DIRITTO DI REPLICA - FERDINANDO D’ESPOSITO: “MAI CONOSCIUTO GIUSEPPE LAMPADA. LE AFFERMAZIONI DI VINCENZO MINASI SONO FALSE” - RAFFAELE NAPPI AL “FATTO”: “PASSERA, IN PIENA LIBERTÀ, HA DECISO DI CEDERE A ME LE AZIONI DELLA CBM SPA CHE NON HANNO FINE SPECULATIVO” - RISPOSTA DI MALAGUTTI: “LA SOCIETÀ DI CUI NAPPI È DIVENTATO SOCIO È UNA SPA E, COME TALE, È NATA PER PRODURRE PROFITTI” - IL FORUM DELLA MERITOCRAZIA: “ARTURO ARTOM CI HA AIUTATO CON IL SUO INTUITO E IL SUO CARISMA”…

1 - LETTERA DI FERDINANDO ESPOSITO A DAGOSPIA...
"Ho letto su alcuni quotidiani, che tale avvocato Vincenzo Minasi - arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa - avrebbe affermato innanzi al Gup di Milano il fatto che io sarei amico di tale Giulio Giuseppe Lampada, indicato come presunto riciclatore della mafia calabrese comunemente denominata N'drangheta.

Poiché la notizia è completamente falsa, Le rappresento che non sono amico né frequentatore del Lampada, persona a me del tutto sconosciuta e della quale non ho alcun ricordo, nemmeno di un'isolata ed occasionale conoscenza.

Non ho mai conosciuto se non dai giornali né letto una riga degli atti investigativi dell'inchiesta condotta dai magistrati della DDA locale che ha portato all'applicazione della misura cautelare da parte del Gip di Milano.

So soltanto - e credo che basti - che mio padre, dr. Antonio Esposito, ha presieduto il Collegio che in Cassazione ha integralmente confermato le misure cautelari ed in particolare le ordinanze del Tribunale del riesame di Milano adottate nei confronti degli associati e dei fiancheggiatori.

Le diffamatorie dichiarazioni del Minasi sono - guarda caso - di pochi giorni successivi al deposito delle decisioni adottate dalla Suprema Corte".

Per la correttezza dell'informazione, non si dovrebbe continuare a pubblicare articoli dal contenuto diffamatorio che siano stati oggetto di successiva smentita da parte del diretto interessato e che sono stati anche oggetto di corretta e tempestiva rettifica anche da parte della fonte giornalistica originaria, per cui Le chiedo - gentilmente ma fermamente - di procedere quanto prima nei termini sopra illustrati.

In mancanza, mi riservo di adire la via giudiziaria per via della diffamazione che il sito www.dagopia.com sta attualmente permettendo in danno della mia persona, atteso che, si ripete, l'articolo diffamatorio da voi riportato è stato oggetto sia di smentita, sia di puntuale rettifica da parte dell'articolista del Fatto Quotidiano.
Colgo l'occasione per inviarLe un cordiale saluto.
Milano, 17.07.2012.
Dr. Ferdinando Esposito

2 - ANTONIO ESPOSITO, IL GIUDICE CHE SUPERA IL CONCORSO ESTERNO...
Davide Milosa per il "Fatto quotidiano" del 10 giugno 2012

Primo punto: "Le relazioni che uniscono i boss con una rete di politici, avvocati e magistrati costituiscono uno dei fattori che rendono forti le associazioni criminali e che spiegano perché lo Stato non sia ancora riuscito a sconfiggerle". Rapporti, dunque, tenuti in piedi da una "borghesia mafiosa" fatta di "personaggi insospettabili i quali avvantaggiano l'associazione fiancheggiandola". Da qui la conclusione rivoluzionaria: "Questi soggetti devono ritenersi far parte a pieno titolo dell'associazione quando rivestono un ruolo specifico e duraturo".

Tradotto: parlamentari, medici, commercialisti, nel momento in cui favoriscono in maniera netta la cosca sono mafiosi e non "concorrenti esterni". Questo scrive il presidente della seconda sezione della Corte di Cassazione, Antonio Esposito, nella sentenza con cui viene confermato l'arresto a Vincenzo Giglio, medico calabrese, coinvolto nell'inchiesta milanese sulla cosca Valle-Lampada e oggi accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

I giudici, anzi, fanno di più: ipotizzano che Giglio possa essere inserito a pieno titolo nell'organigramma del clan proprio alla luce di "costanti contatti e rapporti, anche economici". E dunque, a partire dall'11 giugno (data d'inizio del processo) il capo della Dda di Milano Ilda Boccassini potrà riformulare l'accusa. Nel frattempo succede qualcosa di poco chiaro: la sentenza viene depositata il 16 maggio.

