CARROCCIO CATORCIO! L'ASSEMBLEA DELLA LEGA DEL 4 E 5 LUGLIO A TREVISO E’ L’ULTIMA SPIAGGIA PER SALVINI: I SONDAGGI DANNO IL PARTITO SOTTO IL 6%, CON IL RISCHIO DI ESSERE SUPERATO DA VANNACCI CHE NICCHIA SULL’ALLEANZA CON IL CENTRODESTRA (“VEDREMO”) – LA LEGADOVRA’ DECIDERE DOVE VUOLE ANDARE: I GOVERNATORI SPINGONO PERCHE’ IL PARTITO TORNI A VALORIZZARE IL NORD, RECUPERANDO IL RAPPORTO CON IL TERRITORIO, SUO PRINCIPALE SERBATOIO DI CONSENSO…
Francesca Del Vecchio per "La Stampa" - Estratti
ROBERTO VANNACCI RICEVE LA TESSERA DELLA LEGA DA MATTEO SALVINI
La Lega arriva all'assemblea di Treviso del 4 e 5 luglio – voluta dal segretario federale Matteo Salvini per «ricompattare il partito» – in una delle fasi più complicate della sua storia recente. I sondaggi descrivono un movimento fermo al 6%, mentre Roberto Vannacci, con Futuro Nazionale, viene accreditato vicino al 5% e rilancia la sua corsa su Milano: «Nel 2027 – dice – avremo un autorevole candidato sindaco».
Più che la distanza numerica, a preoccupare è il trend: per la prima volta, una forza collocata a destra del Carroccio appare in grado di contendere a Salvini una quota significativa del suo elettorato. E lo fa marcando netta la distanza anche dal centrodestra di governo. «Non mi schiero con Zelensky – tuonava ieri l'ex generale rispondendo a chi nella maggioranza gli chiedeva di prendere una posizione sull'Ucraina come conditio per entrare a far parte dell'alleanza – Mi schiero dalla parte dell'Italia».
Alleanza su cui Vannacci prende tempo. «Vedremo», dice liquidando il discorso.
E c'è da immaginarsi che in via Bellerio, questa incertezza non piaccia. Il punto è che la crescita di Fn mette a nudo una contraddizione che la Lega si trascina da tempo. Da una parte c'è chi ritiene necessario recuperare il profilo originario, tornando a parlare di autonomie, territori e imprese. Tra questi i governatori delle regioni del Nord.
Dall'altra c'è la tentazione di accentuare ulteriormente i temi identitari per non lasciare a Vannacci il monopolio dell'elettorato più radicale. Tanto per capirsi, il tema della remigrazione, per esempio, di cui l'ex vicesegretario leghista dice «fa paura solo a chi vuole censurarla». Finora Salvini ha provato a tenere insieme entrambe le anime, ma la sintesi sembra produrre risultati sempre più modesti. L'elettore che cerca una proposta più dura e meno compromessa con le responsabilità di governo tende a preferire l'originale alla copia. Da qui l'idea che il Carroccio debba tornare a valorizzare la propria specificità territoriale, recuperando il rapporto con quel Nord produttivo che per anni ha rappresentato il suo principale serbatoio di consenso.
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Il rischio, è che rispetto al 2022, la Lega si presenti alle prossime elezioni con una forza contrattuale molto inferiore. I numeri che permisero allora al partito di ottenere una rappresentanza parlamentare significativa appaiono oggi lontani. Se le percentuali dovessero consolidarsi, il ridimensionamento dei gruppi parlamentari sarebbe inevitabile, con conseguenze evidenti sugli equilibri interni. Molto dipenderà anche da quale sarà il perimetro della coalizione di centrodestra, se includerà o meno Futuro Nazionale.
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E dunque la vera sfida della Lega non sarà soltanto evitare il sorpasso di Fn, che nel frattempo ha trovato pure una sponda oltremare, ad Hammamet, in Tunisia, dove un ex commilitone di Vannacci ha creato il primo gruppo estero. È decidere che cosa vorrà essere nei prossimi anni: il tempo delle riflessioni è finito.

