matteo salvini mario draghi

IL CATASTO È SOLO UN PRETESTO - LA RAGIONE DELLO “STRAPPO” DELLA LEGA IN CONSIGLIO DEI MINISTRI NON È DI MERITO, MA SOLO POLITICA: SALVINI DEVE FAR VEDERE CHE NON “CHINA IL CAPO”, MA È L’ENNESIMO BOOMERANG. LE TASSE SULLE CASE NON AUMENTERANNO FINO AL 2026 E NON CI SARANNO AGGRAVI PER IL CONTRIBUENTE MEDIO. COMUNQUE C’È TEMPO PER RISCRIVERE LE REGOLE INSIEME - IN COMPENSO, NEI DIECI ARTICOLI CHE LA LEGA NON HA VOTATO SI PRENDE UN IMPEGNO PER RIDURRE LE ALIQUOTE IRPEF E SUPERARE L’IRAP (CIOÈ ABBASSARE LE TASSE)

DRAGHI SALVINI

1 - VARATA LA DELEGA FISCALE DRAGHI: "IO VADO AVANTI"

Alessandro Barbera e Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

Al terzo tentativo Mario Draghi ha rotto gli indugi. Roma, Palazzo Chigi, ieri. Il consiglio dei ministri è convocato per approvare la delega sul fisco, il primo passo verso una riforma complessiva delle tasse. Al suo interno c'è un capitolo dedicato alla revisione degli estimi catastali.

massimo garavaglia ministro del turismo foto di bacco (1)

 

Massimo Garavaglia, responsabile leghista del Turismo, ha il mandato di Matteo Salvini di bloccare ancora una volta il testo. «Abbiamo bisogno di tempo per valutarlo», dice al premier. Draghi, laconico: «Dimmi se ci sono dettagli che pensate vadano rivisti». «Avremmo voluto valutarlo prima, che tempi abbiamo?» «Venti minuti».

 

Lo scambio, riferito da fonti presenti al colloquio, spiega bene il clima che si respira nella maggioranza delle larghe intese. Il presidente del Consiglio, dopo aver rinviato ogni decisione in attesa del primo turno del voto amministrativo, aveva promesso di riprendere subito il percorso interrotto delle riforme, in particolare su fisco e concorrenza.

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 2

Lo aveva preannunciato a un altro leghista, Giancarlo Giorgetti. Il ministro dello Sviluppo, sempre diviso tra la lealtà a Salvini e l'adesione al progetto di governo dell'ex banchiere, lo aveva pregato di posticipare a dopo i ballottaggi a Roma e Torino. Draghi, dopo averlo confermato pubblicamente all'ultima conferenza stampa, non ha voluto smentire sé stesso.

 

Avrebbe potuto attendere giovedì, ma ha deciso che non c'era ragione per farlo: domani ha già in calendario una riunione dei ministri incaricati di approvare i progetti del Recovery Plan sull'Università. Così ai leghisti non è rimasto che riproporre un copione già sperimentato: l'uscita dalla sala del Consiglio dei ministri al momento del voto.

mario draghi

 

«Come vedete sono assenti i colleghi, procediamo», dice il premier ai presenti. Per Draghi è solo l'ultimo di una serie di gesti irritanti: dalla sconfessione in Parlamento del passaporto vaccinale agli attacchi di Salvini ai ministri della Salute e dell'Interno, Roberto Speranza e Luciana Lamorgese. Draghi, per quanto consapevole del prezzo delle forzature, è sempre più indisponibile a farsi condizionare dai partiti.

 

MATTEO SALVINI DOPO L'INCONTRO CON MARIO DRAGHI

Troppi gli impegni da rispettare, troppe le scadenze da onorare di qui alla fine dell'anno. Nei prossimi giorni c'è da presentare la bozza di legge Finanziaria a Bruxelles, e nel frattempo occorre rispettare il cronoprogramma delle riforme imposte dal Recovery Plan. Ieri sera il premier è volato a Brdo, nei pressi di Lubiana, per un vertice informale dei Ventisette. Il presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di una difesa comune europea: "Non abbiamo più tempo".

