LA CRISI DI CEUTA È UNA MANNA DAL CIELO PER GIORGIA MELONI – LA DUCETTA SFRUTTA LE IMMAGINI DEL CAOS MIGRANTI NELL’EXCLAVE SPAGNOLA IN MAROCCO PER FARE UN PO’ DI PROPAGANDA SPICCIA E CREARE UN DIVERSIVO – LA CHIUSURA DI SCHENGEN È UN BLUFF: LE LEGGI ATTUALI GIÀ PREVEDONO IL CONTROLLO DEI DOCUMENTI PER CHI ARRIVA DALLA PORZIONE DI TERRA SPAGNOLA IN NORDAFRICA (E TRA SPAGNA E ITALIA NON C’È UN CONFINE, QUINDI LA MOSSA VALE SOLO PER AEREI E NAVI, DOVE GIÀ CI SONO ISPEZIONI) – MA PER LA PREMIER, POCO IMPORTA: È UNA MOSSA POLITICA IN CHIAVE INTERNA, PER ARGINARE VANNACCI E DISTOGLIERE L’ATTENZIONE DAI GUAI DELLA MAGGIORANZA (ULTIMO, IL PASTICCIO DELLE CHAT DI DELMASTRO)
I CONTATTI CON ABASCAL E L’ORDINE DI SCUDERIA:“METTERE PEDRO NEL MIRINO”
Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”
giorgia meloni guida una mini a madrid con santiago abascal
La crisi diplomatica con la Spagna di Pedro Sánchez non cruccia la giornata di Giorgia Meloni. Anzi. A Palazzo Chigi si aspettavano una reazione. Tanto che il nostro ambasciatore a Madrid, ricevuto dal ministero degli Esteri iberico, ha sostanzialmente preannunciato in via riservata quanto il nostro esecutivo avrebbe formalizzato nelle ore a venire: il blocco di Schengen per la Spagna, ma solo per i cittadini extra-Ue.
La mossa di Meloni è tutta politica. Inasprita da un dossier elaborato dall'ufficio studi di Fratelli d'Italia, propaggine della comunicazione che fa capo al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Il dispaccio, spedito a tutti i parlamentari, mette nel mirino il primo ministro spagnolo. Emblema, si legge, del «fallimento del modello "porte aperte" della sinistra».
Il report mette nero su bianco accuse ruvide nei confronti di Sánchez. Accredita esplicitamente la teoria del «ricatto» del Marocco nei suoi confronti, nonostante le «smentite» del ministero degli Esteri spagnolo circa le connessioni tra gli arrivi in massa a Ceuta e la visita di Sánchez in Algeria, storico rivale di Rabat.
«Il Marocco sa perfettamente che la Spagna dipende in modo vitale dalla sua cooperazione per bloccare i flussi irregolari. È proprio per neutralizzare questa leva di ricatto che nel 2022 Sánchez è arrivato a "tradire" le aspirazioni degli indipendentisti del Sahara Occidentale», si legge.
SANTIAGO ABASCAL CON GIORGIA MELONI
[...] Meloni e il suo partito insistono sulla politicizzazione della crisi di Ceuta. Una situazione seguita anche dal Quirinale: la ridda di polemiche innescate da questa decisione disattende quanto aveva dichiarato il presidente Sergio Mattarella solo l'altro ieri, circa le «tensioni elettorali intempestive» nel discorso del Ventaglio.
A Palazzo Chigi escludono coordinamenti con il mondo Maga, anche se il post di Matteo Salvini su Ceuta («il futuro che ci aspetta in caso di vittoria della sinistra alle prossime elezioni») combacia con le affermazioni di Trump e Vance.
Meloni si è sentita informalmente con Ursula von der Leyen. E ufficialmente solo con la prima ministra danese Mette Frederiksen, socialista ma in sintonia con Roma sui migranti. È l'unica sponda vera che raccoglie Meloni tra i big Ue sulla chiusura di Schengen.
Distantissima dai toni sposati da Merz e Macron. Vicina a quelli di Le Pen e dell'Afd tedesca. E al leader di Vox, Santiago Abascal, che in queste ore si sente di continuo con i colonnelli di FdI in Europa, che insieme a Patrioti e Afd vorrebbero una seduta straordinaria del Parlamento Ue sul tema.
