gian marco chiocci giampaolo rossi alfredo mantovano giorgia meloni giovambattista giovanbattista fazzolari tg1

DAGOREPORT- CHE FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI PALAZZO CHIGI, NON SIA PIÙ IL PARTITO MONOLITICO NELLA SUA DEVOZIONE E OBBEDIENZA A GIORGIA MELONI È DIMOSTRATO DALL’ULTIMO SCAZZO NEL POLLAIO RAI TRA CHIOCCI E ROSSI - COL DIRETTORE DEL TG1 CHE SPUTTANA IN PIAZZA, CON APPOSITO COMUNICATO, I SUOI CONTATTI RISERVATI CON LA DUCETTA: ‘’NEI GIORNI SCORSI LA PREMIER MI HA SONDATO INFORMALMENTE PER CAPIRE UNA MIA EVENTUALE, FUTURA, DISPONIBILITÀ NELLA GESTIONE DELLA COMUNICAZIONE” - CON MASSIMO CINISMO E MINIMO RISERBO, CHIOCCI AGGIUNGE: “UNA CHIACCHIERATA, COME TANTE ALTRE IN QUESTI MESI...” - S'AVANZA "FRATELLI SERPENTI", UN PARTITO VITTIMA CRESCENTE DI INTRIGHI DI POTERE, CHE VIVE SCHIZOFRENICAMENTE LA PROPRIA EGEMONIA COME SABOTAGGIO DEL CAMERATA RIVALE - DALLA NOMINA DI FOTI A MINISTRO AL MURO DI IGNAZIO LA RUSSA A PROTEZIONE DI SANTANCHÉ FINO AL SUO ENDORSEMENT PER MAURIZIO LUPI PER IL DOPO-SALA IN BARBA AL MELONIANO FIDANZA, DAGLI SCAZZI CROSETTO-MANTOVANO A LOLLOBRIGIDA “COMMISSARIATO”, DALLA NOMINA DI GIULI ALLO SCONTRO SCHILLACI-GEMMATO. ESSI': A VOLTE IL POTERE LOGORA CHI CE L’HA….

DAGOREPORT

 

giorgia meloni gian marco chiocci

"Cose da serve", sentenzierebbe un umanista ferito nel cuore. "La finestra sul porcile", titolerebbe un moralista indispettito. L'irritazione sorge spontanea rileggendo la scorrettissima smentita architettata da Gian Marco Chiocci per zittire lo scoop de “Il Foglio” sul suo possibile addio dalla direzione del Tg1 per diventare il portavoce di Giorgia Meloni.

 

Scorrettissima perché Chiocci ha sputtanato in piazza, con apposito comunicato, il privato territorio professionale di direttore del primo telegiornale del servizio pubblico, scodellando puntigliosamente i suoi contatti riservati con la premier.

 

giovanbattista fazzolari giorgia meloni - foto lapresse

Sentite un po’: “Di vero c'è solo che nei giorni scorsi la premier mi ha sondato informalmente per capire una mia eventuale, futura, disponibilità nella gestione della comunicazione, affiancando il collega Fabrizio Alfano che segue già tutta la comunicazione di Palazzo Chigi e del Consiglio dei ministri”.

 

Ma non finisce qui: perché il direttore del Tg1 ha aggiunto, buttandola lì, con massimo cinismo e minimo riserbo, altre informazioni riguardo la sua “special relationship” con la Ducetta: “Una chiacchierata, come tante altre in questi mesi, a cui non è seguita assolutamente alcuna decisione da parte mia...”.

 

Se tale sputtanamento dei rapporti stretti e “informali” con la Melonissima puntava ad essere un messaggio rivolto al suo nemico più intimo all’interno della Rai, l’Ad Giampaolo Rossi, e ai massimi esponenti della Fiamma Magica di Palazzo Chigi (da Fazzolari a Mantovano) che hanno sempre nutrito dubbi sulla sua affidabilità, è altrettanto certo che ritrovarsi in un gossip da corridoio telefonico degno di Dagospia, pascolo della maldicenza anti-governativa, non abbia fatto alcun piacere alla suscettibile Statista della Sgarbatella.

