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HORMUZ È CHIUSO? CERCHIAMO ALTRE STRADE! – TEHERAN USA IL BLOCCO DELLO STRETTO COME ARMA DA FINE DEL MONDO, MA I PAESI DEL GOLFO SI STANNO ATTREZZANDO A CREARE ALTERNATIVE – GLI EMIRATI, D’ACCORDO CON IL GIGANTE DEI CONTAINER "DP WORLD", STANNO COSTRUENDO UN NUOVO PORTO VERSO L’OMAN, CHE EVITA L’IMBUTO DI HORMUZ. E RESTA IN BALLO LA RETE FERROVIARIA IMEC, INSERITA NEL PROGETTO DELLA “VIA DEL COTONE”: UN CORRIDOIO COMMERCIALE CHE DALL’INDIA ARRIVA IN ISRAELE PASSANDO DALL’ARABIA SAUDITA – RIAD È L’UNICO PAESE DEL GOLFO RISPARMIATO DAGLI ATTACCHI IRANIANI, MA BIN SALMAN HA UN ALTRO FRONTE CON GLI AYATOLLAH: LO YEMEN…

1 - VIE ALTERNATIVE E NUOVE DIFESE: E IL GOLFO SI SCOPRE UNITO NELL’IMPASSE

Estratto dell’articolo di Francesco Battistini per il “Corriere della Sera”

 

le vie alternative allo stretto di hormuz per il commercio del petrolio

C’è Dubai che sta progettando un nuovo porto per aggirare lo Stretto di Hormuz. C’è il Qatar che, assieme agli Emirati Arabi Uniti, è andato ad Ankara per farsi rivendere il sistema di difesa aerea russo S-400. C’è l’Arabia Saudita che pensa a un nuovo corridoio ferroviario, attraverso la Giordania e la Siria, per collegare i mercati asiatici all’Europa. Riassumendo: c’è un intero Golfo che media la pace e subisce le bombe.

 

E non potendo più fidarsi della vecchia protezione americana, ormai s’organizza per rimanere, come diceva Richard Nixon, il cuore e la giugulare dell’economia mondiale. Trattare o crepare. O magari aggirare.

 

[…]  Ecco così il gigante dei container DP World — a Jebel Ali movimentava 150 navi al giorno e oggi nemmeno 15 — che la sua scelta l’ha già fatta in accordo con gli Emirati: dal 2028, per evitare ogni sorpresa su Hormuz, un nuovo porto verso l’Oman permetterà alle merci d’essere scaricate e trasportate via terra, evitando la navigazione.

 

stretto di hormuz

[…] E ancora: come rispolverare la vecchia rete ferroviaria Imec (il Corridoio Economico Medio Oriente-Europa) che ideò Joe Biden a un G20, una rete di porti e ferrovie che scavalchi lo Stretto per arrivare al Mediterraneo? […] Fantapolitica, anche: il progetto saudita, per dire, prevede d’includere Israele e i suoi scali, e non sarà semplice nel caso Bibi Netanyahu rivinca le elezioni e prosegua le sue sette guerre. «Ma l’unica prospettiva certa sono altri 30 mesi di Trump — fa i conti una fonte emiratina —, ed è un’incertezza che nessuno di noi può più concedersi ».

 

2 - L'ALTRO MEDIO ORIENTE, OLTRE LO STRETTO

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

Il presidente americano, Donald Trump, ha smesso di usare l’espressione “nuovo medio oriente”. Prima non parlava d’altro, quando si riferiva alle possibilità di cambiamento nei rapporti fra i paesi arabi e Israele nell’area. Oggi pronuncia soltanto parole sullo Stretto di Hormuz, promettendo aperture o minacciando chiusure, sventolando guadagni o vittorie contro la Repubblica islamica dell’Iran che nello Stretto ha trovato la sua assicurazione sulla vita del regime.

 

donald trump - stretto di hormuz

Teheran spara contro tutti coloro che hanno rapporti con gli americani in medio oriente, soltanto Israele e l’Arabia Saudita sono rimasti indenni dagli ultimi attacchi. Israele è lontano da Teheran, ha poco a che fare con lo Stretto dei tormenti di Trump e colpirlo vuol dire invitare Tsahal a rispondere.

