DAGOREPORT – “MI DIMETTO”, “MI DIMETTO” MI “RIDIMETTO” E RIMETTO: QUANTE VOLTE HA RIMESSO TOMASO MONTANARI? LO STORICO DELL’ARTE, TANTO CARO AI SINISTRATI DA "SAL-OTTO E MEZZO" DI LILLI GRUBER, LASCIA IL COMITATO SCIENTIFICO DEGLI UFFIZI CON UNA LUNGA ARTICOLESSA SUL "FATTO QUOTIDIANO" - IL MINISTRO GIULI HA SCATENATO LA SUA IRA NOMINANDO ALL'INTERNO DEL CDA CARLO DEODATO, SEGRETARIO GENERALE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO – MA COSA C’ENTRA DIMETTERSI ANCHE PER LA “COLLEGA” (SCRIVE MONTANARI) CARMEN BAMBACH, NOMINATA DA GIULI DOPO IL VIAGGIO NEWYORKESE DALL’OUTFIT STILE CAMICIE BRUNE? MENTRE MONTANARI HA TRASCORSO PARTE DEI SUOI ULTIMI ANNI DAVANTI ALLA TV, LA BAMBACH HA PUBBLICATO IL PIÙ IMPONENTE STUDIO IN TRE VOLUMI SU LEONARDO DA VINCI DIVENTANDONE LA MAGGIORE STUDIOSA – MA NON LO FAI MICA FESSO COSÌ IL MONTANARI! VUOI VEDERE CHE, IN FUTURO, IL COMITATO SCIENTIFICO-FASCISTA DEGLI UFFIZI INTENDA PRESTARE A QUESTA MALANDRINA DEL CDA UNO O PIÙ DEI SUOI CIRCA 50.000 DISEGNI CONSERVATI NEI DEPOSITI? MEGLIO DIMETTERSI PREVENTIVAMENTE...
DAGOREPORT
“Mi dimetto”, “Mi dimetto” mi “ridimetto” e rimetto: quante volte ha rimesso l’arcistorico dell’Arte Tomaso Montanari? Mentre molti vanno a caccia di poltrone lui se le toglie dalle berniniane terga. Anche ieri, come da articolessa del “Fatto quotidiano” e come da regolare lettera inviata all’infosferico ministro, il Montanaro da una emme sola si è dimesso, questa volta dal Consiglio di amministrazione degli Uffizi per “la natura sfacciatamente ideologica” delle nomine ministeriali.
E va bene, lotta contro l’amichettismo (degli altri)! Ma se ogni volta rimette significa pure che qualcuno lo ha messo e rimesso, cioè nominato: Hoc unum scio, me nihil scire dicevano i latini (!): non so nulla, ma so che qualcuno lo continua a nominare.
ALFREDO MANTOVANO - GIORGIA MELONI - LUIGI SBARRA - CARLO DEODATO
Le cariche, si sa, sono cariche di delusioni: vai alla Richard Ginori ed è come se ti si rompesse la porcellana, vai all’Università per stranieri e arrivano i ProPal, il Consiglio Superiore è quello dei Mali (culturali) e poi arriva il ministro e ti nomina i “fascisti” agli Uffizi, collezione che fu di banchieri, e tu non puoi starci con gli uffici, i fascisti e i banchieri.
Mi dimetto, va bene. Rimetto. Ma cosa c’entra dimettersi anche per la “collega” (scrive lui, Montanari, nella lettera al ministro) Carmen Bambach, nominata da Giuli dopo il viaggio newyorkese dall’outfit stile camicie brune? Mi dimetto perché forse, un giorno, come direttrici e direttori (sto attento al gender) di tutti i musei del mondo potrebbero chiedere in prestito un disegno agli Uffizi per esporlo al New York Metropolitan Museum del quale è curatrice.
Accipicchia! Ora bisogna sapere questo: mentre Montanari, studioso berniniano ai tempi, autore di qualche monografia scientifica e tanti ottimi articoli in rivista, mentre Montanari ha trascorso parte dei suoi ultimi anni davanti alla tv (non a guardarla, siamo noi che ascoltiamo le sue intemerate di politica) la Bambach ha pubblicato il più imponente studio in tre volumi su Leonardo da Vinci diventandone la maggiore studiosa (sì, più di Martin Kemp che difende il Museo Leonardo 3 a Milano!), è stata tra i connoisseur che hanno studiato, e lei solo trovato i documenti, il “Salvator Mundi”, dopo esser stata anche studiosa di Raffaello e del Rinascimento in genere. Ma non lo fai mica fesso così il Montanari!
Vuoi vedere che, magari, in futuro, il comitato scientifico-fascista degli Uffizi intenda prestare a questa malandrina del Cda uno o più dei suoi circa 50.000 disegni o delle circa 130.000 stampe conservate nei depositi? Meglio lasciarle in deposito e dimettersi preventivamente prima che accada una simile sciagura.
Magari un disegno a matita e biacca di un avambraccio di un minore del Rinascimento, di quelli che passano a 200 euro in asta tutti i giorni, potrebbe lasciare l’Arno per l’Hudson un paio di mesi. Meglio dimettersi prima, rimettere anche contro la Bambach. Tanto da qualche altra parte qualcuno lo nominerà.