 

PALAZZO CHIOGGI - MEME BY EMILIANO CARLI

Aggiungere che un'infrazione così compiaciuta del galateo istituzionale, come quella di Chiocci, non poteva non diventare massimo godimento per le opposizioni.

 

Sandro Ruotolo, responsabile Informazione del Pd-Elly, ha tuonato: “Chiocci ha due strade: smentire categoricamente questa ipotesi oppure dimettersi subito. Nel servizio pubblico i dirigenti apicali non possono mettersi al servizio di una parte”. Stessa linea per Roberto Natale (Avs): “La definizione di “Tele-Meloni” non è più solo uno slogan”.

 

S'avanza così, dopo tre anni di Palazzo Chigi, Fratelli Serpenti, un partito vittima crescente di intrighi di potere, tra colpi bassi di “fuoco amico” e velleità arbitrarie, che vive schizofrenicamente la propria egemonia politica come sabotaggio del camerata rivale.

 

Del resto, dopo la nomina di Tommaso Foti a ministro degli Affari Europei, Giorgia Meloni ha capito che Fratelli d’Italia non sarà più il partito monolitico costruito intorno ai suoi boccoli, che è stato fino alla presa di potere del 2022.

 

Negli anni precedenti, l’unica voce lievemente critica è stata quella del suo ex mentore, il capogabbiano di Colle Oppio Fabio Rampelli, che però non ha mai osato sfidarla apertamente.

 

giampaolo rossi

Quando la Ducetta decise, dicembre 2024, di sostituire l’ex democristiano salentino Fitto, promosso commissario europeo, con l’ex missino piacentino Foti, tra gli ex camerati del Sud scoppiò più di un malcontento.

 

I più irritati, i Fratellini di Puglia e Campania, fecero presente alla premier di non volere uno sfegatato fan del Nord al posto di Fitto, nel ruolo chiave di gestore dei fondi Pnrr e dei fondi di coesione territoriale e le deleghe per il Sud.

 

giorgia meloni ignazio la russa - foto lapresse

Che Fratelli d’Italia non sarà più così granitico nella sua devozione e obbedienza a Giorgia Meloni è dimostrato anche dall’attivismo del co-fondatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa. La seconda carica dello Stato ha fatto muro a chi, all’interno del partito, compresa Meloni, ha provato ad accompagnare informalmente alla porta Daniela Santanché, tallonata da tre procedimenti giudiziari.

 

E quando la Giorgia dei Due Mondi ha indicato in maniera riservata il fedelissimo Fidanza come candidato nel 2027 al Comune di Milano, ‘Gnazio, gran boss della Lombardia, l’ha subito contraddetta facendo un pubblico endorsement per Maurizio Lupi, il leader di “Noi Moderati, in vista del dopo-Sala.

 

GUIDO CROSETTO ALFREDO MANTOVANO

Anche l’altro co-fondatore di FdI, Guido Crosetto, che paga lo scotto di non possedere lo stigma post-missino bensì democristiano, deve guerreggiare su ogni nomina di pertinenza del ministro della Difesa, dalla gestione dell’intelligence al comandante dei carabinieri, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e autorità delegata ai Servizi, Alfredo Mantovano.

 

La rottura matrimoniale di Lollobrigida con Arianna Meloni, plenipotenziaria del partito, non è stata indolore né dal punto di vista emotivo né sul lato politico. Se prima il suo potere decisionale era indiscusso, poi il vispo Lollo ha dovuto ingoiare la nomina del nuovo portavoce, Gennaro Borriello, figura-chiave che concordava le presenze in radio e in tv dei meloniani, sotto la supervisione del gran visir Fazzolari.

 

LA SEPARAZIONE TRA ARIANNA MELONI E FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

Da parte loro, i puri e duri di Serpenti d’Italia non hanno granché digerito la scelta di Arianna Meloni di caldeggiare come ministro della Cultura, post-Sangiuliano, l’ex gabbiano ribelle che fu prese a calci in culo da Rampelli e finì a fondare il gruppo estremista Meridiano Zero, Alessandro Giuli, che è stato subito “commissariato” in ogni mossa da Emanuele Merlino, longa manus di Fazzolari, al Collegio Romano.

