trump salvini

SALVINI SI INTESTA IL TRUMPISMO – IL “CAPITONE” SENTE AL TELEFONO IL TYCOON PER ESPRIMERGLI SOLIDARIETÀ DOPO LA CONDANNA: IL LEADER LEGHISTA A LUGLIO VUOLE PARTECIPARE ALLA CONVENTION REPUBBLICANA E ACCREDITARSI NEL QUARTIER GENERALE DELL’EX PRESIDENTE. L’OBIETTIVO È PRESIDIARE LA DESTRA, MENTRE LA MELONI SI FA DARE I BACETTI IN TESTA DA BIDEN – IL VANNACCISMO SENZA LIMITISMO PER RISALIRE NEI SONDAGGI E LE BADILATE ALLA DUCETTA SU URSULA VON DER LEYEN: “NON SARÀ LEI LA PRESIDENTE. NON VORREI PARLARE PER GIORGIA, MA CREDO SIA CHIARO CHE NON LA VOTERÀ…”

1. LA MOSSA DI SALVINI: UNA CHIAMATA CON TRUMP PER PESARE DI PIÙ NEL GOVERNO

Estratto dell’articolo di Federico Capurso per www.lastampa.it

 

trump salvini

Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini alza la posta in gioco e mette sul piatto del centrodestra, a pochi giorni dalle Europee, il primo risultato dei suoi sforzi per costruire un rapporto con Donald Trump.

 

«Gli ho espresso pubblicamente la mia vicinanza per le sue vicende giudiziarie – racconta Salvini -. A molti italiani ricordano quelle di Silvio Berlusconi, […] per 30 anni accompagnato, qualcuno ritiene perseguitato, nel nome di un certo tipo di giustizia. Trump mi ha risposto nelle scorse ore ringraziandomi e ci siamo anche sentiti telefonicamente. L’ho ringraziato a mia volta».

 

È la prima volta che il tycoon americano contatta Salvini. Ma questo, per il leader della Lega, è solo il primo passo. «Conto di avere in estate una missione negli Usa per rinsaldare l’amicizia tra Italia e Stati Uniti», rivela.

 

Salvini sta infatti preparando un viaggio per partecipare, a luglio, alla convention Repubblicana e da lì, magari, stringere un rapporto con Trump e diventare il suo referente politico in Italia, a discapito di Giorgia Meloni. Questa è la carta che potrebbe permettere a Salvini di salvare la sua leadership all’interno della Lega e guadagnare un peso maggiore nella coalizione […]

 

Vivek Ramaswamy Matteo Salvini

Le presidenziali americane del prossimo 5 novembre sono dunque fondamentali per il futuro del leader del Carroccio e non è un caso che vanti di essere «se non l’unico, fra i pochissimi che chiaramente auspicano una vittoria di Trump e dei repubblicani».

 

Un’unicità che, ben inteso, vanta all’interno del centrodestra, in contrapposizione proprio con la premier che invece […] è obbligata a non esporsi. L’eventuale vittoria alle presidenziali, dice Salvini, sarà «determinante per un positivo equilibrio mondiale. E non penso – conclude con un filo di speranza nella voce - che Trump verrà fermato da queste inchieste».

 

salvini meloni

2. MATTEO SALVINI: "MELONI NON VOTERÀ URSULA VOGLIO LA LEGA IN DOPPIA CIFRA. NESSUN SORPASSO DI FORZA ITALIA TORNERÒ A CHIEDERE QUOTA 41"

Estratto dell’articolo di Francesco Olivo per “La Stampa”

 

[…] Matteo Salvini […] si gioca tanto sabato e domenica. La sua scommessa più azzardata si chiama Vannacci, "voterò per il generale", racconta in questa intervista.

 

Ministro, quanto prenderà la Lega alle Europee?

«L'obiettivo è fare meglio delle politiche del 2022: sono molto fiducioso».

 

Doppia cifra?

«Ci punto».

 

Cinque anni fa lei ha preso il 34%, oggi festeggerebbe il 10. Cosa è successo nel frattempo? Tutta colpa del fatto di aver preso parte al governo Draghi?

THE ECONOMIST - COPERTINA CON URSULA VON DER LEYEN, GIORGIA MELONI E MARINE LE PEN - LE TRE DONNE CHE PLASMERANNO L'EUROPA

«La scelta di entrare nel governo Draghi è stata presa per impedire che il governo dell'Italia fosse esclusivamente in mano a Pd e sinistre, in modo tale che il centrodestra potesse avere voce in capitolo su dossier delicati a partire dal Pnrr. Ma la scelta di responsabilità della Lega non ha pagato in termini elettorali. Ce lo aspettavamo».

 

Tornando indietro lo rifarebbe?

«Abbiamo preferito fare il bene del Paese».

 

[…] In molti nel partito si sono lamentati per la presenza di Vannacci. Le ha dato fastidio?

