ESSERE GIUSEPPE SPINELLI - UN TRAVET DI POCHE PAROLE, MOGLIE CATECHISTA, VITA FATTA DI ROUTINE, INVISIBILE NEL QUARTIERE - EPPURE TANTI ERANO I SOPRANNOMI DELLE OLGETTINE (‘’SPINAUS’’, ‘’SPINELLINO’’, ‘’SPINO’’), TANTE ERANO LE CARICHE: AMMINISTRATORE, PRESIDENTE, VICEPRESIDENTE, CONSIGLIERE DI HOLDING, SOCIETÀ IMMOBILIARI, EDITRICI DI GIORNALI, DI VIGILANZA PRIVATA, SEMPRE A SEGRATE, SEMPRE NEL MONDO DI BERLUSCONI. COSÌ È DIVENTATO IL “RAGIONIER ESEGUIVO”…

1 - LA VITA IN PUNTA DI PIEDI DEL RAGIONIERE QUEI VIAGGI CON I SOLDI PER LE OLGETTINE...
Andrea Galli per il "Corriere della Sera"

Un segno della croce e un Pater Noster nella cappella San Francesco, chiesetta che pare una mansarda per il soffitto di traverso basso poggiato sulle travi e per le dimensioni: appena tre file di panche e sei di seggiole intorno al leggìo che adesso ospita una Lettura del profeta Geremia laddove il Signore invita ad andare da tutti quelli che egli elencherà per dire tutto quello che ordinerà.

Ma è sforzo vano stanare il ragioniere a casa sua, nel suo quartiere. Ed esercizio ingannevole cercare qui i segreti di Giuseppe Spinelli oppure affidarsi agli indizi e ai racconti orali del bar, della gelateria e della farmacia per decriptare se non già interpretare la vita pubblica del signor - come l'han via via ribattezzato le oltraggiose spudorate giovani Olgettine - Spinaus, Spinellino, Spin, Spino. Primo perché Spinaus o Spinellino, nato nel settembre del '41, uomo di «indubbia gentilezza», non c'è, nascosto; secondo perché di segreti su Spin o Spino, originario di Settala, nell'hinterland, «una persona riservata», non ne esistono.

Almeno di facciata. Infatti i banditi l'hanno pedinato, seguito e osservato per mesi, ripetono i poliziotti i quali escludono che nei giorni precedenti il sequestro ci siano stati avvisaglie, minacce, ombre e insomma scombussolamenti nel consueto decennale vivere e lavorare di Spinelli.

Il quotidiano il Giornale comprato dall'edicolante pagando con le monete giuste; la saracinesca nera del box alzata il mattino alle 8 precise; la messa d'ordinanza il sabato sera con la moglie, quella signora Anna Rasconi timorata di Dio e maniaca dei fiori che, preferenza per le rose, dona con generosità alla medesima cappella San Francesco. Non mancano i soldi a casa Spinelli ma ancora una volta non c'è esibizione e nemmeno traccia. Certo abitano (scala E1) in quattro stanze all'ultimo e ottavo piano con ampio terrazzo. Però il complesso è un casermone peraltro facile da violare.

Nel complesso edilizio degli anni '60 dai colori smorti ci sono 279 appartamenti. Il cancello elettrico posizionato due civici prima (al 41) impiega 56 secondi a chiudersi: entra chi vuole. Dai balconi la visuale spazia sul centro di Bresso e la periferia di Milano. Quattro stanze si diceva, gli Spinelli, ricavate con l'acquisto di due appartamenti. Prima uno. Poi l'altro. Una formichina. Un ragioniere per l'appunto. Un braccino corto, sostiene qualcuno. Del resto a guardare alle sue cariche, beh, non si finisce più.

Amministratore, presidente, vicepresidente, consigliere di holding, società immobiliari, editrici di giornali (il Foglio), servizi di vigilanza privata, sempre a Segrate, sempre nella galassia di Berlusconi. Forse fin troppo piena di confini la geografia del ragioniere, una figlia unica, Cristina, che s'è sposata lasciando nell'ex cameretta (cameretta, è la definizione usata dalla mamma) le sue cose da adolescente.

In via Papa Giovanni XXIII l'abitazione. Nella stessa strada cappella ed edicola. Segrate. Manca altro? Via Olgettina, a Milano, 11 chilometri di distanza, a lungo meta dei viaggi di Spinelli per la consegna dei soldi alle ragazze che ci abita(va)no e oggi tacciono in fuga. Un tweet solitario di Barbara Guerra che non ha l'aria d'essere un messaggio di solidarietà: «Povero spinellino! Il mio tesssssoro».

Dopodiché il vuoto. Elisa Toti, Iris Berardi, Marysthell Polanco, Ioanna Visan, Barbara Faggioli, Miriam Loddo, financo Nicole Minetti. Il Corriere le ha cercate nel pomeriggio con un giro di telefonate e tra le 20.30 e le 21 con un elenco di sms (attendendo fino alle 23). Inutile. Così si fa presto a pensare che subito l'hanno abbandonato al suo destino, che nulla c'entrano con questo nuovo giro di valzer, ché tanto alla fine - se guardate bene - forse forse il ragionier Giuseppe Spinelli non avrebbe gradito. Il suo mondo è comunque altrove.

