DONALD, ATTACCATI AL CARLSON! - L’EX ANCHORMAN DI FOX NEWS TUCKER CARLSON RADUNA GLI EX “MAGA” INCAZZATI CON TRUMP E LANCIA “AMERICAN FIRST”, QUELLO CHE POTREBBE ESSERE UN TERZO PARTITO IN GRADO DI INFASTIDIRE L’ESTABLISHMENT REPUBBLICANO ALLE PRESIDENZIALI DEL 2028 - GLI OBIETTIVI DEGLI EX FAN DEL TYCOON: DAL RILANCIO DELL’AGRICOLTURA E DELLA MANIFATTURA ALLO STOP AI FINANZIAMENTI A ISRAELE - CARLSON ERA UN SOSTENITORE DELLA PRIMISSIMA ORA DI TRUMP, POI L’IDILLIO SI È ROTTO DOPO LA FOLLE GUERRA IN IRAN...
Estratto dell’articolo di Mattia Ferraresi per “Domani”
La casa-studio di Tucker Carlson immersa nei boschi di pini del Maine è diventata il quartier generale dei ribelli del Maga, una banda di fuoriusciti convinti che Donald Trump abbia irrimediabilmente tradito la classe post-operaia che aveva promesso di salvare, seguendo le sirene dell’interventismo a sfondo imperiale.
La guerra all’Iran è la sintesi di tutte le delusioni di una corrente ideologicamente eterogenea ma unita da alcune persuasioni comuni, fra le quali la prospettiva del disimpegno nazionalista e la convinzione che una potenza alleata stia continuando ad hackerare il progetto americano: Israele, per loro, non è la causa di tutti i mali del mondo, ma poco ci manca.
TUCKER CARLSON AL PODCAST DI JACK NEEL
Qualche settimana fa Carlson, anchorman che è stato decisivo nella costruzione del Trump politico, ha promesso di «aiutare a costruire un terzo partito», e mercoledì ha ospitato nella sua pittoresca baita piena di corna e cimeli alcuni dei ribelli trumpiani più in vista. C'erano l’ex deputata Marjorie Taylor Greene, il libertario Thomas Massie, massacrato alle primarie da un pretoriano del presidente, e l’ex direttore del controspionaggio, Joe Kent, che ha lasciato l’incarico per incolmabili divergenze sull’Iran. [...]
L’ammiccamento di Carlson con un terzo partito che rappresenti davvero lo spirito “America First” tradito è ormai una vecchia storia che nello spazio conservatore viene presa con molte cautele, ma nella puntata di mercoledì del suo show Carlson ha articolato un decalogo su come dovrebbe essere l’America se fosse davvero governata secondo i principi che Trump ha enunciato e poi clamorosamente tradito. È la prima volta che Carlson si avvicina a qualcosa che assomiglia a un programma elettorale.
donald trump al trump national golf club bedminster 4
La lista, presentata non come piattaforma di partito, ma come fondamento di «qualunque cosa venga dopo», è un collage di rivendicazioni che spaziano dalla politica estera all’antropologia. Un’America giusta punirebbe allo stesso modo presidenti, agenti federali e rappresentanti dell’élite come Jeffrey Epstein, la cui impunità Carlson eleva a simbolo di un’intera classe di parassiti privilegiati che si arricchisce indisturbata.
Un’America davvero sovrana avrebbe respinto la guerra in Iran, che per Carlson Israele ha imposto a Washington con «corruzione o minacce, o entrambe», e si sarebbe liberata dalle forme di «schiavitù» rappresentate dalle lobby straniere e dal debito.
Un’America produttiva rilancerebbe agricoltura e manifattura invece di finanza e sorveglianza, mentre l’America «bella» ricostruirebbe città che Carlson accusa gli urbanisti di aver deliberatamente imbruttito. Altro punto è la sanità: il commentatore abbraccia l’agenda di Robert Kennedy Jr e sostiene che un paese modellato a sua immagine diminuirebbe il consumo di ansiolitici e antidepressivi.
Seguono l’onestà, che consiste anche nel desecretare i file su Kennedy e l’11 settembre, l’ottimismo demografico legato alla natalità e una scuola che insegni i «fatti immutabili» sulla natura umana invece che l’ideologia woke.
tucker carlson turning point usa fest
Infine, Carlson mette nelle tavole della legge la decenza (scuse e risarcimenti per i civili uccisi nelle guerre americane, stop ai finanziamenti a Israele, accusato di genocidio) e l’unità, da costruire fermando l’immigrazione e imponendo l’inglese come unica lingua ufficiale. [...]
Non è un caso che l’elenco dei principi tenga insieme la guerra e il dossier Epstein, prove gemelle di un tradimento commesso dall’uomo che aveva promesso di occuparsene nel suo secondo mandato. Il gruppo che si è riunito nel Maine, con Greene e Massie che sembrano spingere apertamente per una candidatura di Carlson nel 2028, non ha ancora deciso se questa purezza dottrinale debba tradursi in un partito o restare, per ora, un manifesto in cerca di un contenitore politico, da discutere sulla riva di un fiume del New England. [...]
Donald Trump
donald trump al trump national golf club bedminster 2
tucker carlson al funerale di charlie kirk