 

riforma del catasto 9

Oggi i leader discuteranno dell'aumento dei prezzi dell'energia e del rafforzamento della difesa europea dopo il rovinoso ritiro americano dall'Afghanistan. Con oltre mezz' ora di ritardo sui programmi, prima di imbarcarsi sull'aereo per la Slovenia, Draghi in conferenza stampa conferma quanto deciso senza rimpianti: «L'assenza della Lega? Di per sé è un gesto serio ma quali siano le implicazioni bisogna chiederlo a loro. Lo scambio degli ultimi giorni permetteva informazioni sufficienti a valutare il contenuto della delega, che è molto generale e andrà riempita dai contenuti. Su questo ci saranno altri confronti».

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

Non solo: «Tra i punti non c'è la revisione ma la riformulazione del Catasto. Il governo prende l'impegno che nessuno pagherà di più o di meno. Non cambia assolutamente l'imposizione fiscale sulle case e sui terreni», anche perché il discorso «si riaprirebbe a partire dal 2026». Ciò che Draghi non manda giù, è l'accusa di voler aumentare le tasse proprio quando promette semmai di abbassarle.

DANIELE FRANCO E MARIO DRAGHI

 

La delega approvata promette ad esempio il graduale superamento dell'Irap e la revisione delle aliquote Irpef. Lo strappo con Salvini è causato da un solo punto, l'impegno a rimettere lentamente mano al sistema vecchio e iniquo che regola la tassazione sulla casa: prima attraverso l'emersione degli immobili fantasma, poi con la revisione delle rendite. «Il contribuente medio non ha nulla di cui preoccuparsi», rassicura il premier.

 

MARIO DRAGHI

A Palazzo Chigi sono consapevoli della natura squisitamente politica dello strappo. E pochi, almeno per il momento, scommettono sulla possibilità che Salvini alzi i toni fino al punto di lasciare la maggioranza delle larghe intese. Il timore di Draghi e dei suoi consiglieri è semmai un altro, ovvero che Partito Democratico e Cinque Stelle ne approfittino per una resa dei conti con la Lega.

 

DANIELE FRANCO

Lo testimonia ancora una volta una battuta del leader uscito vittorioso dalle urne, Enrico Letta: «Quello della Lega è uno strappo gravissimo, ora Draghi vada avanti». Dipendesse da lui e dal suo partito, lo farebbe senza la compagnia di Salvini. Ma per Draghi significherebbe venir meno allo spirito con cui è nato il governo, e che - finché reggerà - dovrà imporre riforme difficili tanto a destra quanto a sinistra.

 

2 - CATASTO, IVA E TAGLIO IRPEF RIFORMA DEL FISCO AL VIA

Gianni Trovati e Marco Mobili per “il Sole 24 Ore”

 

Irpef Irap Inps

Il cuore strategico della legge delega sulla riforma fiscale approvata ieri dal consiglio dei ministri è l'intervento sull'Irpef e sul cuneo fiscale, cinque punti più alto della media europea come ricordato dal ministro dell'Economia Daniele Franco.

 

L'occhio del ciclone politico che ha agitato la maggioranza fino all'uscita della Lega dalla riunione di governo è invece la revisione del Catasto, anche se accompagnata dalla clausola che esclude un impatto sulla tassazione (si veda l'articolo sotto). Ma nei dieci articoli della delega, sotto la veste snella di un testo di nove pagine in tutto, c'è l'ambizione di ripensare alla radice il sistema delle tasse italiane.

 

riforma del catasto 4

Per ricostruirlo su un impianto chiaramente duale, che aggreghi da un lato i redditi da lavoro e dall'altro quelli prodotti dall'impiego del capitale, in una bipartizione che toglierebbe spazio alle tante tasse piatte e cedolari oggi in vigore ma potrebbe aprire le porte al ritorno dell'Iri, l'imposta sul reddito dell'imprenditore. E investirebbe con una nuova tassazione proporzionale uniforme i trattamenti ora differenziati su rendite e patrimoni.

