meloni berlusconi putin

ALL’ESTERO NOI ITALIANI CI FACCIAMO SEMPRE RICONOSCERE! -CECCARELLI: "I PRECEDENTI SCONSIGLIANO L'ENFASI PATRIOTTARDA DELLA MELONI. DALLE LACRIME DI VITTORIO EMANUELE ORLANDO (CON LA BATTUTA DEL PROSTATICO  CLEMENCEAU: “CHE FELICITÀ SE POTESSI PISCIARE COME QUELL'ITALIANO PIANGE”) A SCELBA CHE NON CONOSCEVA IL FRANCESE, DALLA FATICA DI THATCHER A CAPIRE DE MITA AL BELGA CHE SI RIFIUTO' DI SALUTARE TATARELLA. E BERLUSCONI CON PUTIN..."

Estratto dell’articolo di Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

MELONI 1

A dispetto della retorica sovranista, e quindi oltre "l'orgoglio", "la Patria prima delle madri", "la Nazione", "a testa alta", "pensare in grande" e consimili, ecco che "l'italianità", anch'essa menzionata come "valore strategico" nel discorso di presentazione della premier alle Camere, è da sempre e al massimo livello un concetto ambiguo e fuggevole, per non dire ambivalente, per cui addirittura Machiavelli poteva confidare: "Noi altri d'Italia, poveri, ambitiosi et vili".

 

Ebbene, fra le pieghe di questa benedetta italianità ha fatto in tempo ad annidarsi una più prosaica, ma ragionevole espressione che torna specialmente utile quando i nostri governanti si presentano all'estero, e ben si adatta dunque all'esordio di Meloni: non facciamoci riconoscere.

 

VITTORIO EMANUELE ORLANDO

Sia consentito notare che tale appello di solito ha poco a che fare con questioni di collocazione ideologica, e molto invece con lo stile, il contegno, la conoscenza del mondo, la mancanza di provincialismo e l'uso delle lingue. Né si tratta di andare o meno "con il cappello in mano".

 

(...) il peggior modello può farsi risalire a Vittorio Emanuele Orlando che nel 1919, sempre a Parigi, nel negoziare con gli alleati aveva versato tante di quelle lacrime che Clemenceau, sofferente di prostata: «Che felicità se potessi pisciare come quell'italiano piange!».

 

Meloni e i suoi consiglieri possono dunque darsi una ripassata alla storia. Quella delle figuracce all'estero di leader della Prima Repubblica occupa la più ampia aneddotica.

 

DE MITA THATCHER REAGAN

Scelba, per dire, non conosceva né il francese né i suoi colleghi d'Oltralpe per cui tramanda la leggenda che quando gli venne presentato il presidente Pierre Mendès France rispose: «Piacere, Scelba Italia»; così come nel testo del brindisi a Mosca, il discorso di Gronchi scambiava la parola "myr", che in russo vuol dire pace, con "syr", formaggio.

 

Negli Usa, d'altra parte, Leone cantò "Anema e core", con la mano sul petto, nello stesso viaggio in cui Moro ebbe avvertimenti niente affatto simpatici. E se Rumor, a Bruxelles, destò la più viva incomprensione nel far presente: «Siamo quasi in zona Cesarini», a Nuova Delhi l'astigiano Goria ottenne il massimo sconcerto spiegando ai suoi interlocutori indiani che gli imprenditori «sono dappertutto dei cani da tartufi». Ancora.

 

VLADIMIR PUTIN E SILVIO BERLUSCONI IN SARDEGNA NELL APRILE 2008

Partito De Mita con i suoi ragionamendi, pare che la Thatcher, ascoltandoli in cuffia, sospettasse di avere l'auricolare difettoso. Quanto a Craxi, decisamente esagerò con il numero degli ospiti, donde la celebre battuta, «Vado in Cina con Bettino e i suoi cari» da parte di Andreotti, uno dei pochissimi leader italiani di cui all'estero non ci si doveva mai vergognare - anche se permane il sospetto che il Divo fosse in prestito dalla Santa Sede.

 

putin berlusconi

Però poi arrivò Lui, e altro che farsi riconoscere! Solo il premier belga Di Rupo, l'unico a tenere a cuore la discriminante antifascista, rifiutò di stringere la mano al vicepresidente Tatarella.

 

Fra corna, cucù, ostentazione di bandane con Blair, evocazione di kapò con il tedesco Scholz, eloquenti gesticolazioni rivolte alla signora Obama, schiamazzi davanti alla regina Elisabetta, mimo di mitra a sostegno di Putin, bacio della mano a Gheddafi, senza contare la nipotina attribuita a Mubarak, l'epopea internazionale di Berlusconi, pure minimalisticamente ribattezzata "diplomazia della pacca sulla spalla", celebra tuttora il Cavaliere quale supremo gag-man planetario, nonché campione assoluto di arci super mega e turbo italianità. Rispetto a certi brodini che sono seguiti è dubbio se compiacersene o no.

 

Ma proprio al cospetto di questa sospetta grandezza, in fondo, l'enfasi patriottarda di Meloni già rischia di scivolare nel precipizio comico di cui in Italia non si arriva neanche a immaginare la profondità.

MELONI PALAZZO CHIGIGIORGIA MELONI MEME BY CARLI

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