 

Per colpire Israele, inoltre, all’Iran servirebbero i missili a lungo raggio di cui rimane più sprovvisto. I sauditi sono invece la carta che gli iraniani tengono anche per avere una leva sul presidente americano.

 

lindsey graham donald trump

Riad si è convinta che sia meglio non annientare il regime, preservare una situazione di stallo, per quanto complicata, ma senza guerra. La guerra però è tornata, si riaccende continuamente nelle acque dello Stretto, sulle sue coste e nei paesi che ospitano armi e basi americane, ma finché i droni e i missili iraniani non colpiscono i sauditi, Teheran evita di dare forza all’idea del “nuovo medio oriente” il cui fulcro dovrebbe essere la normalizzazione dei rapporti fra Riad e Gerusalemme.

 

Domenica il giornalista Barak Ravid è intervenuto in una trasmissione sulla televisione israeliana per raccontare del suo rapporto con il senatore americano Lindsey Graham, morto improvvisamente sabato scorso. Ravid si è commosso raccontando delle loro conversazioni quotidiane, dell’amore di Graham per Israele, della sua disponibilità a fare qualsiasi cosa per assicurare allo stato ebraico la sua sopravvivenza.

 

Ravid ha rivelato gli ultimi dossier su cui si stava concentrando il senatore: le sanzioni alla Russia e i rapporti fra israeliani e sauditi. Graham aveva un accesso diretto al presidente americano, era stato sostenitore e promotore dell’intervento contro la Repubblica islamica dell’Iran, per primo si mostrò con il berretto rosso e la scritta “make Iran great again”, aveva spinto per un intervento a favore del popolo iraniano per schiacciare il regime, la sua linea era quella di un’America al fianco di Israele sempre, a ogni costo.

lindsey graham benjamin netanyahu

 

Israele ha trattato la morte del senatore come un fatto interno, le televisioni gli hanno dedicato approfondimenti, interviste, e anche […] Netanyahu […] ha raccontato aneddoti sulle loro carriere politiche […]. Netanyahu ha ricordato di aver parlato con Graham anche della sua intenzione di rendere Israele meno dipendente dagli Stati Uniti e di averlo sentito protestare alla sola idea che Gerusalemme potesse pensare che la sua sicurezza non fosse una questione di interesse americano.

 

Questa voce caparbia e ormai poco rappresentata nel Partito repubblicano, convinta che gli Stati Uniti non debbano rinunciare al loro ruolo di difensori della democrazia dall’Ucraina a Israele contro i regimi, ormai non è più al fianco di Trump, e la sua assenza si somma alla crisi di un’America che pare immobile nello Stretto di Hormuz, senza più una visione da promuovere come “il nuovo medio oriente”.

 

nave attraversa lo stretto di hormuz

Il nuovo medio oriente ha perso un sostenitore, un tessitore, ma poi rimane la realtà sul campo. Rimane un Iran aggressivo ed ebbro dell’idea di sopravvivenza: al regime in questo momento non importa che aspetto abbia una vera vittoria, soltanto essere rimasto in piedi con un’arma di ricatto come lo Stretto di Hormuz da usare a piacimento è un motivo di vanto.

 

Rimane un Iran che rappresenta un problema per tutti, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita e Israele, e più sarà un problema per la regione intera, più paesi tanto distanti troveranno una ragione per unirsi.

 

Già ieri i sauditi avrebbero mandato un avvertimento agli iraniani, non nel Golfo, ma in Yemen. Le Forze yemenite sostenute da Riad hanno attaccato la pista dell’aeroporto di Sana’a, controllato dagli houthi, alleati, armati e finanziati dall’Iran.

 

stretto di hormuz - petrolio e gas

L’obiettivo era proprio di impedire l’atterraggio di un aereo iraniano e il ministro della Difesa della leadership legittima che combatte contro il gruppo filorianiano ha detto che ogni violazione dello spazio aereo dello Yemen da parte dell’Iran o degli houthi sarebbe stata punita. Gli houthi hanno accusato direttamente i sauditi e per ritorsione hanno sequestrato un aereo della Croce rossa, tenendo in ostaggio il pilota e il copilota.

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