COME S’AGITA SALVINI PER INSEGUIRE VANNACCI – IL SEGRETARIO DELLA LEGA, ALLA FESTA DELLA PADANIA DELL’ALTO MONFERRATO, PROVA A RILANCIARSI MA MENTRE LUI SI PRESENTA CON LA SCRITTA “L’ITALIA AGLI ITALIANI”, IL POPOLO LEGHISTA SVENTOLA LE BANDIERE DI LOMBARDIA, PIEMONTE E VENETO – LA STRATEGIA PER USCIRE DALL’ANGOLO IN CUI L’HA SPEDITO L’EX GENERALE: PIÙ IMPEGNO SULLA SICUREZZA (IL SOGNO È TORNARE AL VIMINALE), CONTRASTO ALL’IMMIGRAZIONE, E MAGGIORE ATTIVISMO IN POLITICA ESTERA, SEMPRE AL FIANCO DI PUTIN. OGGI VOLERÀ A BELGRADO PER INCONTRARE IL PRESIDENTE SERBO VUCIC, QUINTA COLONNA DI “MAD VLAD” NEI BALCANI
Estratto dell’articolo di Francesco Moscatelli per “La Stampa”
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Quando alle 20.30 Matteo Salvini arriva nel cortile dell'ex cantina sociale di Capriata d'Orba, accolto dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari e dagli altri esponenti piemontesi della Lega, sfoggia una t-shirt bianca con la scritta «L'Italia agli italiani» sulla schiena. Uno slogan che sembra ribadire la sua linea nazionale e sovranista.
Davanti ai tavoli della trentunesima Festa della Padania dell'Alto Monferrato, però, sventolano le bandiere di Lombardia, Piemonte e Veneto: un richiamo alle radici invocate da governatori e amministratori che chiedono una svolta neo-nordista.
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Il colpo d'occhio restituisce l'immagine di una Lega che prova a ritrovare slancio: ad aspettare Salvini ci sono almeno duecento persone «nonostante in televisione ci sia Brasile Norvegia» rivendica con una battuta il segretario.
[…] È in questo contesto che il leader tenta di uscire dall'angolo in cui è finito complice l'ascesa impetuosa di Futuro Nazionale del suo ex beniamino Roberto Vannacci. La strategia poggia su tre pilastri: un ulteriore impegno sui temi della sicurezza, con l'ipotesi di un ritorno al Viminale dopo l'estate per togliere argomenti a Vannacci (secondo fonti interne al partito i contatti fra gli staff di Salvini e del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi negli ultimi tempi si sono fatti più frequenti) e la «militarizzazione delle stazioni ferroviarie»;
il contrasto all'immigrazione clandestina e la battaglia contro l'Islam; e un rinnovato attivismo in politica estera, tornando ancora una volta a guardare verso Est.
Si leggono in questa chiave anche le mosse delle ultime ore. Prima l'intervento su X dopo l'accoltellamento di un tecnico informatico di 55 anni da parte di un ventiduenne italiano di origine gambiana a Milano: «Si è divertito e lo rifarebbe? Che non esca più dal carcere allora!».
Poi l'annuncio di nuove proposte di legge per togliere la cittadinanza italiana a chi delinque e per sospendere il rilascio di autorizzazioni alle realtà islamiche organizzate finché non sarà sottoscritta un'intesa tra Islam e Stato italiano.
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Infine la missione che oggi e domani, proprio alla vigilia del vertice Nato in Turchia, lo porterà a Belgrado.
«La Serbia è un Paese in fase di pre adesione all'Unione europea che, rispetto ad altri, ha fatto i compiti a casa - spiega Salvini-. Rispetto ad altre ipotesi di ingresso nell'Ue, la Serbia è culturalmente, economicamente e socialmente più vicina a noi».
Poi aggiunge: «C'è qualcuno che dice che dovremmo far entrare l'Ucraina in Europa. No amico mio, mettiti in fila, c'è qualcun altro che aspetta da prima».
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È proprio questo il passaggio politicamente più delicato del rilancio del vicepremier. Salvini infatti vedrà il presidente serbo Aleksandar Vucic, che già accolse in Italia nel 2019 all'epoca in cui era ministro dell'Interno. Un incontro che oggi assume un significato particolare perché Belgrado sta attraversando una fase di forte instabilità politica. […] Vucic infatti ha annunciato l'intenzione di lasciare la presidenza per ricandidarsi alla guida dell'esecutivo. Un modo per non essere travolto e per proseguire nel suo difficile equilibrismo tra il percorso europeo e il mantenimento delle relazioni privilegiate con Mosca.
Per Salvini è un azzardo calcolato. Il viaggio a Belgrado è un'occasione per rilanciare il proprio profilo internazionale e per ritagliarsi uno spazio autonomo […]
Sullo sfondo, ovviamente, resta anche la dimensione geopolitica: un eventuale ingresso della Serbia nell'Unione europea difficilmente dispiacerebbe a Vladimir Putin, che si troverebbe ad avere un altro "amico" a Bruxelles oltre all'Ungheria.
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matteo salvini giorgia meloni
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