casini trump ali khamenei

“DAGLI STATI UNITI UNA LOGICA IMPERIALE. L’INTERVENTO IN IRAN E’ UN AZZARDO, PER L’EUROPA CI SONO SOLO RISCHI” - L’EX PRESIDENTE DELLA CAMERA PIER FERDINANDO CASINI: “TRUMP POTREBBE ESSERE IL PRESIDENTE DELLA TRAGEDIA ASSOLUTA. SE LA GUERRA VA PER LE LUNGHE, IL QUADRO È NEGATIVO NON SOLO PER GLI STATI UNITI. LA DESTABILIZZAZIONE IMPATTA SUL TEMA ENERGETICO E SULLA SICUREZZA - L'EUROPA? GRANDI DECLAMAZIONI TEORICHE E POCHI FATTI. A STENTO I PAESI PIÙ CONSIDERATI HANNO FORSE RICEVUTO UNA TELEFONATA, NOI SEMBRA NEMMENO QUELLA..."

 

Alessandro De Angelis per la Stampa - Estratti

 

pierferdinando casini (2)

«Premessa: nessuna persona ragionevole è disposta a versare lacrime su Khamenei. Pace all'anima sua ma, nell'indifferenza di gran parte dell'opinione pubblica internazionale, si è distinto solo come il capo sanguinario di una teocrazia che non ha precedenti come repressione esercitata». 

 

Detto questo, presidente Casini, l'intervento americano è un azzardo? 

«Lo è. Sono convinto che l'idea di Trump sia replicare, come schema, il Venezuela. Decapitare la testa del regime e arrivare a una nuova guida che si metta a disposizione degli americani. Il problema è che le alternative sul campo sono pressoché inesistenti». 

 

L'Iran non è il Venezuela. 

«Lo schema del regime change è pieno di incognite per tre motivi. Primo: l'Iran è una realtà strutturata: Stato, apparati, catene di comando. Secondo: il regime, per quanto incancrenito, è irriformabile dall'interno. Terzo: è difficile scommettere sulla rivolta popolare. Chi e come sostituirà il regime degli ayatollah è un'incognita». 

 

DONALD TRUMP

Perché non crede alla rivolta del popolo? 

«Apprezzo il popolo iraniano: quello è un popolo colto, in cui le università sono il centro dell'opposizione al regime, ed è una nazione che guarda anche all'Occidente. 

Dopo le Torri Gemelle fu l'unico Paese dell'area dove, nonostante il boicottaggio decretato, raddoppiarono le vendite della Coca cola. I giovani in particolare guardano all'Occidente. Ma la società è complessa: la componente religiosa è importante, le città non sono le campagne e, soprattutto, manca un'opposizione organizzata». 

 

A monte poi c'è la capacità di reazione dell'Iran. 

«Come evidente, non è bastata l'eliminazione di Khamenei. Nel momento in cui la sfida per l'Iran è diventata esistenziale, c'è stata una reazione scomposta ma determinata verso gli altri Paesi del Golfo». 

pierferdinando casini

 

(...)

 

Quale è il ruolo dei Paesi arabi in questa vicenda? 

«Un'azione rapida farebbe prevalere in tutti il compiacimento per la fine degli ayatollah, i tempi lunghi li allarmano, perché possono pagare il conto sia in termini di sicurezza sia in termini economici. Si pensi, ad esempio, a ciò che rappresenta lo stretto di Hormuz per il Qatar». 

 

Possiamo dire che Trump è guidato dalla logica di sicurezza di Israele e da una logica imperiale? 

«Non c'è dubbio che chi sta dando le carte in tutta questa vicenda sia Israele. Per Netanyahu l'uccisione di Ali Khamenei è la conseguenza del 7 ottobre, il pogrom realizzato da Hamas, stretto alleato dell'Iran, la cui strategia è accerchiare Israele con gruppi terroristici lungo i suoi confini. A poco più di due anni di distanza Hamas, Hezbollah e Houthi hanno subito durissimi colpi e il loro regista è stato decapitato». 

 

Il tema però è che Israele non si pone il problema della destabilizzazione dell'area. 

DONALD TRUMP ANNUNCIA L ATTACCO ALL IRAN

«Netanyahu ha tutto l'interesse, politico e personale, ad andare fino in fondo. L'ultimo dei suoi problemi è destabilizzare. E gli Stati Uniti si pongono come il suo braccio esecutore, per l'influenza che ha Israele nella politica americana e più in generale per la logica seguita da Trump nello scenario internazionale». 

 

Avevamo pensato che l'America first fosse disimpegno, e invece…

«E invece è logica imperiale. Ricordo gli incontri con Bush e Berlusconi a villa Madama: andavano in Iraq per il petrolio ma almeno si ammantava l'intervento con l'"esportazione della democrazia". Qui siamo al primato dell'interesse su regole, tradizioni, convenzioni internazionali. E alla semplice esibizione di forza. È la fine cioè di quel multilateralismo e di quella razionalità attorno cui si è consolidato l'Occidente, per come l'abbiamo conosciuto finora». 

pierferdinando casini

 

(…)

 

Trump rischia di pagare un costo salato sia in termini di caos globale, sia sul fronte interno. 

«Potrebbe essere il presidente della tragedia assoluta: il Medio Oriente si infiamma, il mondo paga il conflitto, la sua base lo punisce. Oppure colui che taglia le unghie al regime iraniano dopo 47 anni di oppressione e 25 anni di discussione sul nucleare. Dipende dai tempi e dalla reazione. Se va per le lunghe, il quadro è negativo non solo per gli Stati Uniti. La destabilizzazione impatta sul tema energetico e sulla sicurezza». 

 

Dopo la caduta di Saddam Hussein, arrivarono gli americani a Baghdad, in questo caso Trump lo esclude. 

«Non può permettersi la prospettiva di boots on the ground. È in palese contrasto con il sentiment della sua base e con le sue promesse. Non a caso Kamala Harris lo ha inchiodato alle aspettative disattese su caro-vita e inflazione. E in vista del Mid Term i democratici batteranno sulle contraddizioni tra ciò che aveva annunciato e ciò che ha fatto». 

 

ali khamenei

L'Europa è cauta, non condanna ma chiede de-escalation. Che ruolo può avere? 

«Siamo palesemente a disagio nel Far West di Trump ma non abbiamo avuto ancora lo scatto necessario per assumere un nostro ruolo. Grandi declamazioni teoriche e pochi fatti, non solo sul Medioriente. A stento i Paesi più considerati hanno forse ricevuto una telefonata, noi sembra nemmeno quella e la vicenda di Crosetto ne è la rappresentazione icastica». 

 

Vuole dire qualcosa sulla polemica di giornata? 

«Ho sempre ritenuto che Crosetto sia un buon ministro e continuo a ritenerlo. È incappato in un infortunio, ma non merita una demonizzazione. La vicenda però ha evidenziato la marginalità dell'Italia. Se contassimo qualcosa, sarebbe stato avvisato e non sarebbe partito. La questione è politica, non di biglietti aerei». 

pier ferdinando casini 3

 

 

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