salvatore rossi ignazio visco

COSE MAI VISTE: IL 'DRAGHIANO' SALVATORE ROSSI, DIRETTORE GENERALE DI BANKITALIA, BOCCIA L'UNIONE BANCARIA - ''IL CIRCOLO VIZIOSO TRA SETTORE BANCARIO ED EMITTENTI SOVRANI NON È STATO SPEZZATO, TUTTAVIA ALLE BANCHE È STATA IMPOSTA UNA CAMICIA DI FORZA - A UN CONTRIBUENTE TEDESCO NON SI POTRÀ MAI CHIEDERE DI FINANZIARE IL SALVATAGGIO DI UNA BANCA ITALIANA... IRREVERSIBILITÀ DELL’EURO? LA GRECIA DIMOSTRA CHE UNO STATO SOVRANO PUÒ FALLIRE ANCHE SENZA ABBANDONARE L’EURO''

 

 

 

 

SALVATORE ROSSI E I PROBLEMI DELL'UNIONE BANCARIA EUROPEA

www.startmag.it pubblica un estratto e il testo integrale dell’intervento tenuto oggi a Modena da Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni

 

salvatore rossi

L’Unione bancaria nell’area dell’euro è la tappa più recente di un lungo percorso. Il progetto europeo di integrazione e unificazione nasce nel secondo dopoguerra con una finalità insieme ambiziosa e pragmatica: ambiziosa per l’obiettivo di garantire pace e prosperità ai cittadini europei dopo secoli di sanguinosi scontri; pragmatica perché si decise di avviare il processo partendo dall’economia, anziché avventurarsi sul ben più insidioso terreno della politica. Eppure il valore politico del progetto è stato evidente sin dall’inizio; per Monnet rappresentava la sua “direzione di marcia”.

 

Il Trattato di Roma, di cui si è celebrato il 60° anniversario lo scorso anno, ne ha rappresentato la prima pietra miliare. L’unificazione monetaria, ripresa negli anni Novanta del secolo scorso dopo un primo abortito tentativo messo in atto alla fine degli anni Sessanta, ha segnato il conseguimento di un obiettivo ancora più ardito.

 

L’euro è stato adottato il 1° gennaio 1999 grazie all’impegno profuso da uomini di Stato e personalità del calibro di Ciampi, Delors, Kohl, Mitterand e Padoa-Schioppa, tutti appartenenti a una generazione che non aveva dimenticato le guerre in Europa. Si trattava di una sfida enorme, tenendo conto anche del fatto che gran parte del mondo accademico, in particolare negli Stati Uniti, riteneva il progetto sbagliato in punto di teoria economica e politicamente fragile. Tuttavia, per oltre un decennio, il bilancio dell’esperienza in termini di costi e benefici è apparso positivo.

 

Luigi Federico Signorini, Salvatore Rossi, Ignazio Visco, Vincenzo La Via, Fabio Panetta, Valeria Sannucci

La vera sfida per l’unione monetaria europea è sopraggiunta con la crisi del debito sovrano, all’inizio di questo decennio. Sulla scia della rivelazione di quali fossero le reali condizioni delle finanze pubbliche in Grecia, la crisi si è rapidamente trasformata in crisi di fiducia tra i paesi europei: un primo gruppo di paesi (opinione pubblica, governi e persino banche centrali nazionali) ha iniziato a temere che, in virtù della moneta unica, gli sperperi di altri paesi venissero finanziati col denaro dei propri contribuenti; un secondo gruppo di paesi accusava quelli del primo gruppo di imporre a tutti politiche eccessivamente “austere”, sempre in nome della moneta unica.

 

I mercati hanno interpretato tali contrasti come il segnale che gli europei non considerassero più l’euro come una realtà indiscutibile, mettendone anzi in dubbio l’irreversibilità. La possibilità di “ridenominare” il debito pubblico riportando in vita le valute nazionali, sebbene remota, ha cominciato a farsi strada e gli spread sono aumentati a dismisura, di riflesso alle aspettative di svalutazione/ rivalutazione.

