ignazio marino versione nerone

COME DAGOANTICIPATO, LA GIUNTA MARINO È SUL CIGLIO DEL BURRONE. IL SINDACO È ASSERRAGLIATO NEL SUO BUNKER MENTRE TUTTI, RENZI INCLUSO, NE CHIEDONO LA TESTA

1 - IL SINDACO ASSERRAGLIATO: IO NON MI DIMETTO

Ernesto Menicucci per il “Corriere della Sera”

alfonso sabella assessore alla legalita per ignazio marinoalfonso sabella assessore alla legalita per ignazio marino

 

La prima «botta» («forse si vota anche a Roma nel 2016, se torna il Renzi 1 fossi in lui non starei tranquillo»), Ignazio Marino prova a derubricarla ad «una battuta, a cui non si risponde». Aggiungendo, coi suoi: «C’è in gioco il bene della Capitale e continuo a lavorare». In pubblico, Marino ripete: «Dimissioni? Penso al futuro della città che cammina e va avanti».

 

L’agenda non cambia: prima al Teatro dell’Opera per presentare la stagione («sprizzo gioia da tutti i pori», esagera), poi le solite riunioni. I cronisti insistono: vi siete sentiti con Renzi? E il primo cittadino: «Ho sentito il nuovo ad di Musica per Roma». La sua ultima nomina, lo spagnolo José Ramon Dosal Noriega, della quale Ignazio si compiace in un comunicato. Per i renziani «è l’ennesima dimostrazione che è disconnesso dalla realtà».

IGNAZIO MARINO VERSIONE NERONEIGNAZIO MARINO VERSIONE NERONE

 

Marino, dopo l’Opera, rimane asserragliato nel bunker di palazzo Senatorio, ma col passare delle ore l’ostentata serenità si trasforma prima in ansia, poi in rabbia. Verso sera, è chiaro che i tentativi di mediazione, portati avanti dagli sherpa del Campidoglio, sono falliti. Per Marino, le risposte del premier a Porta a Porta , sono la seconda doccia gelata, con quel «il sindaco si guardi allo specchio e decida cosa fare» che suona quasi feroce. Marino, di nuovo, prova a far finta di niente: «Guardarmi allo specchio? Adesso vado a festeggiare il Papa...», dice uscendo dal suo fort apache.

 

Ma quelle poche certezze che pensava di avere, costruite nei colloqui con Matteo Orfini e col sottosegretario De Vincenti, vacillano. Marino, con la sua ristrettissima cerchia, si sfoga: «Non mi dimetto, neppure se me lo chiedono». E, girando per i corridoi, ripete: «Non sono disponibile a passare per quello che ha portato i ladri in Campidoglio. Se mi rimuovono, mi devono far ricandidare».

alfonso sabella ignazio marinoalfonso sabella ignazio marino

 

Il chirurgo dem è spiazzato, confuso. E, già dalla mattina, aveva cercato di capire se le prime frasi di Renzi fossero un semplice «avvertimento» o qualcosa di più. Il sindaco parla con Orfini, cerca un contatto diretto con Renzi, che non arriva. Vorrebbe che quelle parole venissero smussate, se non smentite.

 

A Palazzo Chigi, trova De Vincenti, a cui ricorda che «il Giubileo è alle porte» e che il Consiglio dei ministri di venerdì deve «sbloccare i fondi necessari alle opere». Poi riprende i suoi incontri di routine: assessori, comunicatori, staff, coi quali parla di cantieri, di strade, di cose da fare. Vede anche i Radicali, promettendo che andrà in aula a riferire su Mafia Capitale (Buzzi chiede il patteggiamento, la Procura dice no).

andrea maccarone col sindaco ignazio marinoandrea maccarone col sindaco ignazio marino

 

Giuliano Pisapia lo difende: «Azioni di inizio sfratto sarebbero deleterie: regalerebbero Roma a Cinque Stelle o CasaPound». Ma anche il sindaco di Milano ammette: «Se Renzi si fosse rivolto a me, sarei preoccupato». Da ieri sera, lo è anche Marino.

