

Estratto dell'articolo di Giuliano Foschini per "la Repubblica"

 

Luigi Bisignani

Ci sono nomi che sembrano scritti con l’inchiostro indelebile nelle storie grigie d’Italia. Valter Lavitola è uno. L’altro è sicuramente Luigi Bisignani, giornalista, lobbista, frequentatore di salotti, amico dei politici, burattinaio vero o presunto, potente tra i potenti.

 

Uno di quegli uomini dei quali è sempre stato difficile spiegare esattamente il mestiere, ma facilissimo ricostruire la rubrica telefonica: presidenti del Consiglio e ministri, banchieri e generali, direttori di giornale e manager di Stato, uomini dei servizi e cardinali.

 

«Bisignani è amico di tutti, è l’uomo più conosciuto che io conosca», disse una volta di lui Gianni Letta, non uno qualsiasi, ai magistrati. Relazioni, informazioni, potere nei quali ha sempre nuotato. Procure nelle quali frequentemente è inciampato. Questa volta la storia è quella della Lazio di Claudio Lotito.

 

I carabinieri hanno perquisito Bisignani nell’inchiesta con cui la procura di Roma vuole capire se dietro la campagna per spingere il presidente biancoceleste a vendere la società ci sia stata una «regia unitaria».

mauro masi e luigi bisignani foto mezzelani gmt 059

 

Bisignani, tornato da tempo al suo primo mestiere, quello di giornalista, negli ultimi mesi aveva dedicato sul Tempo diversi articoli alla Lazio. Il 31 maggio aveva rilanciato la notizia, ritenuta falsa dagli investigatori, di una presunta offerta da 450 milioni di JP Morgan e aveva indicato a Lotito anche alcuni uomini della finanza ai quali rivolgersi per aprire un nuovo corso nella gestione del club: Mauro Masi e Francesco Maiolini, presidente e amministratore della Banca del Fucino, anche loro perquisiti.

luigi bisignani

 

Poi aveva continuato. Sul Tempo è comparso - è anche oggi in edicola - un box quotidiano, con la sua fotografia al telefono e un titolo: «10 domande a Claudio Lotito». Sotto: «I quesiti al presidente della Lazio del nostro Bisignani. Ma le risposte non sono mai arrivate alla redazione de Il Tempo».

 

Le domande andavano dal Flaminio alla Lazio 2032, dagli investimenti al valore del marchio, fino all’ultima, decisamente esplicita: «Se la Lazio viene prima di tutto, è disposto a cambiare davvero?».

 

Ora i carabinieri stanno incrociando articoli e tabulati telefonici e hanno trovato contatti tra Bisignani e i vertici della banca anche a ridosso di alcune pubblicazioni. Sarà l’inchiesta a stabilire se tutto questo abbia un significato penale. Quello che c'è, però, già basta per capire perché ancora oggi il nome di Luigi Bisignani possa finire al centro di una storia nella quale si incrociano un giornale, una banca, una società quotata e una battaglia di potere bisogna invece riavvolgere il nastro. Di quasi mezzo secolo.

 

giulio andreotti

Bisignani il potere comincia a conoscerlo da ragazzo. Giornalista dell’Ansa, entra presto nei palazzi della Prima Repubblica, frequenta il mondo democristiano, soprattutto quello di Giulio Andreotti. Nella lista sequestrata a casa di Licio Gelli sugli appartenenti alla P2 c’è anche il suo nome.

 

Poi arriva Raul Gardini. Bisignani lascia il giornalismo ed entra nell’universo Ferruzzi, uno dei gruppi industriali più potenti d’Italia, diventando uomo di relazioni anche lì, nel punto di contatto tra grande impresa e politica.

 

Ed è così che finisce dentro Enimont, la madre di tutte le tangenti, la vicenda che mostrerà il sistema di finanziamento dei partiti e contribuirà a travolgere la Prima Repubblica. Per quella storia Bisignani sarà condannato definitivamente a due anni e mezzo. Verrà poi radiato dall’Ordine dei giornalisti.

