marco rizzo

“FASSINOOOOO! LUNGO E CRETINO!” – QUANDO L’EX DEPUTATO COMUNISTA MARCO RIZZO, PASSATO ORA CON ALEMANNO, ERA UN PUGILE DILETTANTE E MENAVA LE MANI ALLE MANIFESTAZIONI DEL MOVIMENTO STUDENTESCO A TORINO LANCIANDO I CORI CONTRO PIERO FASSINO - "I MIEI CAPELLI RASATI FANNO UN PO’ FASCISTA. MA SE NON MI FOSSI RASATO A ZERO, SAREI COME BERSANI. E IO NON VOGLIO ESSERE COME LUI, NÉ DAL PUNTO DI VISTA POLITICO NÉ DA QUELLO ESTETICO. I FASCISTI MI HANNO ASPETTATO TRE VOLTE SOTTO CASA. IN DUE DI QUESTE SONO SCAPPATI LORO, IN UNA IO..."

Tommaso Labate per roma.corriere.it - Estratti

 

 

marco rizzo

La testa rasata che come lui stesso ammette «fa un po’ fascista», sperimentata in un campeggio estivo nel lontano 1982 e mai più abbandonata, diventa elemento di discettazione politica quarant’anni dopo, adesso che con alcuni che «fanno un po’ fascista» Marco Rizzo potrebbe costruire nientemeno che una lista comune alle Europee. Lui, che da anni si muove come una sorta di custode ultimo dell’ortodossia comunista, non si sottrae al parallelo politico-tricologico, anzi lo rilancia. «Se non mi fossi rasato a zero a quest’ora sarei come Bersani, con ciuffetti di capelli giusto sulle tempie e sulla nuca. E io non voglio essere come Bersani, né dal punto di vista politico né da quello estetico».

 

All’appuntamento con l’adunata rossobruna di domenica 26 novembre, che vede la sua Democrazia sovrana e popolare («mia e di Francesco Toscano, lo scriva») nello stesso cantiere di ex missini doc come Gianni Alemanno e Fabio Granata, Rizzo ci arriva con la forza di quell’autocertificata coerenza di fondo che nell’ultimo mezzo secolo l’ha posizionato, a detta sua, sempre dalla parte della sinistra più radicale. Gli dicono e gli diranno che ora sta coi fascisti? Lui risponde coi ricordi della Torino di piombo in cui è cresciuto: «I fascisti mi hanno aspettato tre volte sotto casa. In due di queste sono scappati loro, in una io. Potevo essere morto, eh?».

marco rizzo

 

Torinese, classe ’59, più volte parlamentare, leader della Rifondazione comunista che all’esordio sabaudo superò anche il Pds, Rizzo è talmente fedele al teorema del «nessun nemico a sinistra» da averlo tatuato addosso. Tolti Stalin e forse Pol Pot, forse gli unici marxisti-leninisti a cui riconosce un tasso di radicalità maggiore o comunque uguale al suo, ha descritto come più moderato chiunque, ma proprio chiunque, da Che Guevara a Massimo D’Alema, dal Subcomandante Marcos a Fausto Bertinotti, da Mao-Tse Tung ad Armando Cossutta.

 

«Molti di quelli che facevano il pugno chiuso assieme a me sono finiti coi banchieri, con le multinazionali, con la Nato», scandisce. E quando gli si chiede se un banchiere o la Nato siano peggio di un fascista, lui, che si dice cultore dell’antifascismo militante e coriaceo, dice di «no, peggio la Nato di un fascista perché la Nato è il nuovo fascismo. Io sto dove sono sempre stato, sono gli altri ad aver cambiato idea…».

 

MARCO RIZZO BALLANDO CON LE STELLE

Certo, quando fa così un pochino sembra il protagonista della vecchia barzelletta sul tipo contromano in autostrada, che sentendo la notizia alla radio bofonchia tra sé e sé «altro che un pazzo contromano, ne ho visti almeno venti». Però l’uomo è così, in fondo è rimasto il pugile dilettante che menava le mani alle manifestazioni del movimento studentesco nella Torino che fu e lanciava i cori contro Piero Fassino che stava in prima fila (lui urlava «Fassinooooo!» e i suoi, a mo’ di cantilena, «lungo e cretino!»). Non è che non gli piacciano semplicemente — in ordine sparso — l’America, l’Europa, l’Australia, l’Ucraina di Zelensky, Israele, la Nato, il Pd, la sinistra italiana, il socialismo europeo, il Pse. È tutto questo, certo, ma molto di più.

PIERO FASSINO - ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCO FEDERIGHI

 

«Una cosa riconosco alla Schlein. Ho capito che mia moglie fa l’armocromista. È lei che mi dice sempre che abbino male i colori e come sistemarli… Ma vogliamo parlare del sindacato di Landini? La Flm (Federazione lavoratori metaleccanici, ndr) in Fiat scioperava di mercoledì perché in mezzo alla settimana fermava il ciclo di produzione e arrecava il maggior danno al padrone. Questi è vero che scioperano sempre il venerdì perché così, grazie al fine settimana, aderiscono quelli che altrimenti non avrebbero aderito…». Dà ragione a Salvini? «Salvini e Landini, Schlein e Meloni, tutte facce della stessa medaglia».

 

 

(...)

marco rizzo piero fassino nudo - opera di Javier Scordato 1MARCO RIZZOMARCO RIZZOmarco rizzo

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…