Il 30 l'avvocato Vincenzo Minasi, anche lui coinvolto nell'inchiesta, davanti al Gup racconta di incontri tra il boss Giulio Giuseppe Lampada e il pm di Milano Ferdinando Esposito, figlio del presidente della 2° sezione della Cassazione. Il legale rubrica la vicenda tra "le cose che mi sono ricordato". E chiede (senza ottenerlo) che il suo processo con rito abbreviato sia celebrato a porte aperte. Lapidaria la risposta del sostituto procuratore: "So - lo calunnie".

Il caso, scatenato dalle parole di Minasi, sembra dunque destinato a chiudersi. A promettere rumore è, invece, la sentenza a carico di Vincenzo Giglio ritenuto il collegamento tra la cosca e ambienti istituzionali. Cosa fa? Mette in contatto i fratelli Lampada con il consigliere regionale calabrese Franco Morelli. Partecipa "sistematicamente" alle riunioni con il clan. Tesse i rapporti tra la ‘ndrangheta e "appartenenti all'ordine giudiziario".

Incontra uomini dei servizi segreti per carpire informazioni riservate su inchieste in corso. Sostiene la campagna elettorale di Leonardo Valle. Tiene in rubrica i telefoni "coper ti" dei capi dell'associazione. Condivide affari comuni e fornisce a Giulio Lampada un rilevatore di microspie. Fissato il punto sulla posizione di Giglio, il presidente Esposito allarga il campo e scrive: "L'articolo 416 bis incrimina chiunque partecipi all'associazione indipendentemente dalle modalità con cui entra a far parte dell'organizzazione".

Qui sta la portata rivoluzionaria della sentenza che, seppur non licenziata dalle Sezioni unite, e dunque non definitiva, allarga le possibilità di contestazione del reato di partecipazione mafiosa ai protagonisti della cosiddetta zona grigia, superando in parte la sentenza Mannino sul concorso esterno. Depositato dalle Sezioni unite nel 2005, il testo scritto dall'attuale presidente della Corte d'appello di Milano Giovanni Canzio, oltre a bocciare la condanna per l'ex ministro Calogero Mannino, fissa rigidi paletti entro i quali fa ricadere il concorso esterno.

In sostanza, per contestare il reato è necessario dimostrare (nei fatti) che il patto tra la mafia e il politico abbia prodotto "risultati positivi". Il "do - lo eventuale" non basta, serve "il dolo diretto del concorrente". Scrive Canzio: "Nella vicinanza e disponibilità di un politico verso un sodalizio criminoso sono da ravvisare contiguità sicuramente riprovevoli da un punto di vista etico", ma "estranee dall'area penalmente rilevante del concorso esterno".

Secondo la sentenza Giglio, la discriminante, invece, non è più, come nella Mannino, solo l'affectio societatis (ossia la consapevolezza di far parte di un cosca), bensì il ruolo all'interno dell'associazione. Spiega Antonio Esposito: "Per configurare il reato di 416 bis è necessario e sufficiente un'adesione all'associazione con l'impegno di messa a disposizione". Insomma, per il benessere del clan servono sia il killer e l'estorsore, ma anche (e forse di più) il politico e l'avvocato.

3 - IL FIGLIO "MAI CONOSCIUTO LAMPADA" ...
Dal "Fatto quotidiano" del 10 giugno 2012

Dall'articolo pubblicato sul Il Fatto Quotidiano a firma di Davide Milosa apprendo che tale avvocato Vincenzo Minasi - arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa - avrebbe affermato innanzi al G.U.P. di Milano che io sarei amico di Giulio Giuseppe Lampada "presunto riciclatore della ‘ndrangheta. Poiché la notizia è completamente falsa, Le chiedo formalmente di pubblicare la seguente smentita: "Non sono amico né frequentatore del Lampada, persona a me del tutto sconosciuta e della quale non ho alcun ricordo.

Non ho mai conosciuto né letta una riga degli atti investigativi della inchiesta condotta dai magistrati della DDA. So soltanto - e credo che basti - che mio padre, dr. Antonio Esposito, ha presieduto il Collegio che in Cassazione ha confermato le misure cautelari e le ordinanze del Tribunale del riesame adottate nei confronti degli associati e dei fiancheggiatori; e so soltanto che le calunniose dichiarazioni del Minasi sono - guarda caso - di pochi giorni successivi al deposito delle decisioni adottate dalla Suprema Corte. Mi riservo ogni azione a tutela dei miei diritti gravemente lesi.

