G20, VENTI DI GUERRA - SE OBAMA ANNASPA ALLA RICERCA D’INTROVABILI PUNTI D’APPOGGIO E DI RESISTENZA, È PUTIN CHE DETTA LE REGOLE DEL GIOCO TRA UNA PACE CALDA E LA GUERRA FREDDA

Enzo Bettiza per La Stampa

Dal G20 di San Pietroburgo non è emerso nulla di concreto, o di promettente, di là di qualche tiepida e mimetica stretta di mano fra un enigmatico Vladimir Putin e un titubante Barack Obama.

In realtà il vertice è naufragato in un fiasco secco. Muro contro muro tra Mosca e Washington, con il rischio di un'irreparabile spaccatura della comunità internazionale sul tema dell'ora che è la Siria. Si direbbe che Damasco, nonostante la periferia martoriata dal massacro chimico del 21 agosto, o forse proprio per questo, sia stata quasi abbandonata a se stessa e al suo graduale autodissolvimento.

L'America più che altro dà l'impressione di voler arginare per ora il peggio, non si sa come né quando, in attesa di un'incerta risposta del Congresso alle titubanti proposte interventiste del presidente Obama; nel frattempo la Russia diffonde l'impressione contraria di soffiare disinvoltamente sul fuoco, in attesa di un auspicabile arresto di una situazione protesa sull'orlo del baratro.

Putin, che oggi si presenta sulla scena più come scaltro nipote di Kruscev che come un erede di Gorbaciov, usa paragonarsi al presidente americano con un distacco algido e superbo: «Obama non è stato eletto per essere accondiscendente con i russi e lo stesso vale, a parti invertite, per me: siamo leader nazionali, non amici».

Cioè, di fatto, avversari nelle faide più incandescenti della geopolitica mondiale. Non a caso, alla conclusione del vertice di San Pietroburgo, Putin ha addirittura minacciato undici Paesi, occidentali e occidentalizzanti, metà più uno dei convenuti, esclamando perentorio: «In caso di blitz la Russia aiuterà la Siria». La Siria, quale spartiacque in una rinnovata guerra fredda tra Oriente e Occidente. Una volta, tra Kennedy e Kruscev c'era Berlino; oggi, tra Obama e Putin c'è Damasco.

E' infatti dalla crisi siriana che il principe del Cremlino, da qualche tempo, estrae con la scaltrezza di un consumato pokerista le carte di una politica insidiosamente contrapposta all'Occidente. Sembra favorirne le mosse, il caos, dilagante in quella tormentata regione, preda di guerriglie di fazione e di religione, e oggi per di più esposta al rischio suicida delle armi chimiche.

La guerra avrebbe già causato in Siria 110 mila morti, più di quattro milioni di sfollati interni, e più di due milioni di rifugiati nei Paesi vicini. Il contagio, già serio per gli scontri ad armi convenzionali, ma aggravato dal possibile e reiterato uso di mezzi chimici, rischia di estendersi nella regione producendo conseguenze imprevedibili in altre parti del mondo.

Non a caso la parola d'ordine «prayforpeace» è stata rilanciata, per l'ottava volta in questi giorni, da un Pontefice quanto mai allarmato da una situazione che già mette in seria difficoltà, soprattutto nel Medio Oriente, la convivenza fra religioni ed etnie diverse. Il temuto scontro di civiltà, deprecato a parole da ogni parte, è insomma presente o latente fra alauiti, sunniti, sciiti, cristiani dentro la Siria e intorno alla Siria.

Il truce e spregiudicato Assad, protetto da Putin, si comporta con l'automatismo di un'intelligente mina vagante: non nasconde e già adopera i suoi arsenali tossici, esibisce i suoi intrighi con la Russia e con l'Iran, manifesta il suo atavico disprezzo per le democrazie occidentali. La politica più infigarda, più nichilista, del tanto peggio tanto meglio, sembra attagliarsi benissimo perfino al suo lungo e opaco volto di despota orientale.

Non sappiamo come andrà a finire. Non lo sa Obama che annaspa di qua e di là alla ricerca d'introvabili punti d'appoggio e di resistenza. Non l'Europa, incapace come al solito di esprimere una politica univoca, la quale, pressoché ignorata dalla Germania, sembra affidare ormai agli scatti di una Francia nervosa e permalosa il paravento di una difesa permeabile.

E' Putin colui che sembra conoscere, meglio di tanti altri, forse meglio di tutti, le regole del gioco nel mondo odierno. Il gioco perenne tra una pace calda e la guerra fredda. E' lui, Putin, che sembra cadenzare, meglio di chiunque, il passo alla raccomandazione di Clausewitz per il quale la politica non era altro che la continuazione, con altri mezzi, dello scontro bellico sul campo.

 

G20- PUTIN, OBAMA, DILMA PUTIN OBAMA OBAMA PUTIN SPIONAGGIO MONDIALE putin- obamaBARACK OBAMA E VLADIMIR PUTINPutin e Barack Obama al summit G in Messico Dieci cose che accadono oggi martedi giugno h partb

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....