BANCA FANTASMA, PERDITE VERE – A TRIESTE E IN FRIULI DUE COOPERATIVE BRUCIANO 130 MLN, MA PER BANKITALIA LA GRANDE BANCA DELLE COOP NON ESISTE – I SUPERMERCATI RACCOLGONO E IMPIEGANO 11 MLD FACENDO LO SLALOM TRA LE REGOLE

Giorgio Meletti per “il Fatto Quotidiano

 

Coop offerte di lavoro Coop offerte di lavoro

   Alla Banca d'Italia devono essere un po’ distratti. Ci sono circa 11 miliardi di risparmi degli italiani depositati presso i supermercati a marchio Coop e gli occhiuti vigilantes del governatore Ignazio Visco nemmeno lo sanno. O fingono di non saperlo. La storia della banca sommersa di nome Coop è una utile chiave di lettura per lo scandalo Mafia Capitale. L’ormai celebre foto dell’attuale ministro del Lavoro e allora presidente di Legacoop Giuliano Poletti con il ras della cooperativa 29 giugno Salvatore Buzzi non segnala indicibili complicità o silenzi ma una realtà alla luce del sole: alle cooperative, bianche, rosse o nere, tutto è permesso.

 

E secondo una retorica ben rodata chi le critica è un nemico del popolo, anche quando al popolo fanno sparire i risparmi. Il problema della banca clandestina è stato sollevato dal Fatto un anno fa. Se uno porta i suoi soldi in banca, in caso di crac dell'istituto prescelto il suo deposito è garantito dal Fondo interbancario di garanzia. Se uno porta i soldi alla Coop, invece, non c’è nessuna garanzia. Enrico Migliavacca , vicepresidente dell'Associazione delle cooperative di consumo, scrisse al Fatto: “È falso affermare che siano a rischio 10 miliardi di risparmi delle famiglie”.

 

coopcoop

I fatti hanno smentito tanto ottimismo. A Trieste la Cooperative Operaie ha fatto crac al termine di un'acrobatica agonia su cui sta facendo luce la magistratura, e si sono volatilizzati 103 milioni di risparmi di 17 mila risparmiatori. Subito dopo, in Friuli, è saltata la CoopCa, la cooperativa della Carnia. Altri 30 milioni di risparmi. È un mondo a due velocità. I clienti della Tercas, la Cassa di risparmio di Teramo commissariata dalla Banca d'Italia e il cui direttore generale, accusato del crac, è imputato di associazione a delinquere, non hanno perso un euro. I clienti delle Coop, invece, con il crac rischiano di perdere tutto.

 

   Com'è possibile? Basta chiamarsi cooperativa, come insegna il maestro Buzzi. Nella citata missiva Migliavacca affermava con nettezza: “Coop non è una banca”. Infatti la raccolta del risparmio che organizza in ogni suo punto vendita (11 miliardi di euro, circa dieci volte la raccolta della Tercas) si chiama “prestito soci”. Il Fatto ha posto alla Banca d’Italia la seguente domanda: “Esiste una forma di vigilanza sul cosiddetto “prestito soci” delle cooperative?”.

 

La risposta è stata: “No. In base alla legge, la Banca d’Italia è competente per la vigilanza sulle banche”. Una seconda, più stringente, domanda (“Un’attività definita di ‘gestione della liquidità dei soci’ può essere svolta da una cooperativa?”), ha ricevuto una risposta più stupefacente della prima: “In assenza di dettagli sulle specifiche caratteristiche dell’attività di ‘gestione della liquidità dei soci’, non è possibile affermare se essa rientri o meno tra le attività riservate agli intermediari finanziari”.

Giuliano Poletti Giuliano Poletti

 

Per aprire una banca serve l'autorizzazione della Banca d'Italia e bisogna sottoporsi alla sua vigilanza. Ma se uno apre una banca seguendo due accortezze (non scriverlo nell’insegna e non fornire dettagli alla Banca d'Italia) può fare quel che gli pare.

 

   La questione è quasi teologica. Che cos'è una banca? Nelle “Istruzioni di vigilanza” della Banca d'Italia si trova la definizione: “La raccolta del risparmio tra il pubblico è vietata ai soggetti diversi dalle banche, fatte salve le deroghe previste dall’art. 11, comma 4, del T.U.”. La deroga riguarda il prestito con cui il socio finanzia l'attività della sua cooperativa. Poi si legge: “Sono comunque precluse ai soggetti non bancari la raccolta di fondi a vista e ogni forma di raccolta collegata all’emissione o alla gestione di mezzi di pagamento”.

 

Quindi chi fa raccolta “a vista” o è una banca o delinque. Che cos’è la raccolta a vista? “La raccolta che può essere rimborsata su richiesta del depositante in qualsiasi momento con un preavviso inferiore a 24 ore”.

 

   Adesso vediamo le cose che i distratti della Banca d'Italia – dopo aver scritto le stringenti regole – potrebbero vedere con una sia pure superficiale ricerca su Internet. Lo stesso Migliavacca di “la Coop non è una banca” scrive nel “Decimo rapporto delle cooperative dei consumatori”: “Il prestito sociale è una forma di deposito a vista immediatamente liquidabile”. A vista. E continua: “I soci prestatori possono utilizzare la carta Socio-Coop per prelevare contante dal proprio libretto di risparmio e trasferire denaro sul proprio conto corrente bancario. Inoltre (...) i soci prestatori possono utilizzare la carta SocioCoop come strumento di pagamento della spesa e per il prelievo di contante alle casse dei punti di vendita”.

 

visco ignazio visco ignazio

   C'è anche il bancomat. Un milione 218 mila italiani hanno portato i loro risparmi alla Coop, cui hanno consegnato mediamente 9 mila euro a testa, per un totale di 10,86 miliardi che hanno fruttato interessi totali per 139 milioni di euro. Funziona così: si va alla Coop, si diventa soci, si chiede di aderire al prestito soci, si ottiene un libretto tipo quelli della Posta, si portano i soldi da depositare.

 

Ci sono vantaggi notevoli rispetto alla banca, per esempio nessun costo e, soprattutto, nessuna tracciabilità. Comunque nessun vincolo. Il preavviso delle 48 ore previsto dal regolamento è una formalità dettata da qualche avvocato per far vedere che si sta sopra le 24 ore previste dai regolamenti Bankitalia. Ma quando uno ottiene una tessera magnetica con cui può pagare la spesa al supermercato o addirittura prelevare il contante dal Bancomat, sempre con addebito sul suo prestito sociale, che cosa può più giustificare la finzione di non chiamare tutto questo una grande banca?

 

   Alla Banca d'Italia però si ostinano a far finta di niente. L’avvocato Stefano Alunni Barbarossa, a nome dei soci della cooperativa di Trieste che hanno perso i loro risparmi, ha posto un quesito interpretativo su una circolare Bankitalia sulla raccolta del risparmio tra i soci da parte delle cooperative.

 

   Il direttore della sede di Trieste ha così risposto: “Si fa presente che la Banca d'Italia fornisce riscontro diretto alle banche e agli altri soggetti vigilati mentre, di regola, non dà risposta diretta ai quesiti formulati da altri soggetti”. È la linea dura di sempre: finché non arrestano qualcuno alla Banca d'Italia piace far finta di niente.

 

   (ha collaborato Ivana Gherbaz)

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