4 - DIRITTO DI REPLICA...
Lettera del Dott. Raffaele Nappi al "Fatto quotidiano"
Caro Direttore, in relazione all'articolo di domenica volevo farLe sapere che contrariamente a quanto è stato scritto conosco il dott. Passera da più di 40 anni (dai tempi dell'università) e siamo amici: ecco perché il dott. Passera, in piena libertà, ha deciso di cedere a me la sua donazione. Inoltre è da 20 anni che, come volontario, contribuisco alle attività dell'Università Campus Biomedico.

Sarebbe stato sufficiente chiedere alle persone che lavorano al Campus, che conoscono il mio impegno. Le azioni della CBM spa non hanno fine speculativo, ma sono un investimento etico. La Società per Azioni Campus Biomedico è infatti una società proprietaria di immobili, che sono messi al servizio dell'Università Campus Biomedico. Cordialità

Risposta di Vittorio Malagutti
Dunque Raffaele Nappi è amico di Corrado Passera. Grazie per l'informazione, ma Il Fatto non mai scritto il contrario. Notiamo che la quasi totalità dei soci del Campus Biomedico sono enti previdenziali, grandi banche, personalità della politica, della finanza, della cultura, perfino dello sport (Francesco Totti). Con tutto il rispetto, il signor Nappi, vicedirettore di un centro di formazione a Roma (un centro dell'Opus Dei), non sembra rientrare esattamente in queste categorie.

A maggio, intervistato in tv dai cronisti di Report, il ministro Passera disse testualmente che la persona a cui aveva donato le sue azioni era già socio di Campus Biomedico. Questo non è vero. Nappi, dice lui, ha fatto volontariato per l'ospedale, ma non è mai stato socio prima che Passera gli regalasse le azioni. Infine, l'investimento nel Campus non avrà fini speculativi, ma la società di cui Nappi è diventato socio è una spa e, come tale, è nata per produrre profitti. Se non ci riesce, è un peccato. Soprattutto per gli azionisti.

5 - LETTERA DI CONSIGLIO DIRETTIVO DEL FORUM DELLA MERITOCRAZIA A DAGOSPIA...
Il nostro presidente Arturo Artom negli ultimi otto mesi ha aiutato un gruppo di giovani e meno giovani impiegati, professionisti, dirigenti, medici, avvocati, animati da impegno civile e passione e lo ha guidato con il suo intuito, il suo carisma e la sua umanità portandoci a lanciare la più importante novità sociale e culturale dell'anno: il Forum della Meritocrazia.

Sotto la sua guida abbiamo organizzato, con le sole nostre forze di volontari, un evento di promozione e premiazione del talento con 1200 ospiti il 16 maggio a Milano e costituito un gruppo di lavoro e di pressione sul tema della Meritocrazia che ha unito associazioni di ambienti diversissimi e persone di estrazione ideologica, sociale e professionale assai eterogenea ma unite dal comune desiderio di un'Italia finalmente meritocratica e quindi sana.

Arturo non ci ha mai fatto pesare le sue origini: suo padre che è stato direttore del centro studi della Stet a Torino. La scorsa settimana Guido Artom ha invitato Arturo e tutti noi alla cena in favore di Emergency con Gino Strada ,ed è stato subito chiamato da Alessandro Artom erede di quell'Isacco Artom, collaboratore di Cavour, primo senatore di religione ebraica del Regno d'Italia.

il nostro impegno a continuare ad essere pieni di dee e di forza nel cercare di migliorare questo nostro Paese sarà ancora più forte ed è per questo che invitiamo Lei ed i lettori di Dagospia alla cena di discussione del "Piano Merito";

Come deve essere selezionato e reclutato il personale nella Pubblica Amministrazione? In quale ambito serve portare più meritocrazia? Quali sono i principali indicatori per valutare il merito di un'Organizzazione?

Questi alcuni dei temi che verranno affrontati con Arturo Artom, presidente Forum della Meritocrazia e Nani Beccalli Falco, presidente e AD General Electric Europe and North Aisa all'evento in programma mercoledì 18 luglio alle ore 20.30 all'hotel Dei Cavalieri di Milano, in piazza Missori.

L'incontro è il primo finalizzato a redigere il "PIANO MERITO", il documento che conterrà una serie di proposte concrete per l'affermazione del merito in Italia e che verrà presentato al Governo a settembre. La cena sarà anche l'occasione per illustrare i primi risultati di un'indagine qualitativa - realizzata tra gli oltre centomila iscritti al Forum - per capire quali sono i fattori più importanti legati al merito nella Pubblica Amministrazione e nell'ambito privato.

Forum della Meritocrazia
Il Consiglio Direttivo

Nicolo' Boggian
Massimo Rosa
Fabio Dadati
Marco Bolzonii
Mirko Odepemko
Jacopo Moschini
Margherita Berardi
Fabrizio Nicolosi
Cristina Nespoli
Simone Dattoli
Teresa Seta
Fabiano Buongiovanni

 

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