Con Frederiksen, Meloni chiede intanto all'Unione un'accelerata sull'attuazione del nuovo patto migranti; spinge per la creazione di hub comunitari fuori dai confini, modello Albania, e su accordi tra l'Ue e paesi terzi come con la Tunisia. Nessun contatto con Sánchez.
ROBERTO VANNACCI SI TUFFA IL PRIMO GENNAIO A VIAREGGIO
L'unico timido segnale che giunge da Roma verso Madrid è la vaga apertura a partecipare a missioni di controllo dei confini esterni dell'Unione, Spagna inclusa, per esempio tramite Frontex. Ma solo se ci sarà un piano della presidenza di turno irlandese, aggiungono fonti di governo.
Per il resto, anche in maggioranza c'è chi ammette che la mossa serva soprattutto in chiave interna. Per provare ad arginare Roberto Vannacci, che da destra cavalca lo scontento proprio sull'immigrazione. Mentre sul piano comunicativo, la trovata di Schengen è un diversivo per mettere in pausa, almeno per un po', i contrasti sempre più aspri interni al centrodestra e il pasticcio delle chat tra l'ex sottosegretario Andrea Delmastro e il prestanome di un clan di camorra.
Meloni cavalca l’onda nera E per affondare Sánchez s’inventa le frontiere chiuse
Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”
[...] La strategia è quella fatta filtrare da fonti di Palazzo Chigi: «La linea italiana sui migranti trova consenso crescente», Roma «si conferma al centro del dibattito europeo sulle politiche migratorie».
Peccato che la Commissione europea sembri pensarla diversamente per quel che riguarda l’applicazione o meno di Schengen: con parole chiare, Buxelles ha specificato che, qualora uno Stato membro decidesse di ripristinare i controlli alle frontiere con un altro paese dell'area Schengen, come annunciato dall'Italia, tale decisione deve essere notificata e giustificata alle istituzioni europee.
IL POST DI ROBERTO VANNACCI SULLA REMIGRAZIONE
«I regolamenti stabiliscono che gli Stati membri possono, eccezionalmente e temporaneamente, ripristinare i controlli alle frontiere interne come ultima risorsa per far fronte a gravi minacce all'ordine pubblico o alla sicurezza nazionale», e quando tale minaccia è «imprevedibile e richiede un intervento immediato», ha spiegato un portavoce della Commissione.
Il portavoce ha tuttavia sottolineato che lo Stato membro in questione deve notificare la propria decisione «alla Commissione, al Consiglio, al Parlamento e agli altri Stati membri, e spiegare in che misura la situazione di Ceuta costituisca una grave minaccia al suo ordine pubblico o alla sua sicurezza interna».
Al netto di precisazioni europee, Meloni ha incassato il consenso dei paesi del nord, i cosiddetti like minded con cui la premier ha stretto un raccordo proprio sulle questioni migratorie.
[...] La sintesi, però, è tutta politica: sospendere Schengen è più complicato a farsi che a dirsi, tanto più perché Italia e Spagna non condividono un confine, quindi si sostanzierà in un rafforzamento dei controlli già esistenti per chi viaggia in aereo o in nave. Sospendere il patto e caricare la cosa di risvolti politici come ha fatto Meloni, però, parla soprattutto all’elettorato più di destra, oggi attirato dalle sirene di Vannacci.
MIGRANTI SCATENANO IL CAOS A CEUTA
Che già hanno iniziato a cantare: «Il popolo italiano si affidi a chi è in grado di difenderlo», ha detto il deputato di Fn Rossano Sasso, «Vannacci saprebbe cosa fare». A confermare il senso delle mosse meloniane sono anche fonti ministeriali: «Si tratta di una mossa soprattutto politica, per costringere l’Ue a rendersi conto del livello di emergenza», viene spiegato.
Per dimostrare di fare sul serio, la premier ha incontrato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: per aggiornamenti sulla situazione a Ceuta, ma anche per capire quanto sia necessario alzare le difese per possibili (quanto poco probabili) arrivi in massa in Italia. Al Viminale, infatti, è riunito anche il Comitato di analisi per l’immigrazione e la sicurezza delle frontiere, presieduto da Piantedosi, per analizzare i possibili scenari.
IL TWEET DI ELON MUSK SUI MIGRANTI DI CEUTA COME ZOMBIE
ceuta - cartina - spagna e marocco
miglaia di migranti arrivano a ceuta foto lapresse 1
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