A CHI IL FISCO? A NOI – L’AGENZIA DELLE ENTRATE PERDE UNA PARTE DELLA SUA AUTONOMIA: È L’EFFETTO DI UNA MODIFICA, CONTENUTA NELL’ULTIMO DECRETO CORRETTIVO DELLA DELEGA FISCALE, VOLUTA DAL VICEMINISTRO MELONIANO DELL’ECONOMIA, MAURIZIO LEO: D’ORA IN POI GLI “ATTI DI INDIRIZZO” DEL TESORO NON SERVIRANNO PIÙ SOLTANTO A ORIENTARE LE CIRCOLARI DELL’AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA, MA SARANNO DIRETTAMENTE APPLICABILI – LA MOSSA NASCE DA ALCUNI CASI PRECISI IN CUI MEF ED ENTRATE SI SONO TROVATI SU POSIZIONI DIVERSE E LA LETTURA DELL’AGENZIA SCONTENTAVA QUALCUNO…
Estratto dell’articolo di Chiara Brusini per “il Fatto Quotidiano”
Il fisco perde un pezzo di autonomia. E il viceministro all’Economia delegato per la materia, Maurizio Leo, avrà ancora più agio nell’entrare a gamba tesa sulle attività degli uffici delle Entrate nel campo dell’interpretazione delle norme. Spesso a evidente vantaggio di qualche portatore di interessi.
È l’effetto di una modifica contenuta nell’ultimo decreto correttivo della delega fiscale, in vigore dal 12 agosto. L’articolo 25 prevede che gli atti di indirizzo del ministro o del vice non serviranno più soltanto a orientare le circolari dell’amministrazione finanziaria, ma saranno direttamente applicabili e addirittura “terranno luogo” delle indicazioni dell’Agenzia fino a quando emanerà circolari “conformi”.
“Proseguendo sulla linea di Tremonti hanno ridotto ulteriormente l’autonomia delle agenzie create con la mia riforma”, commenta l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, che nel 1999 firmò il decreto che istituiva Entrate, Dogane e Agenzia del Territorio e del Demanio proprio con l’obiettivo di separare nettamente l’indirizzo politico dalle attività operative. “Continuano ad accumulare poteri in modo autoritario”.
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La mossa, secondo diversi addetti ai lavori, nasce da alcuni casi precisi in cui – lo scorso anno – Mef ed Entrate si sono trovati su posizioni diverse e la lettura dell’Agenzia scontentava qualcuno. Ogni volta Leo è intervenuto per spostare l’ago della bilancia dalla parte del contribuente.
MAURIZIO LEO - GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE
In calce campeggiava la frase “gli uffici dell’amministrazione finanziaria si atterranno ai contenuti del presente atto”. Ma a valle restava necessario che ai funzionari arrivassero istruzioni operative di fonte interna. Di qui la decisione di usare le maniere forti: dopo il decreto correttivo agostano l’Agenzia non può far altro che eseguire in maniera acritica.
La vicenda degli aiuti Covid, uno dei casi di cui sopra, dà l’idea della portata degli interessi in gioco. I contributi a fondo perduto varati nel 2020 erano stati esclusi dall’imponibile, ma la norma non chiariva espressamente l’effetto sulle perdite fiscali riportabili. Molte imprese che avevano chiuso in rosso hanno portato in diminuzione il ristoro ricevuto, col risultato che la perdita risultava maggiore e poteva essere impiegata negli anni successivi per ridurre le imposte.
L’Agenzia si è messa di traverso. Inizialmente il Mef, rispondendo a un’allarmata interrogazione della deputata Fdi Mariangela Matera, ha concordato: per consentire di includerli nel calcolo delle perdite sarebbe stato necessario “un intervento normativo correttivo”. Che non è arrivato, anche perché sarebbero servite adeguate coperture.
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Qualcosa di simile è successo sul tema dell’abuso del diritto con Leo che ha frenato le contestazioni rendendo più complesso per le Entrate dimostrarlo. E poi sulla definizione dei crediti d’imposta: a luglio 2025 un altro atto ha stoppato la prassi di contestare come inesistenti invece che non spettanti i crediti per investimenti in Ricerca, sviluppo e innovazione anche quando mancavano solo requisiti tecnici non previsti esplicitamente dalla legge. [...]



