claudio fava

“SONO STATO AGGREDITO VERBALMENTE DA "LE IENE" DURANTE UN’INTERVISTA” - LA DENUNCIA DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA, CLAUDIO FAVA: “TANTE AFFERMAZIONI FALSE" - L'OGGETTO DEL COLLOQUIO È IL "CASO ANTOCI", L’EX PRESIDENTE DEL PARCO DEI NEBRODI, VITTIMA DI UN ATTENTATO OGGETTO DI UN'INDAGINE DALLO STESSO ORGANO GUIDATO DA FAVA - LA REPLICA: “DA NOI SOLO CRITICHE”

Da ilfattoquotidiano.it

claudio fava

Un audio di 84 minuti è stato trasmesso alla procura di Ragusa e alla Direzione distrettuale Antimafia di Catania dalla commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana. Su quel nastro c’è l’intervista integrale concessa dal presidente dell’organo parlamentare, Claudio Fava, a una troupe delle Iene e non ancora andata in onda.

 

L’oggetto del lungo colloquio è il cosiddetto “caso Antoci“, cioè l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, che fu vittima di un attentato – i cui mandanti ed esecutori sono rimasti ignoti – divenuto oggetto di lavoro d’indagine della stesso organo guidato da Fava. Lo scorso ottobre la commissione ha depositato la relazione finale di quell’indagine formulando tre ipotesi su quell’agguato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi: un attentato mafioso fallito, un atto puramente dimostrativo, una simulazione, con Antoci comunque vittima in ognuno dei tre casi.

 

CLAUDIO FAVA

Il presidente dell’Antimafia siciliana, però, ha spiegato di aver inviato la registrazione di quell’intervista alle procure di Ragusa e Catania perché la considera “una violenta aggressione verbale“, “con tante affermazioni false“. Il file con l’audio, registrato a sua volta con un telefonino mentre era in corso l’intervista all’interno di un hotel a Comiso dove Fava per tre giorni ha tenuto laboratori di scrittura, è stato consegnato dalla commissione anche ai cronisti, che poi hanno ascoltato le parole il presidente dell’Antimafia all’Ars.

 

“Domenica scorsa ero a Comiso, sono stato avvicinato in un albergo da un giornalista delle Iene che mi ha proposto una intervista sul caso Antoci, intervista che ho concesso di buon grado pur non essendo mai stato avvertito della loro visita – racconta Fava – Ma non è stata una intervista ma una aggressione molto violenta nei tonioffensiva nei contenuti e minacciosa nelle forme: senza domande ma con affermazioni false e calunniose e provocazioni“.

 

CLAUDIO FAVA

Secondo il presidente della commissione “è stata una operazione ben organizzata: chi ha mandato questo signore? A che scopo? È una forma di intimidazione? Un avvertimento affinché nessuno continui a occuparsi di questa vicenda? Se l’obiettivo è intimidire, sono caduti male, si sbagliano. È un atto di una gravità istituzionale irreparabile nei confronti di questa commissione Antimafia”. Fava parla di una “imbarazzante quantità di falsità dette dal giornalista in questa finta intervista.

 

Mi è stato detto che ‘avevamo dato la miccia a tutti i mafiosi dei Nebrodi‘, che nella relazione ‘avevamo riportato solo stronzate‘. Non c’era alcuna intenzione giornalistica. Nella forma si è trattato di una calunniosa aggressione che non prevedeva alcuna domanda ma solo provocazioni. Nella sostanza, l’operazione appare come un’autentica intimidazione, un avvertimento a non occuparci più di questa vicenda”. Il parlamentare siciliano spiega di aver trasmesso il file “alla Procura di Ragusa e alla dda di Catania per le loro opportune valutazioni”.

vendola fava

 

A stretto giro arriva la replica del giornalista delle Iene, Gaetano Pecoraro, autore dell’intervista. “Non ho fatto nessuna aggressione all’onorevole Fava ma gli ho gentilmente chiesto un’intervista che lui ha accettato di fare, non ho mai fatto nessuna intimidazione o minaccia né a lui né alla Commissione, non ho alle nostre spalle nessun mandante se non la nostra redazione e l’amore per il lavoro che faccio”, dice l’inviato della trasmissione di Mediaset. “Ci siamo semplicemente permessi di muovere delle critiche sul lavoro svolto dalla Commissione Antimafia riguardo all’attentato ad Antoci e agli uomini della sua scorta – aggiunge Pecoraro – Ad ogni modo, ogni telespettatore, quando l’inchiesta andrà in onda, potrà farsi la propria idea”.

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