matteo salvini claudio borghi no euro ue

IL CARROCCIO È A PEZZI – CON I VENTI DI SCISSIONE CHE SOFFIANO DAL NORD, ALLA CAMERA I SALVINIANI SI IMPUNTANO SULLA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA “NEC”. IL NO-EURO BORGHI SI È MESSO DI TRAVERSO, E SALVINI LO HA SEGUITO: “COSÌ NON LA VOTIAMO”. COSÌ È NATA LA MODIFICA, CHE CITA VAGAMENTE IL PRESTITO SAFE (CON L’IMPEGNO A VALUTARNE LA CONVENIENZA) – IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIORGETTI, HA ABBOZZATO, PROVANDO A SPIEGARE IN AULA CHE IL PRESTITO È PIÙ VANTAGGIOSO DEI BTP – SALVINI È IN DIFFICOLTÀ IN VISTA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE: TRA LE MOSSE DI FONTANA E ZAIA AL NORD E VANNACCI CHE PUNTELLA A DESTRA, BISOGNA SERRARE I RANGHI (FORSE CON UNA “CONVENTION PROGRAMMATICA” A SETTEMBRE)

1 – L’ITALIA CHIEDE ALL’EUROPA 35 MILIARDI PER ENERGIA E DIFESA LA LEGA CONTESTA I FONDI SAFE

Estratto dell’articolo di Valentina Conte per “la Repubblica”

 

Claudio Borghi Alberto Bagnai Matteo Salvini

L'Italia vuole chiedere all'Europa di attivare la "clausola di salvaguardia nazionale".

Ed essere autorizzata a spendere nel triennio 35 miliardi per fronteggiare gli effetti di «una grave congiuntura negativa» dovuta alle guerre in Ucraina e Medio Oriente: 21 miliardi per la difesa e 14 miliardi per l'energia.

 

[…] All'inizio la clausola riguardava solo la difesa. Poi a giugno la commissione von der Leyen ha deciso, anche dietro pressione italiana, di aggiungere l'energia. Un modo per far digerire il riarmo a un elettorato, e non solo in Italia, piuttosto scettico se non contrario ad aumentare gli acquisti militari.

 

giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse

Lo ammette lo stesso Giorgetti: «Venire a chiedere uno scostamento per la difesa è una scelta difficile. Ma ho giurato sulla Costituzione. E all'articolo 52 c'è scritto: "La difesa della patria è un sacro dovere del cittadino". E davanti al dovere non si scalcia, non si scappa, non si diserta. Nessuno di noi vuole avere nemici. Neanche l'Ucraina lo voleva. Ma non viviamo nella Città del Sole. Non facciamo utopia, ma politica. E siamo chiamati ai principi di realtà».

 

La realtà è anche quella del suo partito, la Lega. Il senatore Claudio Borghi chiede e ottiene di far cambiare la risoluzione di maggioranza nel punto in cui si cita il prestito europeo Safe che non c'entra con la clausola, ma finisce in tutte le polemiche di questi giorni perché consente di ottenere prestiti agevolati da spendere sempre in difesa. Secondo Borghi, lo dice lui stesso in Senato, la risoluzione era troppo «assertiva». Quasi un avallo al Safe.

 

MATTEO SALVINI E CLAUDIO BORGHI

Per questo fa mettere due paletti: il governo valuterà se prendere o no quel prestito (l'Italia ha "prenotato" 14,9 miliardi), ma solo se «vantaggioso» e per comprare «in via prevalente sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale».

 

Spiega: «Il Safe è un prestito a tasso variabile a lungo termine. Non sappiamo se conviene. Ci crea problemi se i tassi si alzano. La Germania ad esempio non l'ha chiesto. Esiste l'articolo 52 della Costituzione, il dovere della difesa. Ma anche l'articolo 11: L'Italia ripudia la guerra».