 

2 - L’ULTIMATUM: 7 GIORNI PER CAMBIARE

Alessandro Capponi per il “Corriere della Sera”

 

Il tempo concesso a Marino è breve, servono segnali immediati perché «un sindaco può darli, e Renzi che quel mestiere l’ha fatto lo sa bene. Quindi non anni e neanche mesi»: nell’ultimatum al Campidoglio raccontato da parlamentari renziani è inclusa anche l’indicazione per la via da seguire nel caso in cui da Roma non arrivasse quel messaggio di cambiamento (in città, nella squadra di governo) preteso dal presidente del Consiglio. Ed è una strada senza uscita, almeno per il sindaco Ignazio Marino: porta alle dimissioni.

francesca fagnani twitta il dalai lama che sbadiglia con ignazio marinofrancesca fagnani twitta il dalai lama che sbadiglia con ignazio marino

 

È ancora da stabilire a chi (eventualmente) toccherà il compito di convincere Marino a lasciare il Campidoglio: c’è chi dice ai vertici del partito (Serracchiani, Guerini), c’è chi punta su Matteo Orfini. Ma di certo tutte le strade di Ignazio Marino adesso portano a un bivio: migliorare («da subito, in una settimana») la qualità della vita dei romani oppure salutarli. L’accerchiamento del Pd, per il momento, si ferma sulla porta dell’ufficio del sindaco e lascia a lui una mossa. Forse, l’ultima.

 

IGNAZIO MARINOIGNAZIO MARINO

«Serve un cambiamento, un miglioramento dell’azione amministrativa, fin da subito», conferma in serata Matteo Orfini: dicono sia stato scuro in volto per ore, ieri, sorpreso dall’uppercut portato da Renzi a Marino senza alcun preavviso, neanche per lui che pure aveva difeso il sindaco su mandato dello stesso Renzi. Orfini nega tensioni: «Ho difeso Marino — replica — così come l’ha difeso Renzi. Il mio fastidio, come ho avuto modo di dire a Matteo, è che una questione tanto delicata, una Capitale con tre milioni di abitanti, credo meritasse un approfondimento maggiore di una battuta in un’intervista».

 

ignazio marino by bennyignazio marino by benny

E infatti, a Porta a Porta, da Renzi arrivano tutte le spiegazioni possibili: «Nel merito siamo tutti d’accordo», giura Orfini. Ma d’accordo con il terremoto di Renzi sulla Capitale sono sicuramente molti dei parlamentari eletti a Roma nel Pd. Basta ascoltare ciò che sostiene Lorenza Bonaccorsi:«La vicenda romana è molto complessa, e va gestita come tale. Bisogna valutare la situazione: se e come andare avanti».

 

Roberto Morassut, altro parlamentare dem, prima ancora delle parole del presidente del Consiglio da Bruno Vespa, spiega che «Renzi ha dato voce ai romani. L’onestà è una precondizione per fare il sindaco ma non è sufficiente: ci vuole efficienza di governo. L’amministrazione ha manifestato elementi di insufficienza». Tra i parlamentari Pd sono in molti a parlarne: quasi tutti chiedono l’anonimato e ripetono gli stessi concetti riassumibili in poche parole, «Marino deve dimettersi».

IGNAZIO MARINO SPAZZINO IGNAZIO MARINO SPAZZINO

 

E pensare che solo pochi giorni fa Gustavo Zagrebelsky, Furio Colombo e altri avevano firmato l’appello «nessuno tocchi Marino» perché rinunciare al sindaco «priverebbe la città di un’occasione di svolta». Oggi a mezzogiorno Orfini incontrerà la stampa: ufficialmente, per presentare la Festa dell’Unità cittadina. Lo stesso Orfini, prima ancora dell’intervento di Renzi in tv, aveva provato a ribadire il sostegno del governo a Marino: «Sì, l’appoggio al sindaco è ancora forte». E però quell’avverbio — ancora — forse ha spiegato la realtà meglio di tanti discorsi: ciò che era accaduto e ciò che stava per accadere.

ignazio marino con i peperoncini all opera di roma per la prima di ernani diretto da riccardo muti ignazio marino con i peperoncini all opera di roma per la prima di ernani diretto da riccardo muti

 

3 - IL PREMIER SCARICA MARINO DA VESPA: MEGLIO SE VA VIA

Wanda Marra per il “Fatto quotidiano”

 

Da qualche giorno stiamo costantemente discutendo sul futuro dell’amministrazione di Roma. Ignazio Marino è una persona perbene riconosciuta da tutti. Chi ruba è un ladro, chi non ruba è onesto ma chi è onesto deve essere anche capace”. Matteo Renzi alla fine quello che aveva sulla punta della lingua da giorni (per non dire da mesi) l’ha detto chiaro e tondo. E ha utilizzato come palcoscenico nazionale per scaricare il sindaco di Roma il salotto di Bruno Vespa. Quello stesso Vespa che ha giurato odio eterno al Sindaco della Capitale da quando lo cacciò dal Teatro dell’Opera.

