LA FACCIA COME IL PUTIN – LA PIU’ GRANDE IDIOZIA DI TRUMP È AVER PERMESSO ALLO ZAR RUSSO DI TORNARE IN SCENA NELL'INCREDIBILE RUOLO DEL MEDIATORE, MENTRE DA 4 ANNI PORTA AVANTI FA GUERRA ALL'UCRAINA – “MAD VLAD”, INCONTRANDO IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ABBAS ARAGHCHI, HA INDOSSATO I PANNI DEL LEADER RAGIONEVOLE, TANTO A SUONARE LA GRANCASSA DI GUERRA CI PENSANO I SUOI SODALI POLITICI E LA MACCHINA DELLA PROPAGANDA – LA SCIAGURATA GUERRA DEL GOLFO SCATENATA DA ‘THE DONALD” AL GUINZAGLIO DI NETANYAHU, OLTRE A RIMPINGUARE LE CASSE DI MOSCA GRAZIE ALLA VENDITA DI PETROLIO A CINA E INDIA, PERMETTE A PUTIN DI USCIRE DALL’ISOLAMENTO INTERNAZIONALE – IL NODO DEL NUCLEARE IRANIANO: MOSCA SI È DETTA PIÙ VOLTE DISPONIBILE A TRASFERIRE SUL SUO TERRITORIO LE SCORTE DI URANIO ALTAMENTE ARRICCHITO DI TEHERAN...
1. PROPOSTA DI TEHERAN, «NO» USA. L’IRAN INCASSA L’APPOGGIO DI PUTIN
Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”
È un «no», ma non è una porta sbattuta in faccia. Gli Stati Uniti rifiutano l’offerta iraniana affidata ai mediatori pachistani sulla soluzione della guerra. Ma nessuno — almeno per ora — paventa lo scenario più nero, cioè la ripresa del conflitto.
La proposta di Teheran era la seguente: noi iraniani riapriamo lo Stretto di Hormuz e voi americani revocate il blocco navale sui nostri porti e finite di bombardarci. Per adesso ci occupiamo di questo; la questione del nucleare la tratteremo in un secondo momento. La risposta è del segretario di Stato americano Marco Rubio e arriva con una intervista a Fox News .
«Quello che intendono per apertura dello Stretto è questo: sì, lo Stretto è aperto, a patto che ci paghiate, vi coordiniate con l’Iran e otteniate il nostro permesso, oppure vi facciamo saltare in aria. Questa non è un’apertura. Si tratta di acque navigabili internazionali. Non possono normalizzare — e noi non possiamo tollerare che cerchino di farlo — un sistema in cui sono gli iraniani a decidere chi può accedervi».
Rubio ha aggiunto che «credo facciano sul serio, considerati tutti i problemi che l’Iran aveva già», ha elencato uno ad uno quei problemi (economici, soprattutto); ha detto che «ora si ritrovano con la metà dei missili, senza più fabbriche, senza marina e senza aviazione. Tutto distrutto. Dunque, la loro situazione è peggiore e sono più deboli» [...]
Resta fuori dalle considerazioni del segretario di Stato il nodo più importante: la questione nucleare che Trump ha sempre indicato come punto non negoziabile. «È semplice: l’Iran non può avere l’atomica», ha detto ancora una volta domenica.
E invece Teheran nei primi approcci negoziali punta i piedi e non prevede concessioni sul suo programma nucleare, dopodiché — con questo nuovo piano — salta del tutto l’argomento e chiede di rinviarlo a data da destinarsi.
DONALD TRUMP - GUERRA ALL IRAN E URANIO ARRICHITO
Il tycoon, che sul nuovo documento iraniano non si è ancora espresso, lo ha esaminato ieri con i suoi principali consiglieri per la sicurezza nazionale in una riunione convocata nella Situation Room. La portavoce della Casa Bianca Olivia Wales anticipa soltanto questo: «Come ha affermato il presidente, gli Stati Uniti hanno il coltello dalla parte del manico e raggiungeranno solo un accordo che metta al primo posto il popolo americano, impedendo all’Iran di dotarsi di armi nucleari».
[...]
Mosca — lo ricordiamo — si è detta più volte disponibile a trasferire sul suo territorio le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. E anche se gli Usa hanno già rifiutato l’offerta, la visita di Araghchi ha riportato a galla l’ipotesi che la Russia diventi parte dell’accordo come custode delle riserve dell’uranio arricchito di Teheran. A fine incontro Araghchi ha detto che «secondo Putin non solo la Russia, ma tutto il mondo sta ammirando il popolo iraniano per la sua resistenza contro gli Stati Uniti in questa guerra impari e ingiusta».