 

Le banche dei paesi economicamente deboli, nei cui bilanci erano presenti elevate quantità di titoli pubblici nazionali, sono incorse in forti perdite per effetto del minor valore di mercato di questi ultimi. L’eventualità di misure di salvataggio pubblico generalizzate per le banche di quei paesi ha aggravato i timori di un’evoluzione insostenibile delle loro finanze pubbliche, instaurando un circolo vizioso. Si è trattato di una crisi politica mascherata da crisi finanziaria.

salvatore rossi ignazio visco

 

L’Unione bancaria è stata inizialmente concepita come risposta a tale situazione. L’idea era quella di stabilire il principio secondo cui le banche europee sono innanzitutto europee: se una di esse si trova in difficoltà, il problema riguarda l’intera Europa, non solo il paese in cui la banca risiede. L’effettiva attuazione del progetto ha preso una direzione diversa.

 

È stato realizzato, innanzitutto, il presupposto della vigilanza unica: a partire dal 2014 le banche “significative” sono vigilate da un’unica autorità a livello europeo (il Meccanismo di Vigilanza Unico, MVU, che opera da Francoforte).

 

Poi è stato completato il tassello principale del nuovo regime: dal 2016 le banche non possono più essere salvate con il denaro dei contribuenti; in caso di grave difficoltà, esse vengono sottoposte a bail in – ovvero salvate ma sacrificando azionisti e creditori privati – sotto la supervisione di un’altra autorità europea (il Meccanismo di Risoluzione Unico, MRU, che opera da Bruxelles) o poste in liquidazione.

 

VISCO E DRAGHI 05

Infine, uno schema comune di assicurazione dei depositi di là da venire dovrebbe rimborsare i piccoli depositanti di banche liquidate, ma con denaro proveniente dal resto del sistema bancario, non dai contribuenti.

 

La proposta di un meccanismo di protezione pubblico per il Fondo di risoluzione unico e per il sistema comune di assicurazione dei depositi è stata, di fatto, accantonata.

 

In sostanza, le banche sono divenute europee solo in un senso, ovvero in quanto vigilate e sottoposte a risoluzione a livello europeo. Il circolo vizioso tra settore bancario ed emittenti sovrani non è stato spezzato, tuttavia alle banche è stata imposta una camicia di forza volta a garantire che, in caso di fuga dai titoli di Stato emessi da un sovrano, le banche di quel paese non verranno salvate dai contribuenti, di quello stesso paese o di altri.

 

In termini ancora più espliciti, a un contribuente tedesco non si potrà mai chiedere di finanziare il salvataggio di una banca italiana in crisi per il peso, nel proprio bilancio, di titoli di Stato italiani in rapida discesa sui mercati. In un caso simile, sarebbero i creditori della banca, prevalentemente italiani, a farsene carico. E non si pone neanche la questione dell’irreversibilità dell’euro, poiché il caso della Grecia dimostra che uno stato sovrano può fallire anche senza abbandonare l’euro.

VISCO DRAGHI

 

La valutazione dei risultati dell’Unione bancaria non può prescindere da un’analisi del percorso del progetto di integrazione e unificazione europee, del contesto interno ed esterno e delle motivazioni e dei vincoli politici. Non va trascurato il fatto che, negli ultimi anni, si è diffuso in alcuni paesi un forte sentimento anti-europeo in cui critiche, talvolta anche fondate, alla costruzione europea si combinano con clamori populistici.

 

QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DI ROSSI

https://www.startmag.it/wp-content/uploads/ROSSI-testo-30-agosto-2018.pdf

 

 

MarcoValerio LoPrete

@marcovaleriolp

 

 Mi sembra che S.Rossi (Bankitalia) certifichi la sconfitta della strategia che ha accomunato ultimi governi italiani:"Proposta di un meccanismo di protezione pubblico x il Fondo di risoluzione unico e x il sistema comune di assicurazione dei depositi è stata,di fatto,accantonata"

 

Salvatore Rossi (Banca d'Italia) oggi fa un bilancio che mi pare decisamente negativo del processo di unione bancaria. "Le banche sono divenute europee solo in un senso".

weidmann draghi

 

Salvatore Rossi (Bankitalia), en passant, dice che è stato "accantonato lo scopo originario" (dell'Unione bancaria), "ovvero scindere il legame perverso tra emittenti sovrani e banche". Non mi pare poca cosa

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…