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse

Eccola, la stoccata al ministro. Che la prende con ironia. E per smentire le divisioni nel suo partito cita Wikipedia: «Gli ho chiesto: che cos'è una lega?

 

Una miscela di due o più elementi, di cui almeno uno è un metallo. Ma le leghe hanno proprietà più desiderabili delle loro componenti».

 

Battute a parte, l'imbarazzo sul Safe è evidente. Giorgetti deve ammettere, incalzato dalle opposizioni, che «oggi è più vantaggioso», rispetto a un Btp. «Ma vedremo la convenienza complessiva […]».

 

Poi rivela la difficoltà per l'Italia a sfilarsi: «Safe ha originato progetti di investimento comuni con altri Paesi europei da parte dei campioni nazionali dell'industria. Non possiamo ignorarlo: è un'obbligazione morale, prima che giuridica». Altro che leghe.

 

2 - IL PASTICCIO DELLA RISOLUZIONE SALVINI AVVERTE GLI ALLEATI "COSÌ NON LA VOTEREMO MAI"

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”

 

ZAIA E ATTILIO FONTANA

Per evitare bizze a destra, il testo della risoluzione su energia e armi, con Safe incorporato, piomba nelle chat dei capigruppo poco dopo l'alba: sono le sei di mattina. Il ministro Giancarlo Giorgetti aveva promesso il documento già per la sera prima, subito dopo l'audizione in commissione bilancio.

 

Ma la materia era incandescente. E il battibecco con Claudio Borghi, alfiere dei leghisti anti-Safe (e anti-armi) proprio nell'organismo di Palazzo Madama, aveva spinto gli sherpa della maggioranza a un'ulteriore professione di prudenza: «La risoluzione non va fatta girare, tocca darla il più tardi possibile». Dunque all'alba, poco prima che a Montecitorio inizi il dibattito.

 

giancarlo giorgetti con federico freni alla camera foto lapresse

[…] A guastare l'aria di quiete, ci pensa […]  Borghi. Che di mattina, letta la prima risoluzione, comincia a tempestare gli alleati di telefonate. Recapitando un messaggio tranchant: «Così la risoluzione non la votiamo». Il problema, per Giorgetti, Tajani, Meloni e la maggioranza, è che non si tratta della sortita solitaria di un senatore. Salvini fa sapere di essere d'accordo: il testo va cambiato, ancora. Molti salviniani di ferro nelle chat e nelle chiacchiarate del transatlantico se la prendono con Giorgetti, accusato di avere favorito le richieste di Forza Italia, in realtà ammorbidite.

 

Giorgetti, ai pochi colleghi con cui si confida, racconta di essere «sconfortato». «Questi», cioè i leghisti che stanno montando la polemica come la panna, «non capiscono niente di numeri».

 

salvini borghi

Però davanti alla pressione del vicepremier lumbard, il testo va per forza ritoccato. Meloni non può rischiare un clamoroso testacoda. La pratica viene affidata a Federico Freni, altro leghista, sottosegretario al Mef. Studia la nuova formula. Avvisa la Difesa, che dà l'ok. E nella saletta del governo della Camera, dove l'aspettano Giorgetti e i capigruppo, telefona a Salvini.

 

Il segretario si fa leggere la nuova versione. Incassa una formula ancora più vaga sul prestito Ue e l'impegno di privilegiare le spese in «sicurezza nazionale». Solo a quel punto dà il via libera. L'incidente parlamentare viene scongiurato, il pasticcio resta.

 

[…]

I meloniani allargano le braccia: «Citofonate a via Bellerio, il problema è tutto lì». Salvini conosce le sue truppe, come i venti di scissione che soffiano dal Nord, alimentati dalle mosse, ormai scoperte, di Attilio Fontana e Luca Zaia. Impraticabile allestire una campagna elettorale così. Ecco allora l'ultima idea: per provare a serrare i ranghi, vuole una «convention programmatica» a settembre. […]

giorgia meloni ursula von der leyen

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