 

Ad irritare gli otoliti della prima inquilina di Palazzo Chigi, il recente scazzo che è esploso tra il ministro della Sanità, Orazio Schillaci, un tecnico di area FdI, e l’ex militante del Fronte della Gioventù Marcello Gemmato, il farmacista che ogni anno fa da anfitrione in Puglia alle vacanze della Ducetta, che avrebbe brigato per la nomina di due medici idoli dei no-vax nella commissione vaccini, al punto che il ministro ha minacciato le dimissioni.

 

giorgia meloni tommaso foti - foto lapresse

Ed ora, s'infiamma la lotta di potere tra i due meloni nel pollaio Rai: Gian Marco Chiocci e Giampaolo Rossi, due tipini che non si sopportano nemmeno in fotografia.

 

Il primo dà la colpa del calo degli ascolti del Tg1 non al fatto che il suo notiziario sia "pettinato" secondo i voleri di Tele-Meloni bensì al moscio pre-serale di Pino Insegno (che non voleva) e soprattutto ai “pacchi” in vacanza di Stefano De Martino, sostituiti dal logoro "Techetechetè", mentre i tele-morenti si riversano in massa sul Tg5 per non perdersi nemmeno un minuto de "La ruota della fortuna''.

 

gian marco chiocci (7)

Anche qui, come nei casi di Fitto, Crosetto, Schillaci, entra in ballo lo stigma di Fratelli d’Italia: se Rossi inalbera un puro pedigree da gabbiano di Colle Oppio, come le due figlie di Anna Paratore, l’attuale direttore del Tg1 è solo un giornalista di destra che vanta rapporti ramificati e solidi con i vertici degli apparati di Stato, in primi i Servizi Segreti e Guardia di Finanza, ma nello stesso tempo ha sempre architettato una rete di contatti con la scena del centro-sinistra, Vaticano compreso. 

 

Essì, a volte, il potere logora chi ce l’ha….

CHIAGNI E FOTI - MEME BY EMILIANO CARLI giorgia meloni con cappellino su instagram

 

Ultimi Dagoreport

150corriere

DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PRESENTE SERGIO MATTARELLA, NON SONO PASSATE INOSSERVATE LE ASSENZE ILLUSTRI DELLA POLITICA: DA FRATELLI D’ITALIA (MELONI E MANTOVANO) A FORZA ITALIA (TAJANI) FINO ALLA LEGA (SALVINI) - HANNO INVECE TIMBRATO IL CARTELLINO I SINISTRATI ELLY SCHLEIN, BONELLI & FRATOIANNI FINO AL “GIANNILETTA” DI CAIRO, WALTER VELTRONI - MA LA LATITANZA PIÙ CHIACCHIERATA È STATA QUELLA DELL’EX PLURI-DIRETTORE DEL “CORRIERONE”, PAOLO MIELI, CHE HA GIUSTIFICATO L’ASSENZA CON L’URGENZA DI “UN CONTROLLO MEDICO” A ROMA - FORSE, DALL’ALTO DEL SUO EGO ESPANSO, PAOLINO AVEVA INTUITO IL RUOLO DI MATTATORI CHE KING URBANO (PROPRIETARIO), LUCIANO FONTANA (DIRETTORE DEL ''CORRIERE'') E FERRUCCIO DE BORTOLI (PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CORRIERE) AVREBBERO AVUTO NELL’EVENTO DEI 150 ANNI E LUI NO? AH, SAPERLO... – IN COMPENSO, CONFONDENDO L’EVENTO STORICO CON LA CONVENTION AZIENDALE, CAIRO HA FATTO SFILARE SUL PALCOSCENICO, DAVANTI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, BEN SEI BIG SPENDER PUBBLICITARI CHE FANNO LA GIOIA DEL BILANCIO RCS… - VIDEO

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...