BISIGNANI

 

La Prima Repubblica nel frattempo finisce. Ma Bisignani è un tipo strano di “bestia” in grado di cambiare pelle come cambia il potere. Nella Seconda Repubblica uno dei suoi rapporti più solidi diventa quello con Gianni Letta, il grande mediatore dell’era berlusconiana. Si conoscono da decenni, Letta è stato persino suo testimone di nozze insieme a Lamberto Dini. [...]

 

Francesco Merlo su Repubblica lo definirà il «principe ancora in carica dei faccendieri di Stato». La sua forza era sempre stata restare nell’ombra.

 

Ma nel 2011 quel sistema diventa improvvisamente visibile. È l’inchiesta sulla cosiddetta P4. Le intercettazioni restituiscono l’immagine di una specie di centralino parallelo del potere italiano.

 

luigi bisignani

Si parla di ministri e nomine, aziende pubbliche e servizi, giornalisti e direttori, di Michele Santoro e Report, Vittorio Feltri, Gianfranco Fini, Il Giornale, Libero, Rai. È in quelle carte che i pm Francesco Greco e Henry John Woodcock mettono nero su bianco una frase che sembra quasi la descrizione del mondo nel quale Bisignani si è sempre mosso: «Conoscere e avere informazioni che altri non hanno è la premessa indispensabile per esercitare il potere».

 

Ma c’è soprattutto una storia che spiega meglio di qualsiasi definizione quale fosse il suo ruolo. Tra gli uomini con i quali Bisignani parla continuamente c’è Mauro Masi, allora direttore generale della Rai. Lo stesso Mauro Masi che oggi presiede la Banca del Fucino.

 

Masi viene interrogato dai magistrati e racconta di utilizzare Bisignani per capire che aria tira a Palazzo Chigi, soprattutto cosa pensa Gianni Letta. «Io ho utilizzato e utilizzo Bisignani per avere una idea delle reali opinioni di Letta», mette a verbale.

Raul Gardini

 

Masi ha con il sottosegretario un rapporto istituzionale, Bisignani ne ha uno personale. È l’uomo che risolve i problemi. Il direttore generale della Rai vuole licenziare il conduttore di Annozero, Michele Santoro? «Mi sono fatto scrivere la lettera di licenziamento di Santoro da Bisignani» dice ai pm. E ancora: «Non escludo di aver chiesto a Bisignani di sondare Letta sul licenziamento».

 

Non era un’eccezione. In quelle carte si parla di nomine, giornali, aziende pubbliche, magistrati, servizi segreti. Repubblica all’epoca lo descrive come «totem e anima» di quella rete.

 

Licio Gelli CON GIULIO Andreotti alla permaflex di Frosinone

E il punto non è stabilire quante delle cose che gli venivano attribuite fosse davvero in grado di farle. Il potere di Bisignani è sempre vissuto anche di questo equivoco: quanto comandava davvero e quanto, invece, era abilissimo nel far credere agli altri di poter comandare?

 

Una volta, secondo un vecchio ritratto pubblicato dal Tempo, Bisignani spiegò a un amico l’utilità di uomini come lui con una battuta: «Se ci fosse in politica gente capace, intelligente noi non serviremmo a nulla, saremmo disoccupati».

luigi bisignani

gianni letta (2)LICIO GELLI

mauro masi (2)

BISIGNANI A CAPALBIO LIBRIluigi bisignani enrico cisnettoCOPERTINA LIBRO BISIGNANI MADRON - L UOMO CHE SUSSURRA AI POTENTILUIGI BISIGNANI - PAOLO MADRON - I POTENTI AL TEMPO DI GIORGIAluigi bisignani (2)madron bisignaniFRECCERO E BISIGNANIluigi bisignanimadron e bisignani a capalbio libriASSEMBLEA GENERALI DI BANCA DITALIA LUIGI BISIGNANI FOTO LA PRESSE

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