adolfo urso ex ilva taranto altoforno

CORSA CONTRO IL TEMPO PER L’EX ILVA - DOPO UNA LUNGA SERIE DI TAVOLI FALLIMENTARI IL GOVERNO VENDE FUMO AI SINDACATI E PROMETTE “UN MODELLO DI CASSA INTEGRAZIONE DIVERSO” PER I LAVORATORI DELLO STABILIMENTO SIDERURGICO DI TARANTO (E INTANTO 2.500 PERSONE SONO STATE MANDATE A CASA) - PER IL FUTURO DELL’EX ILVA LATITA IL PIANO INDUSTRIALE. LA CORDATA ITALIANA DEGLI "ACCIAIERI CORAGGIOSI” HA RIMANDATO LA PRESENTAZIONE DI UN’OFFERTA...

1. EX ILVA, IMPEGNO DEL GOVERNO PER MODELLO DI CIG DIVERSO DA QUELLA PER CESSAZIONE 

sciopero lavoratori Ex Ilva

(ANSA) - Impegno per un futuro green dell'acciaio, con forni elettrici alimentati a Dri, prosecuzione della gara per la vendita degli impianti, tutela dei lavoratori, sia delle acciaierie sia dell'indotto attraverso un modello di cassa integrazione che non corrisponda alla Cig per cessazione delle attività e l'avvio dei progetti di reindustrializzazione dell'area di Taranto. 

 

Sono questi i punti della strategia del governo per l'Ex Ilva che, secondo quanto si apprende, sono stati illustrati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ai sindacati durante la riunione a Palazzo Chigi. Mantovano ha inoltre annunciato che il governo intende portare oggi in Cdm un decreto con misure a sostegno dei lavoratori. 

 

Ex Ilva

 "Dopo la conferma del decreto della Corte d'Appello di Milano che dispone la chiusura dell'area cosiddetta a caldo degli impianti di Taranto - ha spiegato Mantovano ai sindacati, secondo quanto si apprende - il governo sta predisponendo un provvedimento per le opportune tutele sociali, in un Dl che andrà al Consiglio dei ministri di oggi, attraverso un nuovo modello di cassa integrazione che non corrisponda alla Cig per cessazione dell'attività. In sostanza, si utilizza l'ammortizzatore unico emergenziale e non quello per cessazione dell'impresa". 

 

"Si tratta - ha aggiunto Mantovano - di un provvedimento-ponte rispetto alla conclusione della gara, che abbia una sua flessibilità in relazione all'andamento della gara.

Ex Ilva

 

Da questo intervento normativo d'urgenza del governo non saranno lasciati fuori i lavoratori dell'indotto, in parallelo con l'avvio immediato di un processo di reindustrializzazione che coinvolga tutti i soggetti che hanno progetti e investimenti nell'area di Taranto, compresa la difesa. A tal fine, sarà rafforzato il ruolo dei Contratti istituzionali di sviluppo (Cis) e saranno previsti incentivi per le assunzioni". 

 

2. SALVATAGGIO EX ILVA, SFIDA SULLO STATO FEDERACCIAI: “SOLO IN MINORANZA”

Estratto dell’articolo di Rita Querzè e Claudia Voltattorni per il “Corriere della Sera” 

 

L’ultimo altoforno dell’ex Ilva si avvia allo spegnimento entro fine mese. [...] Tra le questioni più urgenti il licenziamento in blocco dei 2.500 lavoratori delle aziende dell’indotto, le lettere sono pronte. [...]

 

Giorgia Meloni Adolfo Urso

Per i circa 9 mila dipendenti diretti il ministero del Lavoro sta studiando soluzioni come prepensionamenti, esodi incentivati, ricollocamenti, ma non vengono esclusi anche provvedimenti ad hoc per lavoro usurante legati all’esposizione all’amianto. 

 

Intanto i commissari straordinari sarebbero pronti a chiedere un raddoppio del massimale della cassa integrazione per tutto il gruppo pari a 9 mila persone. Oggi i lavoratori ex Ilva in cig a rotazione sono circa 3.600, di questi 3 mila solo a Taranto. [...]

 

Per il futuro al momento non c’è nessun piano industriale come riferimento. La cordata italiana rimanda la presentazione di una offerta (la scadenza è il 15 ottobre, ma potrebbe essere prorogata di un mese).

 

Ex Ilva

E in ogni caso il progetto che i 14 guidati dal presidente di Federacciai Antonio Gozzi hanno lasciato trapelare si limiterebbe inizialmente a riattivare i laminatoi alimentandoli con bramme comprate all’estero.

 

Il forno elettrico arriverebbe dopo, e sarebbe soltanto uno. Sotto il tetto di Confindustria è evidente la diversità di visione tra Federmeccanica (molte delle aziende associate hanno bisogno di acciaio) e Federacciai che invece associa i produttori. Tra l’altro la prima auspica l’ingresso dello Stato in maggioranza, la seconda vedrebbe di buon occhio un ingresso in minoranza.

 

[...] «Con la chiusura dell’area caldo si rischia di arrivare a 9 mila lavoratori in cassa su 10 mila, e questo è uno scenario che vogliamo evitare a ogni costo — dice il segretario generale della Fim Ferdinando Uliano —.

 

Servirebbero solo 5-600 lavoratori per presidiare alcune aree aziendali e altri 6-700 per la laminazione. Poco più di mille in tutto. Per noi a regime i forni elettrici devono essere quattro per arrivare a 6 milioni di tonnellate di acciaio l’anno».

adolfo urso giorgia meloni question time alla camera giorgia meloniadolfo urso e giorgia meloni - foto lapresse

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