2. IL RITORNO IN SCENA DELLO ZAR NELLA VESTE DI MEDIATORE
Estratto dell’articolo di Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”
VLADIMIR PUTIN E ABBAS ARAGHCHI
Quando cita Aleksandr Solzenicyn, significa che è in modalità padre nobile e moderato. «Il potere non è un premio, non è cibo per le proprie ambizioni», dice ai parlamentari, ammonendoli con una frase del dissidente più celebre, che si porta bene ovunque, perché era anche un nazionalista convinto.
Le elezioni politiche si avvicinano, si voterà dal 18 al 20 settembre, e come sempre Vladimir Putin moltiplica i suoi impegni e indossa i panni del leader calmo e ragionevole, tanto a suonare la grancassa di guerra ci pensano i suoi sodali politici e la macchina della propaganda.
vladimir putin donald trump anchorage, alaska foto lapresse
Il presidente russo coltiva altri progetti, sempre più urgenti. Vola a San Pietroburgo, ufficialmente per presiedere il Consiglio dei legislatori, formato da deputati e giuristi, in realtà per premiare la Federazione di judo locale, diretta dai suoi vecchi amici, e visitare la scuola dove lui stesso si allenò da ragazzo […]
Ma nella sua città natale incontra anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che poi proseguirà il proprio viaggio verso Islamabad e la difficile trattativa con gli emissari di Donald Trump, qualora decidessero di presentarsi all’ultimo momento.
[…] segna una ritrovata attività diplomatica gestita in prima persona da Putin, e la sua manifesta volontà di porsi come figura di mediazione, in bilico tra la fedeltà allo storico alleato di Teheran, che nelle prime settimane della guerra era stato scaricato senza tanti complimenti, e la necessità sempre più stringente di compiacere l’amico Donald, ancora oggi interlocutore privilegiato del Cremlino.
Per necessità di affari comuni e nella speranza di far riprendere alla Casa Bianca le pressioni sull’odiato Zelensky affinché ceda quel restante venti per cento del Donbass, senza il quale non sarà possibile cantare vittoria sulla piazza Rossa.
L’esercizio di equilibrismo dell’uomo del Cremlino è rintracciabile nelle sue parole: pace e amore per tutti, evitando con cura di fare alcun riferimento critico verso gli Usa e Israele, come se questa fosse una guerra di nessuno. «Da parte nostra, faremo tutto ciò che è nell’interesse vostro e di tutti i popoli della regione, affinché la concordia venga raggiunta al più presto», ha detto.
VLADIMIR PUTIN E ABBAS ARAGHCHI
Putin ha poi aggiunto di aver ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, al quale ha augurato salute e prosperità. «Speriamo vivamente che il popolo iraniano superi, sotto la guida del nuovo leader, questo difficile periodo di prove e che subentri la pace», ha concluso, dando prova di essere capace anche di fare la colomba, ma solo con le guerre degli altri.
[…] Araghchi ha detto in modo chiaro che la ragione del suo scalo a San Pietroburgo era quella di «coordinare gli sforzi per porre fine al conflitto in Medio Oriente» e la presenza all’incontro del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, del primo assistente di Putin Yurij Ushakov e del capo dell’intelligence delle Forze armate Igor Kostyukov certifica il fatto che si sia parlato di diplomazia comune e anche di eventuali provvigioni d’armi, nel caso le trattative andassero male.
putin e trump ad anchorage, alaska. foto lapresse
È stato interessante anche il consueto punto stampa di Dmitry Peskov, il portavoce del presidente, che ha messo in chiaro le intenzioni del Cremlino. «La Russia è pronta a fornire qualsiasi tipo di assistenza, qualsiasi servizio di mediazione che risulti accettabile per le parti. Saremo pronti a fare tutto il possibile», ha affermato, dicendo che per il suo Paese qualunque tipo di accordo andrà bene. […]
La Russia vuole esserci, perché la propria impronta su qualunque buon esito delle trattative di Islamabad potrebbe spezzare un isolamento e un ridimensionamento sempre più marcato.
Ma forse il dettaglio più importante delle dichiarazioni di Peskov è il suo evidente imbarazzo nel rispondere alla domanda su contatti diretti tra Putin e Trump. Se ne è uscito, infatti, con un ripetuto «non so», che sapeva tanto di conferma.
Il Cremlino vuole raccogliere i frutti della sua innaturale alleanza con gli Usa, e ogni sua mossa verso l’esterno guarda alla Casa Bianca. La ragione di questa fretta appare evidente.
«Il presidente americano rimane una importante risorsa per Mosca», scrive il Moskovskij Komsomolets , una delle tante voci non ufficiali del potere. «Ma il valore di questa risorsa è in netto declino, e più si avvicinano le elezioni di Midterm in novembre, più continuerà a scendere». […]