 

IGNAZIO MARINO - MATTEO RENZI - VIGNETTA DI BENNYIGNAZIO MARINO - MATTEO RENZI - VIGNETTA DI BENNY

Ci è andato diritto Renzi in tv. E ha utilizzato pure il pubblico di Porta a Porta nel suo piano per delegittimarlo. Durante una pausa pubblicitaria rivolgendosi al pubblico, ha chiesto un parere sull'operato di Marino. Solo tre su una cinquantina di presenti in studio hanno provato a difenderlo. E Renzi, soddisfatto, ha scrollato le spalle: “Che ci posso fare?”. Era il responso che voleva.

 

Il premier pensa che tra i motivi principali che gli hanno fatto perdere le amministrative c’è Mafia Capitale. Marino non è mai stato al top delle sue simpatie. L’ha subìto e l’ha dovuto blindare all’inizio dell’inchiesta: come scaricare quello che appariva l’unico onesto in una banda di (presunti) malfattori? E poi, come sciogliere per mafia il Comune di Roma, quando in arrivo c’è il Giubileo? La decisione spetta al governo, anche se si attende la relazione del prefetto Gabrielli sulla Capitale. Ha tempo un mese, ma al Pd e a Palazzo Chigi la aspettano per fine giugno.

IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI

 

Ma il cosiddetto “piano inclinato”, quello che ha portato Renzi a mollare il sindaco di Roma e possibilmente lui a dimettersi di suo, è iniziato ormai da giorni. Il premier non vuole pagare per lo “schifo” di Roma. E allora, ecco l’ipotesi del commissariamento fatta circolare attraverso Repubblica venerdì. E poi la battuta a Massimo Gramellini su La Stampa: “Se torna il Renzi uno, io se fossi in Marino non sarei tranquillo”. Tradotto dal renzese l’invito è chiaro: “Dimettiti , o ci penso io”. Al netto del dibattito in corso sul Renzi 1 e il Renzi 2, il Renzi Rottamatore fu quello che avvertì Letta con un “#Enricostaisereno” e poi lo spodestò da Palazzo Chigi.

 

“Il Campidoglio non sarà commissariato per mafia”, ha chiarito Renzi ieri (anticipando, peraltro, anche la relazione di Gabrielli). Ma a questo punto ha deciso la linea: “A me interessa capire se l’amministrazione pulisce le strade, mette a posto buche e emergenza. Se sanno governare governino e vadano avanti, se non sono capaci vadano a casa”. “Parole indecenti”, replica a muso duro Stefano Fassina della sinistra dem.

IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI IN CAMPIDOGLIO IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI IN CAMPIDOGLIO

 

In definitiva, “non ci sono gli estremi per un commissariamento per mafia”, ma ci sono altre ragioni che possono condurre allo scioglimento. “Sia il sindaco sia l’amministrazione devono guardarsi allo specchio e decidere quello che si deve fare, ma basta con queste discussioni, anche perché c'è il Giubileo e Roma è sotto gli occhi di tutto il mondo”.

 

Le soluzioni “tecniche” per delegittimare Marino si trovano. È allo studio anche l’ipotesi di un Dpcm di commissariamento del Comune per irregolarità amministrative, meno pesante di quello per mafia.

IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI IN CAMPIDOGLIO IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI IN CAMPIDOGLIO

Perché il premier vuole guadagnare un anno e votare con le altre grandi città (Milano, Napoli, Cagliari, Torino). “Renzi ha voglia di rivincita”, spiega chi ci ha parlato. E allora aggiungendo Roma, per lui si prefigurerebbe una sorta di rivincita rispetto al turno amministrativo appena passato.

 

Marino ostenta sicurezza e per ora non molla. “Non mi dimetto. Io sono stato eletto e Renzi no”. E alza il tiro della sfida: “Mi deve sfiduciare il Pd in Campidoglio. E come se lo può permettere, visto che è tutto inquisito?”. Ma per il premier ha i giorni contati.

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