 

TASSE IRAP CORONAVIRUS

Operazione titanica, da chiudere sul piano normativo nei 18 mesi di vita residua di una legislatura che a febbraio sarà al giro di boa dell'elezione del nuovo Capo dello Stato. E da portare avanti con una caccia serrata alle risorse da aggiungere ai due miliardi sul 2022 e al miliardo sul 2023 oggi ufficialmente disponibili nel fondo per la riforma.

 

La stessa delega suggerisce due strade: il riordino delle tax expenditures e quello dell'Iva, che potrebbero finanziare altri decreti attuativi in un meccanismo dei vasi comunicanti previsto dal testo approvato ieri. Ma per l'avvio del taglio al cuneo fiscale i tempi potrebbero essere più stretti grazie ai nuovi spazi di bilancio della manovra.

 

riforma del catasto 3

Sul punto, che domina l'agenda della riforma, gli obiettivi fissati dalla delega sono due «riduzioni graduali»: quella delle aliquote medie effettive dell'Irpef, prima di tutto per favorire l'occupazione giovanile e femminile con forme di incentivo per i «secondi percettori di reddito», e quella concentrata sulle «variazioni eccessive» delle aliquote marginali.

 

La formulazione rimanda al taglio della terza aliquota, quella del 38% (11 punti in più rispetto allo scaglione precedente) che colpisce i 7 milioni di titolari di redditi fra i 28mila e i 55mila euro lordi all'anno. Ma il tema delle «variazioni eccessive» potrebbe spingere anche a un ripensamento della Flat Tax degli autonomi, che a chi supera i 65mila euro impone con il suo addio aliquote marginali a quattro cifre.

 

tasse

La «progressività» è del resto uno dei quattro principi cardine fissati dall'articolo 1 della delega insieme a funzione pro-crescita delle misure, semplificazione e lotta all'evasione. All'esigenza di spingere la crescita in modo strutturale risponde nelle intenzioni del governo anche l'insieme di interventi pensati per il fisco delle imprese.

 

Due su tutti: il «graduale superamento» dell'Irap, su cui però la delega non si spinge evitando anche di citare la possibile fusione con l'Ires ma sottolineando la garanzia sul finanziamento del «fabbisogno sanitario»; e la «revisione» dell'Ires, per semplificarne il funzionamento anche rafforzando il processo di avvicinamento dei valori civilistici e fiscali.

luca bernardo con matteo salvini 2

 

La revisione si dovrà occupare poi delle regole sugli ammortamenti, di quelle sulle variazioni del conto economico che incidono sul piano fiscale, e di un riordino che punti ad armonizzare i diversi sistemi di tassazione per evitare che il fisco incida in modo distorsivo sulle scelte delle imprese. Nella lista dei compiti che saranno affidati al governo dopo il via libera parlamentare alla delega entra anche la riforma delle imposte indirette.

 

Sull'Iva, il testo varato ieri si limita a evocare una «razionalizzazione» che potrebbe però ridurre il numero delle aliquote e variare la distribuzione dei panieri anche per contrastare le operazioni elusive messe in atto per gonfiare le detrazioni. In gioco entrano anche le accise, in particolare quelle sui prodotti energetici messi oggi sotto stress dall'aumento dei prezzi, per armonizzarle al Green New Deal.

enrico giovannini mario draghi

 

Nel nuovo fisco abbozzato dalla delega non ci sarebbe più spazio per le addizionali locali all'Irpef, sostituite con sovraimposte per semplificarne la gestione e per evitare i disallineamenti fra le basi imponibili nazionali e territoriali. Un'altra novità per il fisco locale arriverebbe dall'addio alla quota dell'Imu che oggi le imprese versano allo Stato. Con il ridisegno, l'intera Imu tornerebbe ai Comuni. Sempre nel nome della semplificazione la riforma punta a cancellare un lungo elenco di microtasse, da quella sulla laurea ai canoni sull'acqua, e a riunire in codici unici le migliaia di norme tributarie che il continuo lavorìo fiscale di questi anni ha sparso in almeno 800 leggi diverse.

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