“MI DIMETTO: GIULI HA RESO GLI UFFIZI IL CORTILE DI MELONI”
Tomaso Montanari per "il Fatto Quotidiano"
Alessandro Giuli vorrebbe essere ricordato come un libero intellettuale casualmente approdato alla carica di ministro della Cultura, e in quell’alto seggio eroicamente impegnato a difendere la libertà sua e della cultura medesima. Purtroppo (per lui, ma soprattutto per noi) ognuna di queste speranze è destinata a naufragare miseramente.
Il grottesco servilismo dell’Accademia dei Lincei (o d’Italia?), che ne ha presentato in pompa magna un risibile libercolo stampato a spese del contribuente, non basta certo a camuffare la tragicomica inadeguatezza da semicolto, che deflagra ogni volta che prenda la parola; per non dire di quando venga ritratto mentre rende omaggio a eroi coloniali, travestito da nazista dell’Illinois.
Ma, soprattutto, Giuli è libero e indipendente da Giorgia Meloni quanto un’ombra è libera dal corpo che la getta. L’ultima dimostrazione di tanta coraggiosa autonomia è l’incredibile decreto (datato al 25 maggio scorso) col quale il ministro ha rinnovato il Consiglio d’amministrazione della Galleria degli Uffizi.
Brilla, tra tutti, il nome di Carlo Deodato: nientemeno che il segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ecco che, con questo solo nome, gli Uffizi diventano una succursale di Palazzo Chigi: attraverso un filo direttissimo che sottopone il massimo museo italiano al controllo personale del capo del governo. Quale autonomia avrà il direttore del Museo con una simile figura nel suo Cda?
Non che il direttore attuale smani per essere, e apparire, indipendente dai padroni del Paese: come certifica la sua imbarazzante partecipazione, giusto un anno fa, alla memorabile manifestazione di Fratelli d’Italia “Spazio cultura”, dove egli prese la parola tra Mollicone, Donzelli, Arianna Meloni, e sotto l’alta coordinazione culturale di Mario Sechi: toccando così il punto più basso in un’apparizione pubblica di un direttore degli Uffizi. Almeno finora.
Accanto all’emissario di Chigi si allineano altri due nomi assai parlanti. Quello del professor Alessandro Campi, ordinario di Storia delle dottrine politiche a Perugia, a lungo organico alla destra (già direttore della fondazione di Gianfranco Fini) e tuttora sensibile al revisionismo storiografico e al rilancio di valori nazionalistici. E poi quello di Stefano Mugnai, già deputato di Forza Italia, candidato trombato della destra alla presidenza della Regione Toscana e oggi dipendente del Comune di Firenze.
Del resto, lo stesso Deodato ha le carte in regola sul piano ideologico: già braccio destro di Renato Brunetta, “fece parlare di sé nel 2015, quando fu relatore della sentenza del Consiglio di Stato contro le nozze gay, e si scoprirono i suoi tweet contro i diritti delle persone lgbt” (così il Fatto). Cosa abbiano a che fare costoro con il governo dei musei, cosa sappiano degli Uffizi è un mistero: anzi, è tragicamente chiaro.
Ed ecco allora il “colpo di genio” del callido Giuli: che va a New York a vedere la mostra su Raffaello e decide di nominarne nel Cda degli Uffizi la curatrice che lì lo aveva guidato (“come spiegava bene, signora mia…”). A mo’ di foglia di fico: a colmare, cioè, due vuoti, quello di una donna, e quello di qualcuno che abbia qualcosa a che fare con la storia dell’arte.
Peccato che Carmen Bambach non sia solo un’autorevole collega storica dell’arte, ma sia anche conservatrice in un grande museo straniero (appunto il Metropolitan di New York) strutturalmente interessato al prestito di opere delle Gallerie degli Uffizi: il che comporta un evidente, quanto altamente inopportuno, conflitto di interessi permanente.
alessandro giuli valeria falcioni
Tutto questo disastro certifica due cose. La prima è che questi famosi patrioti fanno solo danni alla Patria. E che, straparlando di nazione dalla mattina alla sera, poi prendono il patrimonio storico e artistico della nazione e lo affidano alla loro fazione: e non cambia solo una consonante.
La seconda è che avevamo ragione quando, in non molti, scrivevamo che la riforma Franceschini avrebbe messo i musei nelle mani della politica, e che si trattava di fatto di una pistola puntata alle tempie del patrimonio culturale, e di una pistola che la destra avrebbe usato.
Ecco, dunque, lo sparo: uno dei tanti di questo osceno governo. Postilla personale: ieri sera ho rassegnato le dimissioni dal comitato scientifico degli Uffizi, nel quale ero stato designato dal Consiglio Superiore dei Beni culturali nel 2021. Rimanere lì dentro, a dare consigli a un museo governato così, significherebbe essere complici. E almeno questo no: non in mio nome.
GIULI ANDREWS
FIRENZE - LUNGHE CODE PER ENTRARE AGLI UFFIZI
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FIRENZE GLI UFFIZI
ALESSANDRO GIULI - SALONE DEL LIBRO DI TORINO









