LA CLASSE OPERAIA NON E’ ANDATA IN PARADISO E IL VOTO ALLA SINISTRA NON LO DA PIU’ – LE TUTE BLU (9 MILIONI E MEZZO DI PERSONE, UN TERZO DEGLI OCCUPATI TOTALI) SONO SEMPRE PIÙ POVERE (LA RETRIBUZIONE E’ LA PEGGIORE D’EUROPA) E VENGONO SEDOTTE DA CHI, COME LA MELONI, INDICA IL COLPEVOLE NELLE ÉLITE – VERDELLI: “LA PREMIER LO HA RICORDATO NELLA FESTA DI BARI: 'NOI SIAMO GENTE DEL POPOLO, LA SINISTRA LO HA ABBANDONATO'. E SE IL POPOLO SOFFRE È PERCHÉ LE ÉLITE STANNO COI MIGRANTI, CHE RUBANO IL LAVORO, VIOLENTANO LE RAGAZZE E ALTRE ENORMITÀ CHE SOLTANTO LA VERSIONE BRUTA DELLA PROPAGANDA PUÒ CONCEPIRE E PROPORRE A MARTELLO. PERÒ FUNZIONA, E NON SOLTANTO IN ITALIA….”
Carlo Verdelli per corriere.it
C’era una volta la classe operaia. E c’è ancora, con numeri anche rilevanti. Basti pensare ai 2.500 licenziamenti nell’indotto dell’ex Ilva di Taranto, che il governo sta provando se non altro a congelare. Oppure ai tre morti sul lavoro al giorno, statistica implacabile, correttivi impalpabili, una notizia enorme che però non diventa quasi mai notizia.
Le «tute blu» si sono stinte. In questa campagna elettorale non compaiono, non vengono nominate, come se le forze politiche di sinistra avessero deciso che quell’etichetta, «classe operaia», non fosse più un riferimento imprescindibile. Figurarsi la lotta di classe: anche nelle forme più drammatiche di contrattazione sindacale (76 tavoli di crisi aperti al ministero delle Imprese, più di 50 mila posti a rischio), passa ormai come un tema considerato divisivo, tipo la tassa sugli extraprofitti o la patrimoniale per i più ricchi. E così, insieme alla lotta, è uscita dal discorso anche la classe, e con lei gli operai e le operaie che ancora contiene. Che non sono pochi, tutt’altro: 9 milioni e mezzo, quasi un terzo degli occupati totali.
giorgia meloni foto lapresse 8
Muratori, carpentieri, piastrellisti, ponteggiatori, saldatori, tornitori, fresatori, addetti alle linee di produzione (le vecchie catene di montaggio), assemblatori, manutentori meccanici, carrozzieri, verniciatori, braccianti, carrellisti, magazzinieri, stampatori, falegnami, cucitori, minatori.
Non lottano più insieme a nessuno, non sono più nemmeno considerati una categoria omogenea, come il ceto medio produttivo a cui verrà invece dedicata particolare attenzione nella manovra economica 2027, o almeno così dice Giovanni Donzelli, esponente di rilievo di Fratelli d’Italia, nel caso in cui dovessero rivincere loro le elezioni. Non c’è uno che dica, dall’opposizione: la manovra 2027, nel caso toccasse a noi governare, dedicherà particolare attenzione agli operai. Anche se di bisogno un po’ ne avrebbero.
Un livello base, non specializzato, guadagna tra i 1.300 e i 1.500 euro netti al mese; al massimo delle qualifiche possibili, arriva a 2.000. In mezzo ci sono gli «esperti», che oscillano intorno ai 1.700 euro. In un confronto con l’anno Duemila, al netto degli effetti dell’inflazione, la retribuzione reale è rimasta sostanzialmente la stessa: la peggiore d’Europa dove i salari, nello stesso periodo, sono cresciuti mediamente del 35%. Non bastasse, il costo della vita non si è fermato: più 60% rispetto all’inizio di questo secolo. Prendiamo il caso del pane: sempre nel Duemila per comprarne un chilo servivano 19 minuti di lavoro, adesso ce ne vogliono 29.
Perdita di potere d’acquisto, consapevolezza di essere scivolati ulteriormente di qualche gradino nella scala sociale, difficoltà crescenti a tirare la fine del mese o a fare studiare i figli oltre la scuola dell’obbligo, sostanziale perdita di ogni ancoraggio politico: una preda sociale prelibatissima, e infatti lo è diventata.
giorgia meloni foto lapresse 9
Non tanto, però, per il variegato fronte progressista, che pare essersi scordato il proprio presente storico, ma a sorpresa per le forze di destra che sono state abilissime a tracciare un nuovo limite di demarcazione: non più tra classi sociali divise dal reddito ma da un più grossolano distinguo tra élite e popolo. «Noi siamo gente del popolo, la sinistra lo ha abbandonato», ha infatti vibrato Giorgia Meloni nella festa di Bari per il record di durata del suo governo.
E se il popolo, cioè voi e quindi noi, soffre è perché le élite stanno coi migranti, che rubano il lavoro ai «nostri», violentano le nostre ragazze e altre enormità che soltanto la versione bruta della propaganda può concepire e proporre a martello. Però funziona, e non soltanto in Italia. Nel land Sassonia-Anahalt, il 61% dei consensi per l’ultradestra di Afd (Alternativa per la Germania) è stato un voto operaio. E tra le parole d’ordine del vittorioso Ulrich Siegmund, ex manovale edile con dichiarate nostalgie naziste, c’è lo stesso mantra: noi popolo, loro élite.
nicola fratoianni elly schlein (4)
(...)
La classe operaia non va più in paradiso. Piuttosto si sparpaglia, vota di volta in volta chi le pare (dalla prima Lega in avanti), e se a destra c’è qualcuno o qualcuna che la fa risentire viva, che le dà una causa per cui battersi, poco importa che sia vera o montata ad arte, non c’è più spirito d’appartenenza che tenga. La classe operaia va anche all’inferno, con quelle destre che una volta, tanto tempo fa, erano i partiti dei padroni, quindi del nemico. Ma una volta era tutto diverso.
A GENOVA GLI OPERAI DELL’ILVA BLOCCANO LA STRADA CON I MEZZI
A GENOVA GLI OPERAI DELL’ILVA BLOCCANO LA STRADA CON I MEZZI
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