E non è soltanto l'immagine che a sentire il racconto agli investigatori lo vede andarsene in stanza per riposare nonostante in salotto ci fossero i banditi. Casomai è scoprire le sue tane oltre confine. Praticelli e boschetti e una porzione di cascina in un paesino di pochissimi abitanti in Piemonte, amato buen retiro; e una casetta più un garage (in comunione dei beni) ad Alassio, in una via privata che non affaccia sul mare ma che, se può bastare, ci sta vicino.

2 - "IO ESEGUIVO E BASTA" IL TRAVET DEL CAVALIERE CHE VIVE NELLA SCALA G...
Giovanni Cerruti per "la Stampa"

E allora «Povero Spinellino...», come scrive una delle Olgettine che passavano a trovarlo in ufficio «Grazie mille, un bacio» e se ne andavano con le banconote in busta. Povero Giuseppe Spinelli che ha «passato una notte bruttissima», a sentire Giuseppe Longo, uno degli avvocati del Cavaliere benefattore.

Povero ragioniere e povera Anna, la sua signora, che nella parrocchia di Madonna della Misericordia chiamano «la catechista». Prigionieri per una notte in questo casermone anni '60, scala G, interno 229, via Papa Giovanni XXIII, dove finisce Milano e comincia Bresso. Pregavano, si passavano il rosario. La fede in Dio, la fedeltà a Berlusconi.

È passato più di un mese, è da quella notte che non li vedono e solo adesso il signor Tommaso, l'edicolante, capisce perché. «Veniva tutte le mattine a prendere "il giornale di famiglia" - dice - Poverino, chissà dov'è». Basta attraversare la strada e al Bar del Duca, dietro il bancone, Roby è sicuro: «È nella villa di Arcore, lo tengono sotto protezione». Dall'ingresso al numero 43 vanno e vengono i vicini, solidali e silenziosi. Sulla vetrata tre cartelli vendesi e quattro affittasi. Proprio di fronte la fermata del bus 708. Un quartiere da classe media, dove il ragionier Spinelli è uno dei tanti che partono al mattino e tornano a sera.

Un vero travet, altro che Fantozzi. Basta ascoltare un altro dei protagonisti della Saga di Arcore, Emilio Fede: «Un carissimo amico, per cominciare. Mite, di poche parole, riservatissimo. Per anni abbiamo preso il caffè assieme tutte le mattine: a Segrate il suo ufficio era a cento metri dal mio. Lui e la moglie erano molto amici della signora Rosa, la mamma di Berlusconi, e certe domeniche si andava a pranzo assieme. Segni particolari: l'ho sempre visto vestito di blu, parlava sempre sottovoce. Una delle persone più gentili che abbia conosciuto. Ah, dimenticavo: non è vero che mi abbia dato dei soldi, avevo il mio stipendio».

Un'«Olgettina» non verrebbe mai ad abitare qui a Bresso, il benzinaio della Ip davanti alla finestra, la cappella di San Francesco accanto, la farmacia con le cartoline spedite dalla vacanze dei clienti, Varazze, Diano Marina, Rimini, mica Malindi.

Ma Giuseppe Spinelli qui sta benone, tanto che pure figlia e nipotina abitano in zona. Frequentano la chiesa, lui che si ferma a parlare con il giornalaio Tommaso, buongiorno o buonasera, tutto qui. Vita anonima di un ragioniere brianzolo, che avrebbe voluto continuare così. Che mai si sarebbe aspettato un sequestro in casa, uno che ha ancora nome e indirizzo nell'elenco telefonico.

E invece è da un anno che per le cronache giudiziarie è il «Ragionier Bunga-Bunga», il «cassiere delle notti di Arcore», il travet che riceve petulanti telefonate delle fanciulle vogliose di passare all'incasso.

Il 25 maggio scorso, quando è arrivato a palazzo di Giustizia per testimoniare, ha stupito per la soave disponibilità nel ripetersi «esecutore». Per Silvio Berlusconi «è il mio amministratore», e lo è dai tempi dell'Edilnord, anno 1978. Amministratore di famiglia, di Veronica e figli, e non solo: delle holding che controllano Fininvest, della Idra Immobiliare con le ville del Cav, anche del quotidiano «Il Foglio».

Quel 25 maggio il ragionier Spinelli ha portato davanti a giudici e telecamere i suoi 71 anni da ragioniere, i capelli bianchi, gli occhiali sottili, le braccia che si allargano e un sorriso che accompagna la solita frase: «Io eseguivo».

Mai una volta che abbia preso un'iniziativa di suo, anzi una volta sì, 3 mila euro a Ruby, «perché mi faceva pena, era segnata in faccia»». Ma è durata poco, e aveva subito avvertito il principale. «Io eseguivo», e pagava gli affitti alle fanciulle di via Olgettina, spese mediche, tutto quanto veniva segnalato da Nicole Minetti, che lo chiamava «Spinaus», e chissà se è affetto.

Agli amici aveva confidato che «non è più come una volta». Da quel 25 maggio non era più un ragioniere potente e sconosciuto: e alla sua età, dopo 34 anni di conti e segreti, si può anche pensare alla pensione, togliersi quel vestito blu, smetterla con bonifici per le ragazze delle «cene eleganti» che magari non gli sono mai piaciute, «ma io non so niente, io eseguivo».

E andarsene da questa via Papa Giovanni di Bresso, da questo appartamento che da un anno è pieno di telecamere, allarmi, sistemi di sicurezza. Era già una prigione senza bisogno di quella banda balorda. E della notte da sequestrato del Ragionier Eseguivo.

 

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