danimarca migranti 6

C’È DEL MARCIO IN DANIMARCA: DESTRA XENOFOBA E MODELLO SOCIALDEMOCRATICO IN CRISI, COPENAGHEN SI SCOPRE INTOLLERANTE - LO SCRITTORE MORTEN BRASK: “È IMBARAZZANTE, NOI CHE ABBIAMO SALVATO TANTI EBREI OGGI CHIUDIAMO LE PORTE"

migranti tra germania e danimarcamigranti tra germania e danimarca

Francesca Paci per “la Stampa”

 

Come si sente il Paese che con il 7% di disoccupazione e il welfare così efficiente da «stipendiare» gli studenti universitari guida le classifiche globali della felicità a respingere poche centinaia di famiglie in fuga dall’inferno? «È imbarazzante, noi che 70 anni fa abbiamo salvato tanti ebrei dallo sterminio chiudiamo oggi le porte a una manciata di disperati», ragiona lo scrittore 45enne Morten Brask.

 

Sa che almeno la metà dei connazionali condivide il suo sdegno al punto da aver moltiplicato in queste ore i gesti individuali di solidarietà. Ma sono almeno altrettanti quelli che nei giorni scorsi hanno applaudito la scelta del governo di pubblicare sui giornali libanesi un’inserzione in arabo per dissuadere i profughi siriani dal viaggio verso Copenaghen (l’aveva promesso a luglio il ministro per l’Integrazione Stojberg). 

Sbloccati i treni per Oslo

migranti in  danimarcamigranti in danimarca

La compagnia ferroviaria Dsb conferma ora l’annuncio del capo della polizia Hojbjerg: i collegamenti con la Germania sono stati ripristinati e i treni, fino a ieri bloccati in diverse stazioni con il loro carico di potenziali richiedenti asilo, sono ripartiti alla volta della Svezia, vera meta degli apolidi in cerca di futuro. Ma la frittata è fatta. E non solo perché a ridosso del potente richiamo di Juncker alla solidarietà europea la patria della invidiatissima «flexsecutiry» è parsa assimilabile alla reazionaria Ungheria di Orban.

migranti tra germania e danimarca verso la sveziamigranti tra germania e danimarca verso la svezia

 

Sono i danesi stessi, nota la volontaria umanitaria Margrethe, a essere pericolosamente confusi: «Due giorni fa la polizia ha bloccato le auto di chi come i tedeschi voleva andarsi a prendere i profughi.

 

Adesso il governo li fa passare purché continuino verso Stoccolma e chiude gli occhi sulle registrazioni con la modalità truffaldina di cui fino a poche settimane fa accusava l’Italia. Ho l’impressione che questa crisi porti al pettine i nodi di un rapporto da sempre controverso con Bruxelles, rifiutando la logica delle quote la Danimarca rifiuta l’“obbedienza” a Bruxelles». 
 

Il conto aperto con l’Ue

Ah, l’Europa. Il paradigma del confronto con l’altro per il Paese nordico di 5,5 milioni di abitanti in cui l’assoluto senso di responsabilità di marca protestante cortocircuita con le differenze culturali di chi in assenza di controllore rilutta a pagare il biglietto della metro. La Danimarca è membro dell’Ue dal 1973, ma nel 2000 ha brindato alla bocciatura referendaria dell’euro. Dentro e fuori. Come oggi, che pur partecipando dello spazio Schengen il governo del premier Rasmussen vuole l’ultima parola sulla circolazione delle persone. I numeri restano bassi.

 

migranti in danimarcamigranti in danimarca

Pur essendo in aumento, le richieste d’asilo del 2014 ammontano a 15 mila. Ma già nei mesi scorsi la notizia di un balzo fino al 90% delle domande accettate (nel 2004 ne passavano solo il 10%) aveva azionato l’allarme producendo la legge che limita il permesso di soggiorno per i profughi, dimezza i sussidi e complica il ricongiungimento familiare. L’esodo non si è fermato: da domenica sono arrivati oltre mille rifugiati, di cui meno di 160 intenzionati a restare in Danimarca.
 

La crisi socialdemocratica

MIGRANTI DANIMARCAMIGRANTI DANIMARCA

Mads Frese, corrispondente da Roma del quotidiano «Information», legge l’attualità alla luce della politica interna danese in cui pur essendo ormai la seconda forza del Paese il partito popolare rimane all’opposizione per soffiare sul collo del governo il vento gelido del populismo:

 

«Paghiamo il prezzo dell’irresponsabilità di un sistema che negli ultimi 20 anni ha assistito ignavo alla trasformazione del partito popolare da ultraliberista a xenofobo e al diffondersi della convinzione di base secondo cui gli stranieri anziché alimentare il nostro welfare, come in realtà avviene pur tra mille problemi, lo minacciano. Un cataclisma a cui hanno contribuito l’incapacità del partito socialdemocratico di contrapporre argomenti persuasivi e la nuova islamofobia cresciuta nel silenzio degli intellettuali chiusi a riccio in difesa della libertà d’espressione». 

DANIMARCA INSERZIONE ANTI IMMIGRATIDANIMARCA INSERZIONE ANTI IMMIGRATI

 

La Danimarca migliore è in difficoltà, ammette la 26enne Lin Jensen. Specie mentre candida la sua ex premier Thorning-Schmidt alla carica di Alto rappresentante Onu per i rifugiati al posto di Guterres: «Siamo una società benestante, ma anche piccola e chiusa in cui resiste la paura che mescolandosi si smarrisca la propria identità. Le sinistre hanno grandi colpe, perché non hanno prodotto una corretta narrazione politica».

INSERZIONE ANTI IMMIGRATI DANIMARCA 1INSERZIONE ANTI IMMIGRATI DANIMARCA 1

 

MIGRANTI DANIMARCA 1MIGRANTI DANIMARCA 1

Il risultato è un Paese spaccato, racconta Hanne Leth Andersen, rettore della ultraliberal università Roskilde: «Da giorni si azzuffano alla radio quelli che pagano spazi pubblicitari per dare il benvenuto ai migranti e gli altri ostili ai nuovi ingressi». Come nei film del localmente poco amato regista danese Lars von Trier l’equilibrio è fragile quanto una lastra di ghiaccio. Sotto c’è il buio.

DANIMARCA MIGRANTI 6DANIMARCA MIGRANTI 6INGER STOJBERG MINISTRO DANIMARCAINGER STOJBERG MINISTRO DANIMARCA

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...

giorgia meloni sergio mattarella

FLASH - GIORGIA MELONI VORREBBE ANTICIPARE AD APRILE IL VOTO PER LE POLITICHE 2027 SGANCIANDOLO DALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE (SI VOTERA' ANCHE PER I SINDACI DI ROMA, MILANO, TORINO, NAPOLI E BOLOGNA): NON VUOLE CHE UN'EVENTUALE ONDA DI CONSENSO PER IL CENTROSINISTRA ALLE COMUNALI NON RICADA ANCHE SULLE POLITICHE - IL QUIRINALE PERO' NON LA PENSA ALLO STESSO MODO: ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE AD APRILE 2027 SOLO SE IN "ELECTION DAY" CON LE AMMINISTRATIVE ALTRIMENTI SI VOTA A OTTOBRE, DOPO LA NATURALE CONCLUSIONE DELLA LEGISLATURA...