«Si possono esprimere tre preferenze e ognuno può scegliere. È ovvio che un dirigente di partito preferisca scegliere un candidato che conosce da anni e che ha la tessera della Lega in tasca […]».

 

Lei lo voterà?

«Io voterò per due dirigenti storici della Lega e poi anche per il generale».

 

[…] Che c'entra Vannacci con la storia della Lega?

«Condivide i nostri principi e le nostre battaglie. In ogni caso, credo che Vannacci saprà conquistare molto consenso in tutta Italia».

 

antonio tajani matteo salvini giorgia meloni

Quante preferenze prenderà Vannacci?

«Moltissime. Arriverà sul podio, secondo me terzo».

 

Dopo Meloni e Tajani?

«Dopo Meloni e Schlein».

 

Alla convention di marzo Marine Le Pen disse a Meloni, "chiarisci se vuoi votare von der Leyen". Lo ha chiarito nel frattempo?

«Secondo me sì. Da allora è diventato chiaro che non sarà von der Leyen la presidente. D'altronde è una catastrofe per tutti, anche per il Piemonte».

 

È sicuro che Meloni non la voterà?

«Non vorrei parlare per Giorgia, ma credo sia chiaro che questa ipotesi non esiste».

DRAGHI SALVINI

 

In molti pronosticano che lei e Meloni vi dividerete sul nome del prossimo presidente della Commissione?

«È successo già con il M5S nel 2019, spero che la stessa scena non si ripeta».

 

[…] Nemmeno Mario Draghi le andrebbe bene?

«Serve un nome di centrodestra e Draghi non lo è».

 

Lei vuole un gruppo unico in Europa con Ecr, i Conservatori di Giorgia Meloni?

SALVINI TRUMP

«Non solo con Ecr, a me piacerebbe allargare anche a forze del Ppe. Seguo l'insegnamento di Silvio Berlusconi: il centrodestra ha il dovere […] di essere coeso per vincere e impedire il ritorno al potere delle sinistre, degli eco-estremisti e di chi, come Macron, ha fatto dichiarazioni irresponsabili».

 

Tajani ripete che il voto alla Lega rischia di essere irrilevante in Europa. Ha torto?

«Al contrario, sarà determinante per formare una maggioranza di centrodestra […]. Certo, se lui e i popolari diranno no a Salvini, Le Pen e Orban, allora è un altro discorso».

 

mattarella salvini

È stato un errore chiedere le dimissioni di Mattarella?

«Nessuno ha chiesto le dimissioni, abbiamo solo detto che il 2 Giugno si celebra la festa della Repubblica: noi siamo sempre stati contrari a un ampliamento della sovranità europea a discapito dell'Italia. Noi siamo convinti che serva più Italia e meno Europa».

 

Borghi ha concordato con lei il post sulle dimissioni?

«No. Ho troppo da fare per stare dietro a tutto. In ogni caso Borghi non ce l'aveva con Mattarella, si faceva un discorso di principio che io condivido».

 

giorgia meloni ursula von der leyen vertice italia africa

Ha chiarito con il Quirinale e con Meloni?

«Non ho sentito né il Quirinale né Meloni».

 

Un pronostico: cosa succederà dopo le Europee?

«Nessun rimpasto, tutto resterà così».

 

Anche se Forza Italia dovesse superarvi?

«Non succederà e anche se dovessimo andare meglio delle politiche non chiederei un posto in più».

 

Non sarebbe più onesto dire che non volete l'Italia nell'Unione europea?

«Ma no, la vogliamo cambiare per renderla più efficiente e meno invasiva.  […]».

zaia salvini

 

[…] Ha rinunciato al terzo mandato per i presidenti di Regione?

«È ragionevole consentirlo anche ai sindaci e ai governatori, così come avviene per i parlamentari. Ma purtroppo la Lega è l'unico partito ad essere favorevole. Quindi: non rinuncio ma mancano i numeri».

 

La politica estera del governo è corretta o servirebbe uno sforzo in più per la pace?

«Il governo sta facendo tutto il possibile e infatti sta parlando di pace con grande chiarezza».

 

Con questo patto di stabilità i margini di spesa sono pochissimi. Dovrete rinunciare alla vostra battaglia sulle pensioni?

«Continuiamo a insistere: come da programma elettorale, entro fine legislatura vogliamo approvare quota 41».

 

matteo salvini come donald trump 1

[…] Ha mai pensato a un successore alla guida della Lega?

«No. Faremo un congresso entro la fine dell'anno e penso di ricandidarmi, ho ancora molta voglia».

 

Salvini eterno.

«Questo no! Non sono la regina Elisabetta».

matteo salvini dopo il discorso di draghi matteo salvini giura da ministro davanti a mattarella e meloni 3MATTEO SALVINI DOPO L'INCONTRO CON MARIO DRAGHIMATTEO SALVINI BRINDA ALLA FINE DEL GOVERNO DRAGHI CON UNA COCA COLA INSIEME A DURIGON

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)